di ANTONIO SPARANO

NAPOLI. “La democrazia si pratica, non si grida!”, è con questo slogan che nel pomeriggio di ieri si è aperta la conferenza stampa indetta dagli ex-espulsi del M5S.

La settimana scorsa, infatti, i giudici del Tribunale di Napoli, con Sentenza Cautelale, dichiaravano illegittima l’espulsione di 36 attivisti grillini partenopei. Al di là degli aspetti prettamente giuridici (la suddetta sentenza, come dichiarato da uno dei loro difensori, “farà giurisprudenza!”), il fatto ha soprattutto una valenza politica; afferma, infatti, che il movimento di Grillo, a prescindere dalla sua dicitura, è, e resta, un partito politico, e come tale, non può impedire il confronto tra coloro che lo compongo, né, tanto meno, la possibilità del dissenso; ciò, infatti, va contro i principi stessi della nostra Costituzione, e, più in generale, del concetto stesso di democrazia. Questo atto, dunque, segna un punto a favore di tutti coloro che all’interno del Movimento (non solo gli espulsi, ma anche i potenziali tali: vedi il sindaco di Parma, ad esempio!) chiedono più trasparenza nelle decisioni, regole certe, meno direttorio; in altri termini, come ribadito, anche oggi, dai “ribelli” di Napoli: più democrazia! La risposte, di questi giorni, del direttorio e degli esponenti più autorevoli dei 5 Stelle non sono sembrate, però, volgere in questa direzione: a parte la reintegrazione dei 36, tra l’altro temporanea, vista l’attesa della Sentenza di Merito che si attende per l’autunno, Fico e Di Maio, ma non solo loro, hanno fatto capire chiaramente che la (non) struttura del movimento non verrà modificata, in quanto un’azione di questo tipo significherebbe “snaturarlo”. Eppure ci chiediamo, a questo punto, se tale ostinata posizione, per chi si appresta a diventare maggioranza del Paese (i sondaggi sembrano confermare il superamento del M5S nei confronti del PD), sia, dal punto di vista del consenso politico, veramente vantaggiosa: per chi, fino ad oggi, ha sempre predicato la “democrazia diretta” e il principio della trasparenza, non sarebbe, politicamente conveniente, dare all’elettorato una segno tangibile (magari partendo dall’emanazione di un vero statuto!) della sua tanto auto-celebrata diversità rispetto alla cosiddetta “vecchia” politica? In altri termini: non sarebbe meglio, per tutto il M5S, fare di questa sentenza un’opportunità, e sgomberare, così, buona parte dei sospetti di chi vede in esso il prevalere di una struttura verticistica e “autoritaria”?