NAPOLI. In occasione dei 40 anni della legge Basaglia, il libro rivelazione : “Tredici Canti. (12+1)”. L’autrice Anna Marchitelli da “voce” alle anime del manicomio Leonardo Bianchi.

Un’opera che non poteva passare inosservata, sia per la sua profondità ma soprattutto per la sua “veridicità”. Nasce dalla penna sensibile e impeccabile della giornalista partenopea Anna Marchitelli il libro “Tredici Canti. (12+1)”, il racconto crudo ma allo stesso tempo profondo di tredici pazienti dell’ospedale psichiatrico Leonardo Bianchi di Napoli, ossia l’ex manicomio nel quale venivano rinchiuse tutte le menti giudicate dalla società di allora “pazze”. Nel quarantennale della legge Basaglia, che disponeva la chiusura dei manicomi, Anna Marchitelli decide di dar voce a tredici anime, rinchiuse ancora nel “limbo” del Bianchi. L’idea nasce quando, grazie all’ex dirigente del Polo Archivistico Sanitario Anna Sicolo, Marchitelli si avvicina all’archivio del Bianchi per scopi giornalistici. La Sicolo, all’epoca del suo ruolo, rende disponibile la documentazione dell’ex manicomio a chiunque abbia la volontà di studiarla: giornalisti, scrittori, studenti, tesisti. Nel momento però che la Sicolo smette di essere la dirigente, il Polo Archivistico ritorna inaccessibile e le cartelle cliniche “risprofondano” nel loro oblio. L’autrice di “Tredici canti” non ci sta, dal suo animo sente l’obbligo di dar voce a quei poveri disperati, di farli rivivere attraverso le pagine del suo libro e rendere finalmente giustizia al loro grido di dolore, di fronte ad una società ignorante che li ha esclusi e ghettizzati. Da qui le struggenti “autobiografie”, infatti Marchitelli non descrive, ma da la possibilità a queste persone di raccontare la loro verità. Tra i personaggi troviamo il matematico Cacciopoli, l’anarchica Clotilde Peani e addirittura Luigi Martinotti giudicato pazzo per le sue teorie: a lui va il merito di essere il padre de “la particella di Dio”, ma ai primi novecento “certe idee” erano da “manicomio”. Per l’autrice, loro sono “coloro che ebbero i guizzi di genio che mal conciliavano la genialità con il malessere di vivere”. Tra i drammi del Bianchi, purtroppo, non poteva mancare quelli delle donne, che purtroppo non sono troppo lontani da quelli che accadono oggi. La violenza, il tradimento, l’emarginazione. L’autrice spiega: ” La donna in epoca passata, forse non così tanto, veniva privata di quello che voleva essere”. Dopo aver studiato tante cartelle cliniche, e tanti casi di persone che venivano “emarginate” solo perché disperatamente desiderose di realizzare un sogno, l’autrice deduce una grande verità: “La patologia nasce quando all’ individuo, viene impedito di essere ciò che è”. In merito alla stesura dell’opera, Anna Marchitelli commenta: “Mi è sembrato naturale identificarmi in queste anime, farle parlare in una condizione di post mortem. In questo libro, finalmente, possono rivedere la loro vita con un sentimento di autocoscienza”. Continua: “Dietro queste storie scorre la Storia, con la “esse” maiuscola, parliamo dalle guerre mondiali fino agli anni ’40.” Conclude: ” Ho dato luce dove c’era il buio, quello dell’ignoranza, del pregiudizio, della medicina, della storia”. Il successo del libro è nazionale, infatti l’autrice è impegnata in tutta Italia con le presentazioni, non ultimo ieri a Roma nel centro diurno di salute mentale “San Paolo”. Questa sera, sempre nella città capitolina, Marchitelli sarà nella libreria Claudiana di via Marianna Dionigi, con la partecipazione di Christine dal Bon ed Ettore Nigro. Il 3 dicembre l’autrice, insieme ad Alberta Basaglia (figlia di Franco), presenzierà al “Festival Profumo di carta” a Isola Vicentina, per il 40esimo anniversario dalla promulgazione della legge. La data napoletana, invece attesissima, è il 10 gennaio in occasione della rassegna “Poetè” all’hotel Chiaja de Charme.