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Diego De Silva al Nuovo Teatro Sanità, in Divorziare con stile

9 novembre, 2017 | by La Redazione
Diego De Silva al Nuovo Teatro Sanità, in Divorziare con stile
Cultura e Spettacoli
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di Emilia Ferrara

NAPOLI. Esilarante serata, ieri, 8 novembre, presso il Nuovo Teatro Sanità (NTS) nella chiesa, del ‘700, dell’Immacolata di Via S. Vincenzo, 1. In cartellone “Divorziare con stile” dello scrittore Diego De Silva.

Un vero e proprio spettacolo dal ritmo jazz, il reading è stato accompagnato da Stefano Giuliano (sassofono), Aldo Vigorito (contrabbasso).

Diego De Silva torna al Nuovo Teatro Sanità, con uno dei suoi personaggi più famosi, Vincenzo Malinconico. Un avvocato che spara battute a mitraglia e ci costringe a pensare ridendo. Per questo lo seguiamo ovunque senza stancarci mai: mentre pontifica sotto la doccia o mentre esercita (si fa per dire) la professione di avvocato nel suo loft Ikea. Fino al ristorante dove incontra Veronica Starace Tarallo, bella da stordire e per nulla disposta a darla vinta al marito nella causa di separazione. E siamo con lui anche quando esce dalle battaglie sconfitto ma fedele a se stesso: quasi geniale, quasi risolto, quasi felice. Un uomo a cui manca sempre tanto cosí.

Mentre vive, Vincenzo Malinconico cerca di capire come la pensa. Per questo discetta su tutto, benché nessuno lo preghi di farlo. Abilissimo nell’analizzare i problemi ma incapace di affrontarli, dotato di un’intelligenza inutile e di un umorismo autoimmune, si abbandona alla divagazione filosofica illuminandoci nell’attimo in cui ci fa saltare sulla sedia dal ridere. Malinconico, insomma, è la sua voce, che riduce ogni avventura a un racconto infinito, ricco di battute fulminanti e di digressioni pretestuose e sublimi. Puri gorgheggi dell’intelletto. Questa volta Vincenzo e la sua voce sono alle prese con due ordini di eventi: il risarcimento del naso di un suo quasi-zio, che in un pomeriggio piovoso è andato a schiantarsi contro la porta a vetri di un tabaccaio; e la causa di separazione di Veronica Starace Tarallo, sensualissima moglie del celebre (al contrario di Malinconico) avvocato Ugo Maria Starace Tarallo, accusata di tradimento virtuale commesso tramite messaggini, che Tarallo (cinico, ricco, spregiudicato e cafone) vorrebbe liquidare con due spiccioli. La Guerra dei Roses tra Veronica e Ugo coinvolgerà Vincenzo (appartenente da anni alla grande famiglia dei divorziati) molto, molto piú del previsto. E una cena con i vecchi compagni di scuola, quasi tutti divorziati, si trasformerà in uno psicodramma collettivo assolutamente esilarante. Perché la vita è fatta anche di separazioni ricorrenti, ma lo stile con cui ci separiamo dalle cose, il modo in cui le lasciamo e riprendiamo a vivere, è – forse – la migliore occasione per capire chi siamo. E non è detto che sia una bella scoperta.

Un luogo che è quasi un’isola all’interno della città, per motivi architettonici, ma anche di natura storico-culturali. Proprio in questo crogiuolo di strade contraddittorie, dove l’arte e la malavita si incrociano ad ogni angolo, incuranti l’una dell’altra, è nato due anni fa il Nuovo Teatro Sanità, un teatro di circa ottanta posti, ricavato all’interno di una chiesa settecentesca con una splendida pavimentazione dell’ottocento, rimasta abbandonata per decenni.

Valore aggiunto è la location. Una Napoli che si riscatta. Il teatro è gestito da un gruppo formato da giovani sotto i trent’anni coadiuvati da un gruppo di professionisti del settore teatrale. Roberto Saviano ha scritto del teatro: “Il Nuovo Teatro Sanità è un’isola di pace creatività e possibilità. Lì dove il talento di questi ragazzi, spesso costretto a frustrarsi a comprimersi dentro le modalità della violenza, diventa interpretazione, maschera, purificazione. Il Nuovo Teatro Sanità è la Sanità: è un luogo che si relaziona al quartiere e da questo viene migliorato. Non sottrae al quartiere giovani per promettere loro una vita migliore, ma dà al quartiere formazione e risorse, pagando ad esempio corsi di teatro e iscrizioni all’università. Il Nuovo Teatro Sanità è la speranza dove ormai tutti credono che non ce ne sia più, anche e soprattutto chi ci vive.”

Diego De Silva è nato a Napoli nel 1964. Presso Einaudi ha pubblicato il romanzo Certi bambini (2001), premio selezione Campiello, da cui è stato tratto il film omonimo diretto dai fratelli Frazzi. Sempre presso Einaudi sono usciti i romanzi La donna di scorta (2001), Voglio guardare (ultima edizione, ET Scrittori 2017), Da un’altra carne (2004 e 2009), Non avevo capito niente (2007 e 2010, Premio Napoli, finalista al premio Strega), Mia suocera beve (2010 e 2012), Sono contrario alle emozioni (2011 e 2013), Mancarsi (2013), il racconto Il covo di Teresa (2013, nella collana digitale dei Quanti) e la pièce Casa chiusa, pubblicata con i testi teatrali di Valeria Parrella e Antonio Pascale nel volume Tre terzi. Nel 2013 Einaudi ha pubblicato la trilogia Arrangiati, Malinconico (che riunisce in un unico volume Non avevo capito niente, Sono contrario alle emozioni, Mia suocera beve), nel 2015 il romanzo Terapia di coppia per amanti (ultima edizione Super ET, 2017) e nel 2017 Divorziare con stile. Suoi racconti sono apparsi nelle antologie Disertori, Crimini, Crimini italiani, Questo terribile intricato mondo. È fra gli autori di Scena padre (Einaudi 2013), Giochi criminali (Einaudi Stile Libero 2014, con Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni e Carlo Lucarelli) e Figuracce (Einaudi Stile Libero, 2014). I suoi libri sono tradotti in Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Olanda, Portogallo e Grecia.

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