NAPOLI. San Giovanni a Teduccio, il 14 dicembre ore 18 – 15 dicembre ore 21 NEST Napoli Est Teatro presenta ASPETTANDO IL TEMPO CHE PASSA  ( e mentre passa nuje ce facimmo viecchie) scritto con i detenuti del carcere minorile di Airola con Giuseppe Gaudino, Adriano Pantaleo, Valentina Minzoni e Salvatore Presutto regia Emanuela Giordano aiuto regia Tania Ciletti nell’ambito del progetto Il palcoscenico della legalità, coordinato da Giulia Minoli una collaborazione Co2 Crisis Opportunity Onlus e l’Associazione Nest – Napoli est Teatro. I ragazzi detenuti che hanno partecipato ai laboratori sono: Mattia, Luigi, Ivan, Carlo, Salvatore, Raffaele, Krezel, Luigi, Luigi, Bruno, Vittorio, Gaetano, Dalibor. Assistenti al progetto Luca Caiazzo, Noemi Caputo, Giulia Agostini Si ringrazia il Teatro di San Carlo per i costumi di scena.

Arriva al Nest il 14 dicembre ore 18 e 15 dicembre ore 21 il testo teatrale nato grazie al percorso di formazione professionale sui mestieri teatrali all’interno del Istituto penitenziario minorile di Airola, in provincia di Benevento, promosso da Co2 Onlus nell’ambito di Il palcoscenico della legalità, progetto innovativo che vede la collaborazione a livello nazionale di teatri, istituti penali per minori, scuole, università e società civile, in cui il teatro diventa strumento di educazione alla legalità. Il percorso di formazione ha coinvolto i detenuti del carcere minorile di Airola. Alcuni di loro, a sedici anni, sono già padri, altri non sanno nè leggere nè scrivere, a scuola non ci sono mai andati e se ci sono andati, sono rimasti nei corridoi, senza mai entrare in aula, senza mai avere rapporti con gli altri compagni. C’è chi è destinato a succedere al padre che è il galera, sono boss in erba, i cosiddetti baby boss che si allenano, anche in carcere, a dimostrare con la violenza che sono loro a comandare.
Lo spettacolo mette in scena una favola per piccoli e per grandi, che ci riguarda tutti, perché parla di infanzia, adolescenza, smarrimento, confusione e voglia di un futuro migliore, per tutti. Si sa, il tempo in carcere passa diversamente, è un tempo sospeso. Non possiamo avere la certezza di quando usciremo, chi ci aspetterà fuori (e se ci aspetterà) cosa faremo della nostra vita (chi ci darà lavoro e fiducia?), eppure non sogniamo altro: uscire, per essere liberi. Ma liberi di fare cosa? Siamo davvero liberi li fuori? Liberi di scegliere? Il tempo raccontato è quello delle “chiacchiere” che abbiamo fatto tra noi, immaginando un ‘altalena che è il nostro tempo presente, sospeso, oscillante , tra umori e desideri, confusioni e certezze.
La speranza, l’innocenza l’abbiamo raccontata come una fata turchina un po’ avvilita, forse neanche lei crede più alle favole, l’accompagna un grillo parlante che è la nostra buona e scomoda coscienza. Il grillo si ostina a fare ragionamenti di buon senso, ma è poco ascoltato. Seduta dall’altro lato dell’altalena c’è la realtà che è sempre più complicata, scivolosa. E’ la realtà di tante, troppe pericolose “tarantelle”, è la realtà dei ragazzi reclusi. Riusciremo a trovare un lieto fine?
Com’è nato Aspettando il tempo che passa: appunti di regia
Aspettando il tempo che passa è nato perché i ragazzi ce l’hanno chiesto: avere come obbiettivo uno spettacolo dava loro un senso che altrimenti non avrebbero trovato. Abbiamo iniziato scrivendo delle parole: possesso, gelosia, sogno. Dalle parole siamo passati al confronto, che è diventato trama, una trama puntellata di incomprensioni, arrabbiature, ma anche di qualche risata. L’altalena, costruita in carcere, è il simbolo di questo equilibrio precario. Su questa altalena, una fata turchina avvilita e un grillo parlante, caparbiamente attaccati a valori e speranze di giustizia, incontrano due ragazzi detenuti. Cosa riusciranno a comunicarsi? (Emanuela Giordano – regista dello spettacolo)

I nostri obiettivi futuri
Nel progetto Palcoscenico della legalità, il teatro diventa strumento di percorsi formativi nelle scuole e nelle carceri minorili. Vogliamo che i giovani detenuti si rendano conto che fare il costumista, il sarto, lo scenografo, il decoratore, l’elettricista di scena, vuol dire partecipare con sapienza ad un progetto collettivo di cui essere fieri. Grazie alla collaborazione del Teatro di San Carlo è stato possibile condividere con loro la gioia di essere accolti e guidati dalla preziosa esperienza delle maestranze del massimo partenopeo. L’obiettivo è quello di costruire una collaborazione programmatica tra Teatro Nest, Laboratori di scenotecnica di Vigliena (Teatro di San Carlo) a San Giovanni a Teduccio. (Giulia Minoli – CO2 Crisis Opportunity Onlus)