NAPOLI. Cinema e psichiatria hanno alcuni punti in comune, entrambe cercano (naturalmente con intenti diversi) di comprendere, descrivere, spiegare e prevedere, seppure nella maniera frammentaria che ci consentono le infinite sfaccettature dell’anima, i sentimenti, i comportamenti, le emozioni e più in generale le vicende umane. Una visione affrontata dallo psichiatra Massimo Lanzaro (autore di altri interessanti volumi) nel suo ultimo lavoro editoriale “Lo schermo e la diagnosi” edito da Mimesis e che è possibile acquistare nella maggiori librerie italiane e sulle piattaforme online.
Secondo l’autore è possibile narrare dei disturbi mentali attraverso il cinema, ovvero esplorare i fenomeni psichici come vengono attualmente concettualizzati dal manuale professionale più accreditato (con approccio nosografico-descrittivo che usa categorie diagnostiche), fino a far corrispondere (con i dovuti caveat) a ogni film una diagnosi. Questa apparente ipersemplificazione si è rivelata in pratica di enorme utilità per la formazione di studenti, psicologi, medici e operatori della salute mentale, per psichiatri già esperti ma alla ricerca di un punto di vista differente, per i familiari di pazienti psichiatrici o semplicemente per i curiosi e gli appassionati della settima arte. Una lettura utile per studenti e operatori della salute mentale, ma anche per quanti amano il cinema e sono abituati ad andare ben oltre ciò che osservano con i soli occhi.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE
Massimo Lanzaro è stato Primario e Lecturer del Royal Free Hospital di Londra. Autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche a livello nazionale e internazionale, è Responsabile del Settore Prevenzione del Dipartimento di Salute Mentale ASL NA 2 Nord.