CASERTA. Sono ben 267 anni dalla posa della prima pietra della Reggia di Casera. Patrimonio dell’Unesco, è il trionfo delle opere borboniche

Spegne oggi 267 candeline la Reggia di Caserta. Era proprio il 20 gennaio del 1752 quando fu posata la “prima pietra”, in occasione del compleanno del re Carlo I di Borbone sovrano del Regno delle due Sicilie. Una maestosa struttura del tardo barocco, è oggi patrimonio dell’Unesco e simbolo della dinastia borbonica. Lì, per opera dell’architetto napoletano Luigi Vanvitelli il Regno delle due Sicilie (compreso il periodo napoleonico) si “esprime” in tutto il suo splendore. Tra gli sfarzosi appartamenti, il teatro, lo scalone d’onore e il meraviglioso parco (secondo solo ai giardini di Versailles), respiriamo tutta la storia, la cultura e l’arte napoletana. Fortemente voluta da Carlo di Borbone, la Reggia trovò il suo compimento quasi un secolo dopo. Infatti neanche il famoso Vanvitelli riuscì a vedere la sua opera più celebre completata. Il tocco di “classe” al progetto originario, fu dato anche dalla regina Carolina, moglie di Ferdinando e sorella di Maria Antonietta, sovrana decapitata durante la rivoluzione francese. La figlia dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, anche se cercò di renderla quando più similare alla residenza della sorella, l’immensa “napoletanità culturale” del coniuge prese sempre il sopravvento, rendendo la struttura più unica che rara. Sono ben 117 scalini quelli che compongono lo scalone d’onore, pura arte scenografica del ‘700 napoletano, e ad accogliere un tempo “grandi ambasciatori” e oggi migliaia di turisti, ci sono ben due leoni di marmo, simbolo della casata. Infatti sono numerosi anche i simboli allegorici presenti, come nella sala del trono, magiche le “sirene” poste nel retro della sedia reale. La presenza delle figure mitologiche, avevano lo scopo di ricordare ai visitatori e soprattutto ai posteri, la magica origine di Napoli. La leggenda narra che fu la morte della sirena Parthenope sulla costa, a dare origine alla meravigliosa e “vulcanica” città. In ogni opera borbonica, i sovrani, vollero inserire sempre un simbolo legato al cuore del regno. Che sia un richiamo ad una leggenda o ad un aneddoto storico, Napoli è sempre presente. La Reggia non rappresenta soltanto una vera e propria ricchezza artistica ed espressione di un’epoca particolarmente vivace, ma è anche uno scrigno di segreti e leggende. Infatti, nelle sue “ricche” stanze reali, si narrano ancora oggi storie di intrighi, inganni e furtivi incontri d’amore. Come l’ambigua amicizia tra la regina e la sua dama “prediletta” Emma Hamilton, le strategie di Acton, gli onori al generale Nelson, fedele alleato dei Borbone contro Napoleone. Oppure le stranezze di Ferdinando, il “re lazzarone”. Si racconta che scambiò con l’Inghilterra dei papiri, ritrovati durante gli scavi archeologici di Pompei, con una coppia di canguri provenienti da una colonia inglese. Il suo ingenuo obiettivo era quello di “popolare” i meravigliosi giardini con la specie esotica, obiettivo fallito per la mancanza di adattamento climatico dei poveri canguri. Percorrendo quei pavimenti marmorei della Reggia, oggi possiamo ancora respirare tutta la mondanità, la storia e perfino i “gossip” settecenteschi dell’epoca.