AMALFI (SA). Due milioni di cristalli per le trifore del Duomo di Amalfi ricamate sulla coda di un abito da sposa dello stilista Gianni Molaro.

Moda, arte e architettura in un unico abito e a realizzare la splendida opera non poteva essere che lui il cavaliere delle spose: Gianni Molaro. Da vero alchimista della moda e dell’arte Molaro ha realizzato un favoloso abito da sposa che è un omaggio non solo alla bellezza della donna che lo ha indossato, ma anche allo splendido Duomo di Amalfi conosciuto come la cattedrale di Sant’Andrea. Ad indossare l’opera d’arte il 15 luglio è stata Arianna, sposa di origine calabrese, che ha coronato il suo sogno d’amore con il neo marito Gianluca. Due milioni di cristalli d’oro, otto ricamatrici e ben sei mesi di lavoro ci sono voluti per realizzare il prezioso abito. Sulla coda del vestito da sposa, dal peso di circa venticinque chili e lunga più di sette metri, interamente realizzate a mano e impreziosite con i cristalli: le trifore del Duomo amalfitano. Lo stilista è riuscito a riprodurre le famose “arcate” sulla coda, rispettando fedelmente il rapporto tra gli spazi della parte strutturale della cattedrale con gli intagli dell’abito. Ha aggiunto poi al bordo, ricami in oro bianco. L’abito dalla linea a sirena sinuosa, presentava un corpetto importante ricamato con cristalli trasparenti e Swarovski “a corazza”, che “sfumava” poi verso il basso con delle linee geometriche dalle forme moderne.

Un esplosione d’arte bizantina a tratti arabeggiante, come del resto è l’essenza della Repubblica marinara più antica del mondo, e l’idea di riprodurla su un abito da sposa non poteva nascere che da Gianni Molaro, lo stilista dei Guinnes. Addirittura sembrerebbe che un abito tanto prezioso non si sia mai visto neanche nelle corti principesche d’Europa.  “E’ un omaggio che ho voluto fare al Duomo di Amalfi che ritengo sia un gioiello dell’architettura della nostra costiera” dichiara Molaro, continua: “la coda dell’abito non rappresenta solo l’amore e la passione che sentiamo per la nostra terra, ma è anche l’espressione della bravura e della manifattura italiana e della nostra artigianalità”. Conclude: “Oltre alla mia creatività c’è anche il lavoro, l’amore e la pazienza delle brave sarte e ricamatrici napoletane”.