sabato 29 Febbraio 2020
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S.Anastasia contro le discriminazioni, spunta il cartello “Juden Hier”

SANT’ANASTASIA. Sant’Anastasia contro le discriminazioni, spunta fuori al cancello dell’Orto Conviviale il cartello “Juden Hier” in segno di solidarietà alla figura di Lidia Beccaria Rolfi, dopo che la stessa scritta è comparsa sulla porta dell’abitazione nella quale ha vissuto, proprio durante “La Giornata della Memoria”.

Parte anche da Sant’Anastasia l’impegno antirazzista che si contrappone alla politica dell’odio ed a stupide e incomprensibili nostalgie “fasciste”. Purtroppo, proprio nei giorni di commemorazione della Shoah, sulla porta dove ha vissuto Lidia Beccaria Rolfi  a Mondovì, è apparsa la scritta “Juden Hier” (Qui c’è un ebreo). Beccaria Rolfi nel 1944 fu deportata nel campo di concentramento nazista di Ravensbruck perchè staffetta partigiana. Naturalmente il gesto non è passato inosservato e tante le iniziative nate per contrapporsi all’antisemitismo, che purtroppo ricorre ancora oggi. Anche a Sant’Anastasia c’è stato chi ha esposto in maniera simbolica il suo “no” ad ogni tipo di discriminazione che sia religioso, razziale o politico. Davanti al cancello dell’Orto Conviale, sede agricola e culturale di tantissime iniziative a sfondo sociale, è stato affisso il cartello “Juden Hier”: siamo tutti ebrei. Perchè per Miriam ed Enzo, cuore e anima dell’Orto Conviviale, l’uguaglianza è alla base della vita dell’essere umano. Naturalmente il gesto non è passato inosservato e in tanti si sono proposti di “imitare” l’iniziativa ed affiggere sulle loro abitazioni “il cartello”,  perchè è bene ricordare che siamo tutti ebrei, mussulmani, cattolici, atei, omosessuali e diversamente abili. Siamo tutti uguali.

Dal post Facebook della pagina “Orto Conviviale”.

“JUDEN HIER, SIAMO TUTTI EBREI”
Oggi abbiamo appeso all’ingresso dell’Orto la scritta che i nazisti apponevano alle porte degli ebrei nel periodo oscuro che partorì la Shoah. L’altro giorno la stessa scritta è comparsa alla porta di Lidia Beccaria Rolfi, sopravvissuta al campo di Ravensbruck dove venivano deportate le donne “inutili” perché disabili, oppositrici politiche, di etnia rom e sinti, lesbiche.
Se pensate che i campi di concentramento siano finiti nel ’45, vi sbagliate di grosso.
Se pensate che l’indifferenza sia l’ apatia degli altri e mai la vostra, avete torto marcio.
E se pensate che questo mondo non possa, ogni giorno, ricadere nel baratro dell’odio più bieco, non avete compreso ciò che accade intorno a voi.
La porta di Lidia Rolfi è quella accanto alla nostra.
Siamo tutti ebrei, siamo tutti gay, siamo tutti diversamente abili, siamo tutti zingari, siamo tutte donne, siamo tutti neri e musulmani.
Siamo tutti diversi. E adesso venite a prenderci. O meglio, più ipocritamente, citofonate pure.”

 

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