Grande debutto ieri sera al piccolo Bellini di “La Classe, ritratto di uno di noi”. Sala piena nonostante le previsioni del tempo avverse, e un altro spettacolo sempre al Bellini, “La classe operaia va in paradiso” con Lino Guanciale.

Il pubblico è catapultato all’interno di un’aula di recitazione, quattordici allievi attori, ventenni, preparano uno spettacolo. In scena ci sono quattordici sedie e un cuscino sul quale va a sedere Eleonora, la ritardataria della classe. Ma ci sono anche penne, borse, cappellini, scarpe, smartphone. Sono dei ventenni che devono allestire uno spettacolo. E da ventenni, incoscienti e irrequieti, si sono dati il difficile compito di ragionare intorno a un evento che tutto sommato non riescono a comprendere: l’attentato compiuto il 22 luglio 2011 da Anders Behring Breivik, il norvegese che quel giorno uccise 77 persone. I ragazzi provano a calarsi nei panni dell’attentatore, studiandone la fisiognomica davanti alle telecamere, cercano di imitarne le movenze, studiano la sua storia e il suo profilo psicologico, cercano di comprendere lo stato d’animo, ma è sempre il “loro” punto di vista.

Lo spettatore si trova a viaggiare lungo vari stati emotivi, dal sorriso per finire a momenti molto forti emotivamente.

Lo spettacolo a cui il pubblico assiste coincide con il percorso stesso di allestimento e con tutto ciò che gravita intorno a ogni cammino artistico: le gioie e le sconfitte, la fatica e la bellezza, il lavoro e il divertimento.

Dalle note dell’autore Francesco Ferrara.

“Nella prima fase Gabriele Russo ha guidato il gruppo di attori in lunghe sessioni di improvvisazione. I ragazzi si immergevano nei momenti che orbitavano intorno all’attentato: la preparazione, l’ultimo abbraccio tra Breivik e sua madre, i tentativi di fuga delle vittime, il processo. Entravano nei personaggi, li reinventavano, li interpretavano e ne uscivano, poi ne discutevano, valutavano l’efficacia del loro lavoro e riconoscevano allo stesso tempo una profonda difficoltà a trovare delle risposte certe.

Io nel frattempo osservavo e prendevo appunti. Quando abbiamo avuto a disposizione abbastanza materiale da farne anche più di uno spettacolo (abbiamo dovuto, infatti, rinunciare con rammarico a gran parte di quei momenti), ci siamo concessi qualche giorno di pausa per tentare di dare forma scritta a una materia in quel momento informe. Autonomamente ho buttato giù una prima stesura che subito abbiamo verificato in scena. C’era, come ci aspettavamo che fosse, ancora qualcosa che non funzionava. Così ho riscritto e modificato secondo le esigenze dello spettacolo, poi verificato ancora e riscritto ancora e così via (mentre Gabriele, dal canto suo, scardinava ulteriormente i significati del testo che via via andava formandosi).

Ed ora eccoci qua. Al di là del risultato artistico che rimettiamo nelle mani del pubblico, alla fine di questo percorso io sono pronto a chiedermi soprattutto una cosa: quanto può essere importante oggi il lavoro di un gruppo (intendendo con gruppo ciò che in effetti dovrebbe essere: più teste che operano insieme, in piena sintonia e in totale libertà creativa)? Non vale forse la pena di provare, almeno provare, a riscoprire la dimensione collettiva del teatro? Non sarebbe questo un atto profondamente politico? Io ho una mia risposta, ma è giusto che a porsi la domanda siano tutti quelli che il teatro lo vivono, da un lato o dall’altro della scena”.

 

La Classe – Ritratto di uno di noi

di Francesco Ferrara

con Andrea Liotti, Arianna Sorrentino, Chiara Celotto, Claudia D’Avanzo, Eleonora Longobardi, Luigi Leone, Luigi Adimari, Manuel Severino, Maria Francesca Duilio, Michele Ferrantino, Rosita Chiodero, Salvatore Cutrì, Salvatore Nicolella, Simone Mazzella

 

regia Gabriele Russo

aiuto regia Salvatore Scotto D’Apollonia

uno spettacolo della Bellini Teatro Factory

produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

Ph Emilia Ferrara