Covone e Marino
Covone e Marino

CICCIANO. Corruzione all’interno dell’amministrazione comunale di Cicciano, arrestati l’assessore Giovanni Marino e la consigliera comunale  Teresa Covone, per tentata concussione e pressioni al comandante della municipale per favorire una ditta “caldeggiata dai due” nella gestione dei servizi cimiteriali.

Una bufera si è abbattuta sulla maggioranza amministrativa ciccianese guidata da Raffaele Arvonio. Tentata concussione con pressioni esercitate verso il comandante della locale polizia municipale, allo scopo di favorire espressamente una ditta individuata e caldeggiata dai due amministratori comunali finiti questa mattina in manette dai carabinieri della compagnia di Nola. L’ordine di arresto, emesso dal gip della procura di Nola, convalidato ai domiciliari è per l’assessore Giovanni Marino, con delega alla Polizia municipale e al  consigliere comunale di maggioranza Teresa Covone, con delega alla Gestione dei servizi cimiteriali in via di predisposizione.

Il blitz questa mattina. I militari della locale stazione, coordinati dalla Compagnia dei carabinieri di Nola, hanno provveduto all’esecuzione della misura cautelare personale emessa dal gip presso il Tribunale di Nola il 22 aprile scorso, a carico di due amministratori del Comune di Cicciano e, precisamente, dell’assessore Giovanni Marino, con delega alla polizia municipale e del consigliere comunale di maggioranza Teresa Covone, con delega alla gestione dei servizi cimiteriali in via di predisposizione.

I delitti contestati – scrive il procuratore aggiunto Maria Antonietta Troncone – sono la turbata libertà degli incanti, il tentativo di concussione ed il tentativo d’induzione indebita a dare o promettere utilità (secondo la nuova formulazione di cui alla legge 190/2012). La vicenda trae origine dalla denuncia sporta dal locale comandante della polizia municipale nonché responsabile dell’ufficio dei servizi cimiteriali, il quale riferiva ai Militari di essere stato avvicinato dall’assessore e dal consigliere affinché l’aggiudicazione del servizio suindicato si concludesse, mediante il ricorso ad una procedura negoziata in luogo della gara con evidenza pubblica, in favore di una ditta in precedenza individuata e caldeggiata dai due. Al fine di raggiungere tale scopo e con l’intento di simulare lo svolgimento di una gara effettiva, l’assessore consegnava al comandante un elenco di cinque ditte compiacenti che avrebbero potuto pretestuosamente presentare la domanda di aggiudicazione, onde dare alla procedura una parvenza di regolarità. L’attività d’indagine prontamente avviata ed, in particolare, quella intercettativa consentiva di porre in luce due ulteriori episodi delittuosi. In particolare, il monitoraggio effettuato nell’ufficio del comandante dei Vigili Urbani permetteva di documentare un’ulteriore richiesta illecita avanzata dal Marino, il quale pretendeva che, per l’acquisto di alcuni arredi urbani per l’ammontare di circa 20mila euro, il comandante dei vigili favorisse un imprenditore a lui legato.

La richiesta, in un’ottica biecamente clientelare, era motivata da queste considerazioni: “ .. però a favorire uno che non lo conosciamo .. favoriamo un amico logicamente ..”, secondo una visione assolutamente distorta della gestione della cosa pubblica. Infine, nello stesso arco temporale, l’atteggiamento collaborativo dimostrato dal responsabile della società già titolare dell’appalto ai servizi cimiteriali comunali determinava l’accertamento di un’ulteriore illecita condotta, qualificata dal gip come tentativo d’induzione a dare o promettere utilità ex artt 56-319 quater c.p.. Detta condotta si è concretata nelle pressioni esercitate ai danni del predetto responsabile, affinché questi assumesse alle sue dipendenze due soggetti legati all’assessore. Gli episodi oggetto di accertamento giudiziario sono purtroppo espressione di un diffuso malcostume e di una malintesa concezione del governo della cosa pubblica, utilizzato senza alcuna remora per fini meramente privatistici e in una prospettiva di scambio di favori. L’esito positivo dell’indagine ha dimostrato come la fiducia riposta nelle istituzioni non solo da parte di chi opera al loro interno e intende contrastare ogni fenomeno illecito, ma anche da parte di un privato che ne subisce le conseguenze produca degli effetti assolutamente positivi, sostanziatisi nel pieno accertamento dei fatti e nell’individuazione dei loro responsabili. L’operazione odierna, scaturita da un’azione tempestiva ed efficace svolta dai carabinieri e dal fattivo coordinamento della polizia giudiziaria con questa Procura, segna un ulteriore traguardo nel contrasto ad ogni forma d’illegalità, anche di natura politico-affaristica.