luca silvestri
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“Una mano dal cielo”: l’atteso debutto teatrale di Luca Silvestri

Camposano- E’ alle porta l’atteso debutto a teatro del giovane attore napoletano Luca Silvesti, cofondatore della compagnia teatrale “I Filodrammatici”. A marzo, infatti, andrà in scena la sua commedia “Una mano dal cielo”,  una storia che coinvolgerà sicuramente il pubblico in sala perché, quando si rappresenta con ironia e bravura la realtà quotidiana, non si può non avere largo consenso e forte attenzione dai giovani che si rispecchieranno senz’altro nei discorsi e nei pensieri dei protagonisti.

Luca, attraverso una breve intervista, ci svela in anteprima alcuni simpatici dettagli e situazioni della sua commedia teatrale dal titolo un po’ particolare.

Ed è proprio dal titolo che vogliamo partire con l’intervista. “Una mano dal cielo” perché questo nome?

«Una mano dal cielo perché, durante la commedia, ci sarà proprio un’interazione con Dio, infatti, si presenterà all’uomo cercando di dargli alcune spiegazioni. Il protagonista della commedia, Antonio, non vuole avere figli e cerca in tutti i modi di non avere legami, quindi non vuole crearsi una famiglia per non avere troppe responsabilità e perdere le sue abitudini. Interviene così Dio mostrando ad Antonio la bellezza che si cela dietro il crearsi una famiglia: il sentirsi amati, l’atmosfera che si respira nel periodo natalizio, l’esserci a prescindere dagli alti e bassi… insomma avere  un punto fermo nella vita, anche una valvola di sfogo alle volte. Antonio invece è convinto che l’unica valvola di sfogo sia solo ed unicamente se stesso».

 

Quindi nel protagonista c’è un rifiuto totale del concetto di famiglia?

 «No, Antonio non ripudia la famiglia ma non è abituato ad esternare le sue fragilità perché è così caratterialmente».

 

Ha mai vissuto un’esperienza che l’ ha indotto a dire: “ho avuto una mano dal cielo?

«Succede ogni giorno fortunatamente, anche le mie intuizioni nel fare o non fare qualcosa credo vadano considerate una sorta di mano dal cielo. I miei presentimenti li equiparo a messaggi di Dio, sia da quando ho iniziato a fare lo spettacolo sia quando ho creato questo testo perché non sapevo ancora cosa fare, infatti, debuttiamo a marzo e  non, come al solito, nel mese di dicembre».

 

Quali sono, secondo lei, gli aspetti belli e quelli meno belli all’interno di una famiglia?

«L’aspetto bello è che loro ci sono sempre, quello meno bello è che i familiari ci sono troppo!Si deve cercare di trovare un equilibrio».

 

Qual è la cosa fondamentale da insegnare al proprio figlio affinchè, da grande, sia un uomo maturo?

 «Semplicemente fargli prendere coscienza della bellezza della vita e insegnargli a trovare sempre un lato positivo nelle cose. Anche se le difficoltà e i problemi sono dietro l’ angolo si può trovare sempre un lato positivo e non bisogna seguire la strada più semplice perché spesso è sempre quella sbagliata».

 

Come mai questa trama? Si è ispirato ad una storia vera?

«Certo, la storia che racconto è un classico, realtà quotidiana, ognuno di noi ci è passato e si rispecchia nel protagonista. La commedia lancia infiniti messaggi e ci saranno tante ripercussioni sulle coppie. E’ meraviglioso quando il pubblico si rivede in ciò che fai. Credo davvero che molte persone guardando la commedia potranno capire aspetti che fin ora hanno totalmente ignorato».