Una speranza per i bambini siriani dall’associazione “Diamo una mano”

OTTAVIANO. Arriva alla sua 19esima spedizione umanitaria l’associazione “Diamo una mano”, che è riuscita a donare complessivamente ben 34 tonnellate di farina sfamando un intero villaggio vicino Aleppo.

Un raggio di speranza, una mano amica che arriva dalle pendici del Vesuvio fino in Siria, terra martoriata e stremata dalla guerra. E’ l’associazione “Diamo una mano”, con sede ad Ottaviano, che in questi giorni ha realizzato la sua 19esima spedizione umanitaria in Siria, in un villaggio vicino Aleppo. Nel complessivo delle diciannove spedizioni, grazie a tutte le donazioni effettuate all’associazione, è stato possibile far arrivare in questo villaggio affamato e pieno di bambini senza genitori e sotto continui bombardamenti ben trentaquattro tonnellate di farina sfamando così tantissime persone, soprattutto bambini orfani di guerra.

Una missione, ci racconta Emanuele il presidente di “Diamo una mano”, che a causa della guerra è costretto a gestire dalla provincia di Napoli. Grazie al lavoro disinteressato, profuso da lui e i soci, sono riusciti a raccogliere tanto e naturalmente spiega che le entrate e le uscite sono continuamente “monitorate e controllate”, “gestite con onestà”. E’ proprio per la chiarezza di comunicazione che l’associazione intrattiene con i donatori, come ci spiega Emanuele, che nel tempo è riuscito ad instaurare un rapporto di grande fiducia. “Noi stiamo aiutando un villaggio vicino Aleppo, un posto continuamente bombardato” ci racconta il presidente e continua: “siamo contro la guerra in Siria, contro questa idiozia dell’essere umano di risolvere il problema con i bombardamenti a tappeto. Ci saranno anche i ribelli nella regione, ma c’è anche tanta povera gente, tanti bambini che non hanno nessuna colpa.” E poi racconta la storia della piccola Fatima, una bambina uccisa durante un bombardamento. La sua ultima foto è questa, scattata il 2 agosto scorso,

Fatima ringrazia l’associazione e i donatori con un sorriso meraviglioso, quel sorriso che l’umanità spietata ha spento. E noi siamo d’accordo con Emanuele quando dice,  con enorme tristezza: “Fatima non aveva nessuna colpa”.