Somma Vesuviana. È venuto a mancare all’età di 86 anni Ciro Paolo Calcagno, decano dei barbieri e coiffeur di Somma Vesuviana.
Inizia proprio con Ciro Paolo la storia di amore e passione della famiglia
Calcagno per l’arte della barberia e della cura dei capelli. Il capostipite Ciro, dopo la scuola elementare, a soli dieci anni, va a “bottega” dal maestro di allora, Massimino Scognamiglio, in via Gramsci a Somma Vesuviana dove rimane per sette anni. All’età di diciotto anni sente la necessità di nuove esperienze e lavora per alcuni mesi a Napoli; mesi duri e difficili che lo fanno ritornare, sfiduciato, a Somma Vesuviana. E’ a Somma che, casualmente, incontra il “maestro dei maestri”, Alfonso
Bianco che gli propone di lavorare nel suo salone in via Roma e si accorda con lui per iniziare una collaborazione che durerà due anni.
Infatti, nel giovane Ciro, c’è sempre il desiderio di nuove sfide per cui ritenta il sogno napoletano. Questa volta l’esperienza napoletana dura solo una settimana perché il maestro Alfonso Bianco si avvale della collaborazione della fidanzata di Ciro, divenuta poi sua moglie, per convincerlo a ritornare. L’amore vince su tutto e Ciro ritorna dal
“maestro” e questa volta rimane con lui fino al 1967, anno della morte di Alfonso Bianco. Ciro gestisce il locale fino al 1985.
Successivamente ha lavorato per tanti altri anni, servendo persone illustri di Somma Vesuviana (sindaci, medici, uomini di cultura) nel suo salone fino alla veneranda età di ottant’anni, portando fino all’ultimo giorno la stessa passione che lo ha contraddistinto sin da bambino.
“Onesto, discreto è instancabile lavoratore”, lo ricordano gli amici Enrico
e Nunzia Allocca, “Amico di tutti, con il suo sguardo caldo e gli occhi attenti e limpidi. Ha spesso parlato e confortato con discrezione ed affetto entrando nei cuori di tutti. Cattolico praticante, credente, si è fidato di Dio nei momenti tristi della sua vita lasciando passare la luce in quelle ferite profonde. I figli e tutti coloro che l’hanno conosciuto ringraziano Dio per avercelo donato”.




