domenica 5 Aprile 2020
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Carabiniere ucciso, in carcere i due statunitensi: trovata l’arma del delitto

ROMA. Carabiniere ucciso, i due statunitensi portati a Regina Coeli. Trovata l’arma delitto, era nascosta dietro un pannello a sospensione del soffitto.

I carabinieri del Comando Provinciale di Roma, nel corso della notte, hanno eseguito un decreto di fermo emesso dalla locale Procura della Repubblica a carico di due 19enni statunitensi per il reato di omicidio aggravato in concorso e tentata estorsione.
L’indagine, iniziata la notte precedente immediatamente dopo l’aggressione mortale ai danni del Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega, è proseguita incessantemente mediante la visione delle immagini di video sorveglianza e testimonianze.  Gli inquirenti del Nucleo Investigativo capitolino hanno individuato i due responsabili dell’efferato delitto all’interno di un albergo romano, già pronti per lasciare il territorio nazionale. Nel corso della perquisizione della camera d’hotel occupata dai due fermati, è stata rinvenuta e sequestrata l’arma del delitto, un coltello di notevoli dimensioni nascosto dietro ad un pannello a sospensione del soffitto. Trovati anche gli indumenti indossati durante la commissione del reato. I due, una volta in caserma, sono stati interrogati dai carabinieri sotto la direzione dei magistrati della Procura della Repubblica di Roma e di fronte a prove schiaccianti hanno confessato. Le indagini hanno consentito di accertare che poco prima dell’omicidio, i due giovani statunitensi hanno sottratto uno zaino ad un cittadino italiano, minacciandolo, nel corso di una telefonata, di non restituirglielo se non dietro il “compenso” di 100 euro ed un grammo di cocaina. Successivamente i carabinieri, contattati dalla vittima che ha denunciato l’accaduto, si sono presentati all’appuntamento per bloccare i malfattori, i quali, nonostante i militari si fossero qualificati come appartenenti all’Arma, non hanno esitato ad ingaggiare una colluttazione, culminata nel tragico ferimento mortale del Vice Brigadiere. I fermati sono stati tradotti presso la casa circondariale di Roma Regina Coeli a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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