Catania. «Mettiti a posto ho ti facciamo saltare in aria cercati un amico». Un messaggio sgrammaticato, ma chiaro perché accompagnato da una bottiglia piena di liquido infiammabile indirizzato a Giuseppe Condorelli, titolare del noto torronificio che ha la sua sede a Belpasso, in provincia di Catania.
Uno degli episodi che emergono
dell’operazione denominata “Sotto scacco” eseguita dai carabinieri che ha disarticolato le famiglie mafiose del catanese al termine di un’indagine coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania avviata nel 2017: 40 gli arresti di cui 10 ai domiciliari e tutti appartenenti alla famiglia mafiosa di Cosa nostra Santapaola-Ercolano.
Alcuni imprenditori di Paternò, importante centro nella parte occidentale della provincia di Catania, collaboravano con i clan mafiosi locali. Gioiellieri, come Angelo Nicotra finito ai domiciliari, vendevano alle cosche lingotti, diamanti, orologi e gioielli senza fatture, quindi favorendo il riciclaggio del denaro; commercianti di prodotti ortofrutticoli, come Salvatore Tortomasi (finito in carcere), dividevano gli utili con la cosca in cambio di una posizione predominante nel mercato, sbaragliando la concorrenza e «risolvendo» facilmente le controversie con i creditori; altri truffavano l’Inps con falsi braccianti agricoli compiacenti. Ma c’è stato anche chi, come l’imprenditore dei torroncini Condorelli, ha respinto e denunciato la tentata estorsione alla sua famosa azienda dolciaria.
«Le indagini hanno consentito di ricostruire gli organigrammi dei gruppi mafiosi stanziati nella provincia etnea, in particolare a Belpasso e a Paternò – sottolinea il comandante dei Carabineri di Catania, il colonnello Rino Coppola (negli anni scorsi alla guida del Gruppo di Castello di Ciaterna, ndr) -. E’ stato accertato un rilevante condizionamento mafioso del tessuto economico locale. Diversi imprenditori favorivano consapevolmente i clan locali».
Non era la prima volta che i mafiosi andavano a”bussare” da Condorelli e già in passato sia Giuseppe (nominato Cavaliere del lavoro nel 2017) che il padre Francesco avevano denunciato i tentativi della mafia di chiedere il pizzo.
Non è la prima volta che mi minacciano. Ma per il bene della Sicilia non possiamo arretrare neanche di un millimetro. Bisogna denunciare”,ha commentato il cavalier Giuseppe Condorelli, “sarei ipocrita a dire che non ho paura. Ho una moglie, dei figli. Ma la paura fa parte delle mie responsabilità di imprenditore perché credo che se vogliamo cambiare l’immagine di questa meravigliosa terra dobbiamo avere il coraggio di cambiare noi stessi. Non si può arretrare sull’onestà, questo mi ha insegnato mio padre”.





