martedì 23 Luglio 2024
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Dal 6 al 12 agosto: le date della memoria.

OTTAVIANO – Ricordare per non dimenticare. 6 agosto del 2005, una settimana di inferno, strazio, dolore, pianto e sgomento, e poi il silenzio. A tre anni dallo scoppio della fabbrica di fuochi d’artificio Inop , dove persero la vita tre donne, il ricordo per chi ha perso una madre, una moglie, una figlia e un’amica.


Erano le prime ore del mattino, quando improvvisamente un boato travolse l’intera cittadina. Sirene dei pompieri rimbombavano, carabinieri, vigili e polizia, prestavano soccorso cercando di capire cosa fosse successo. Ma tutto era ormai cancellato. Inutile la corsa in ospedale. Clementina Pascale, 42enne muore sul colpo e le urla dei parenti scolpiscono il dramma, Antonietta Moccia 43 anni, rimane in ospedale a combattere con l’80 per cento di ustioni su tutto il corpo, ustioni che poi in meno di 24 ore si riveleranno letali. E a continuare a combattere con la morte rimane la piccola Annunziata Margherita Rosaria, 27 anni, ma nonostante la sua voglia di vivere, quel 65 per cento di ustioni l’hanno divorata ed ogni speranza è stata vana. Un dramma, una tragedia che sconvolse l’intero paese. Lutto cittadino e poi in migliaia per l’addio alle tre operaie, ai tre angeli che con le fatiche e le gioie di quel lavoro sostenevano le proprie famiglie.
Più tardi le indagini individueranno una scarica elettrostatica come causa dell’esplosione, ed ora quello che rimane è il ricordo del vuoto che le tre donne hanno lasciato, la difficile rassegnazione dei parenti, la rabbia verso una tragedia fatta di fatalità e i giardinetti, di Via San Michele che l’amministrazione Iervolino ha voluto regalare alla loro memoria, dove il verde di un prato rappresenti la speranza di un sorriso cancellato.
Clemetina aveva già tanto sofferto, viveva con i genitori dopo che il marito era andato via, sacrifici per sorreggere la sua famiglia, una donna buona, silenziosa ma con un sorriso che regalava gratuitamente perché intrinseco di bontà. Antonietta invece abitava a pochi metri dalla fabbrica, aveva iniziato a lavorare nonostante il suo primo figlio era piccolo, adorava quel lavoro ed era la più esperta tra le tre, appena 19 anni di esperienza e passione dedicata a quei fuochi, che l’hanno poi ripagata con un’atroce morte. Ed infine c’era lei, Margherita: tre giorni di lacrime, preghiere e continui messaggi di solidarietà ai familiari che hanno visto spegnere con agonia quel filo di speranza per una donna che sognava di diventare grande con i valori e i principi avuti come eredità, sognava un matrimonio da favola ma soprattutto non una morte cosi atroce ed improvvisa che le ha distrutto i sogni e le ha rapito la gioia, la dolcezza, la spensieratezza. Tre donne, tre storie di coraggio e riscatto, tre nomi che difficilmente verranno cancellati dalle memoria degli ottavianesi.

Giovanna Salvati

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