giovedì 3 Dicembre 2020
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Dal ritrovamento della flotta di Kubilai Khan ad un Parco archeologico subacqueo a Takashima (Giappone), spicca un archeologo napoletano

NAPOLI. Eccellenze “sommerse” non è il titolo di un best seller ma la storia di un archeologo napoletano, Daniele Petrella, che ha portato alla luce i resti della flotta di Kubilai Khan, risalenti alla fine del XIII sec.

Laureatosi in lingue e civiltà orientali, presso l’Università degli studi di Napoli l’Orientale, con dottorato di ricerca in archeologia: rapporti tra oriente e occidente, Petrella nel 2006 a sue spese raggiunge il Giappone per collaborare col prof. Kenzo Hayashida, archeologo marino, già attivo in loco. Dopo i ritrovamenti, la missione diventa ufficiale solo nel 2009 a seguito di una lunga serie di vicissitudini burocratiche che il Petrella riesce a superare con determinazione e caparbietà.

Era il 1281, quando Kubilai Khan, l’allora Imperatore della Cina, tentò la seconda invasione del Giappone.

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Un’ armata navale senza precedenti, formata da 4.400 navi e 140.000 uomini, divisa in due flotte provenienti dalla Cina e dalla Corea, partì all’assalto del Giappone, ma a causa di un violento tifone definito dagli stessi Giapponesi “Kamikaze”, vento divino, travolse le navi e li salvò dalla conquista.

Queste navi giacevano nelle acque dell’isola di Takashima, fino a quando Daniele Petrella ed il suo team, le hanno riportate alla luce. Interessanti le fasi di ricerca e di studi che evidenziano navi mercantili di tipo fluviale, non adatte alla navigazione in mare aperto. Dalla ricostruzione dei disegni del Petrella, inoltre, si evince sia la struttura a 3 alberi di cui uno semovibile, sia gli scafi divisi in compartimenti stagni che in Occidente sono stati utilizzati solo 4 secoli dopo, mettendo in evidenza l’avanguardia dell’ingegneria navale cinese di allora.

Inoltre, sono state ritrovate ancore, anfore, armi, armature, elmi e le “teppo”, bombe da lancio realizzate con polvere da sparo e schegge di ferro rinchiuse in un involucro di ceramica che si pensava fossero state inventate in Occidente intorno al XVsec.

Questa importantissima missione ha fatto si che il sito di Takashima diventasse “sito archeologico sommerso, patrimonio culturale nazionale”. Al Team italiano, di cui Daniele Petrella è tra i responsabili, è stata inoltre confermata la collaborazione per continuare le ricerche ed il compito di guidare il comitato per realizzare un progetto di musealizzazione che dovrebbe ispirarsi ai modelli italiani dei parchi archeologici sommersi già esistenti, come quello di Baia (Bacoli Napoli) e di Cala Gadir a Pantelleria (Trapani) al fine di favorire la conservazione e la fruizione dei reperti archeologici.

Inoltre va sottolineato che sin dal 2009 la spedizione ha goduto della preziosa collaborazione della Soprintendenza del Mare della Regione Sicilia, con la partecipazione personale del soprintendente  prof. Sebastiano Tusa.

Attualmente Daniele Petrella è presidente dell’IRIAE (International Research Institute for Archaeology end Ethnology) e sul sito ufficiale dell’ Istituto http://www.iriae.com è possibile visualizzare i risultati delle sue ricerche, i nuovi progetti e, perché no, diventare supporter con una donazione.

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