martedì 21 Settembre 2021
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L’aquilone che sconfisse la tempesta: la storia di Damian Lopez Alfonso, “il ciclista senza braccia”

Chi ha seguito i giochi paralimpici di Tokyo, è rimasto sicuramente sorpreso e ammirato dalle capacità, dalla tenacia e dalla forza di questi atleti. Dei veri e propri esempi di vita, donne e uomini che hanno avuto la forza, la determinazione e il coraggio di affrontare un destino avverso e di sconfiggerlo. Persone che hanno vinto la propria disabilità e abbattuto barriere culturali.

Tra le tante storie che hanno particolarmente colpito, è da approfondire quella del cubano Damian Lopez Alfonso: “il ciclista senza braccia”. La sua storia ha dell’incredibile, e solo grazie alla sua forza di volontà è riuscito a gareggiare per 80 km sotto una pioggia incessante e in mezzo alla nebbia di Shizuoka.

Alfonso a 13 anni era un bambino tanto testardo quanto vivace. Capelli biondi e ricci, occhi verdi e sorriso ampio. Amava gli aquiloni e un giorno ne vide uno bloccato sulle linee elettriche su un edificio a l’Avana. Alfonso provò a prenderlo ma non riusciva ad avvicinarsi abbastanza. Trovò un’asta di metallo e con quella raggiunse l’aquilone. Ci fu un’esplosione e fu folgorato da una scarica elettrica di 13 mila volt. Alfonso rimase in rianimazione per quasi 3 mesi in condizioni critiche subendo l’amputazione delle braccia.

Si salvò per miracolo e quando tornò a casa non perse mai la sua “incoscienza”. Uno dei suoi amici andò a fargli visita su una bicicletta da corsa marrone di fabbricazione cinese. Pochi giorni dopo Alfonso sgattaiolò fuori di casa, girò l’angolo e salì in bicicletta.

Cadde. Risalì in sella. Cadde ancora. Lui e il suo amico provarono a girare il manubrio verso l’alto, in modo che Alfonso potesse usare i suoi avambracci per esercitare pressione per riuscire a controllare la bici. Ci riuscì! Aumentò quindi la velocità ma cadde ancora. Salì e corse di nuovo. Continuava a cadere.

Alfonso quindi decise di voler costruire una bicicletta per sé, “modellandola” proprio come voleva. Imparò cosi a manipolare strumenti e attrezzature necessarie con i suoi monconi.

Ogni fine settimana, un gruppo di adolescenti si riuniva per una corsa amichevole sulle spiagge dell’Avana orientale. Ogni ciclista portava una ragazza sul retro della sua bici, e l’ultimo arrivato doveva comprare il gelato e la soda per il resto del gruppo. Con un tale pegno, i corridori durante la corsa assumevano sempre più rischi facendo cadere spesso le ragazze. Dopo un po’, Alfonso non perse mai un passeggero, e non pagò nemmeno un gelato o una bibita. In poco tempo, tutte le ragazze volevano “gareggiare” solo insieme a lui…

Oggi Alfonso continua a volare come un aquilone, nonostante le tempeste, nonostante il vento contrario. A lui non importa. Se cade continuerà sempre a riprovarci…

 

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