venerdì 4 Dicembre 2020
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“Disabile ed egoista”, la doppia etichetta del cieco alla richiesta di aiuto ai vigili

SANT’ANASTASIA. “Disabile ed egoista”, la doppia etichetta del cieco alla richiesta di aiuto ai vigili. Alla nostra redazione è giunta la seguente lettera, che riportiamo integralmente. Si tratta di una testimonianza riguardo ad un episodio “grave” commesso ai danni di un cittadino disabile. Lui è cieco ma nel “denunciare” l’episodio ci ha messo la faccia con nome e cognome. Episodi di quotidiana sopraffazione verso i più deboli accadono, a Giuseppe Fornaro, autore della lettera, quanto raccontato di seguito si realizza ogni giorno. Giuseppe Fornaro è consigliere provinciale e responsabile locale dell’Associazione Unione Italiana Ciechi (Uici).

 

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“Non è che mi spaventi ancora quando in qualche modo mi fanno notare di essere  diverso,nemmeno  mi illudo più di tanto  quando questa mia condizione di disabilità  viene  sottolineata come “valore aggiunto”o “diversa abilità” e quant’altro questa Società si inventi  quando le circostanze lo impongono. Qualche volta però, commetto  l’errore di credere che almeno sono considerato da – tutti gli altri- un cittadino come quello che paga le tasse per avere un servizio. Il mio dovere di cittadino, come -Tutti gli altri-  credo di farlo, nonostante tutto.

Ieri sera,  puntuale come uno spillone nel taschino della camicia, mentre sto per rientrare a casa  , mi arriva  la solita fitta, una sfida beffarda  che  provoca con arroganza e dice: – vediamo se  riesci a tornare  a casa, e  la prossima volta  pensaci due volte prima di uscire – . Beffa lanciata dal mio  posto di sosta riservata per disabili, destinatomi  da una regolare ordinanza ormai da vent’anni , e da allora, regolarmente  abusato da qualche “diverso da me” che pure pretende di essere considerato persona normale. Stanco  di vent’anni di consapevolezze,  tiro fuori le solite strategie , stanche anch’esse, per raggiungere casa,  a dispetto di tutte le barriere e le soste selvagge ex novo  intervenute in quel momento a  dar forza allo spillone  che già aveva  fatto egregiamente il suo lavoro poc’anzi.

Arrivo a casa, chiamo  il comando dei vigili, e come al solito  dentro di me si spinge con forza una punta di  lieve mortificazione  per essere costretto a chiamare  in mio aiuto, quotidianamente, un servizio di tutela che nonostante i suoi sforzi  non riesce a risolvermi il problema;  mi risponde un piantone  che accoglie  la mia richiesta con  palese disappunto, interpretandola come il frutto  di un’indifferenza  egoistica a danno di quanto di importante  realizza il corpo della polizia urbana di Sant’Anastasia: “I vigili sono impegnati  in cose molto  importanti, ma lei, giustamente, egoisticamente,  non lo vorrà nemmeno sapere”.  Gli chiedo se per caso  mi ha mai conosciuto per potermi giudicare  come persona egoista, oppure sa soltanto che sono disabile e questo gli basta per darmi la  doppia etichetta “disabile ed  egoista”.  Risponde che non mi conosce, quindi forse non sarà vero che io sia egoista, la qual cosa  mi solleva , non c’e’ niente di peggio che rischiare di diventare egoista solo perché ne tocchi una bella quantità tutti i giorni.

Così resto in silenzio per  interminabili minuti,abbracciato  dallo sguardo sconfortato della mia famiglia e con la quale non voglio, egoisticamente,  condividere  questa amarezza ,seppure essa arrivi inevitabilmente di riflesso … purtroppo. Ordino una pizza al domicilio (evitando di andarci di persona  in pizzeria, potrei  al ritorno, ritrovarci parcheggiato  un tir nell’indifferenza di – tutti gli altri – o anche una costruzione abusiva, chissà, e, fingiamo tutti che non sia successo niente di grave.

Nonostante tutto  oggi ho  voluto raccontarla, perché si aiuti a riflettere  sull’importanza  delle Istituzioni  al servizio del cittadino, persino di quello disabile  (pensa un po’), perché le Pubbliche Amministrazioni investano maggiori energie per la formazione dei dipendenti investiti di importanti responsabilità  ed anche perché si pongano le basi per capire che quando un servizio e’ di “tutti”, non e’ di “Tutti gli altri”,e soprattutto non e’ gestibile secondo le proprie arbitrarie convinzioni  verso  i singoli, ma va gestito con atteggiamenti serie seri e competenti sulla scorta di quanto dettano  normative che vanno rispettate prima ancora di chiederne rispetto”.   Giuseppe Fornaro

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