sabato 1 Ottobre 2022
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Festa dell’Unità, 5 proposte per Ri-fare il Pd: assemblea pubblica

POMIGLIANO D’ARCO. Cinque proposte per(RI)- fare il Pd è il titolo dell’assemblea pubblica che si svolgerà venerdì 4 Luglio alle ore 19,00 nel corso della Festa dell’Unità di Pomigliano D’Arco.  Cinque punti: Mai più proposte indecenti; Regole nuove per primarie vere; La politica non è per sempre;  Azzeramento e ricomposizione della Segreteria Provinciale;  Composizione immediata della Segreteria Provinciale.

Un’Assemblea pubblica auto-convocata da  Segretari di sezione, Consiglieri Comunali, militanti e semplici iscritti al Partito Democratico ed aperta a chiunque voglia contribuire e senta il bisogno di un dibattito aperto, fuori dalle liturgie autoreferenziali.  


Un’occasione di confronto, aperto ed orizzontale, per far ripartire il PD che in questi territori ancora stenta a ”cambiare verso”.  All’assise sarà presentato, come base di discussione, il documento ”Cinque PROPOSTE per (RI) – 
FARE il PD” . Cinque proposte articolate di cui il Partito Democratico  ha bisogno per cambiare verso. Si va dalle Regole nuove per primarie vere all’azzeramento e ricomposizione della Segreteria Provinciale, alla composizione 
immediata della Segreteria Provinciale, dalla concezione che la politica non è per sempre all’inammissibilità di determinate proposte. “A Napoli città e provincia – si legge nel testo del documento-  il risultato che ci consegnano le ultime elezioni europee prima e quelle amministrative poi racchiude, in sé, un significato doppio e antitetico, figlio del differente esito scaturito dalle urne. Da un lato la straordinaria vittoria ottenuta dal PD alle elezioni Europee che, a Napoli come nei comuni della provincia, conferma il trend positivo registrato a livello nazionale rispetto alle ultime elezioni politiche del Febbraio 2013: il PD (Napoli e Provincia) ottiene 420.235 preferenze, con una percentuale del 37,27% sul totale dei votanti. In pratica, nonostante una minore partecipazione al voto di 377.121 elettori, il PD è l’unico partito a registrare un incremento di oltre 15 punti percentuali, con 90.619 preferenze in più. Dall’altro lato, la sconfitta tremenda registrata dal partito proprio nel rinnovo delle amministrazioni comunali della provincia di Napoli: su venti comuni chiamati al rinnovo dei propri organi amministrativi, il PD riesce ad ottenere un solo Sindaco, quello del comune di Marigliano, vincendo però al secondo turno e determinando così una situazione di grande difficoltà avendo una maggioranza in consiglio legata alle liste a supporto del candidato dello schieramento avversario. Qualsiasi organizzazione collettiva che sottopone se stessa ed il proprio operato al giudizio elettorale, indipendentemente dal risultato, ha la necessità di analizzare ciò che la pubblica opinione, attraverso il voto, cerca di dirle.  E in fondo cosa sono le elezioni per un Partito se non lo strumento per misurare l’incisività della propria azione politica, la capacità di intercettare istanze, il grado di coesione con le proprie comunità? E a cosa serve l’analisi del voto se non a mettersi in discussione? Questo, probabilmente, spiega ciò che è accaduto all’interno del 
Partito Democratico Napoletano (ed anche Campano) che ad oggi non ha ritenuto necessario avviare tale momento di confronto; contrariamente a quanto fatto dal Partito Democratico Nazionale nell’ultima assemblea del 14 giugno scorso. Evitare l’analisi, dunque, per evitare la discussione.  Ma la discussione è ineluttabile, anima i circoli (ovviamente non virtuali) e i militanti (ovviamente non le tessere inanimate).  E se è vero che non esistono altezze 
senza la base, da militanti sentiamo l’esigenza di chiarire a determinati gruppi dirigenti, spaesati nel cogliere i mutamenti che avvengono oggi nel nostro Paese, cosa ha reso qui il Partito Democratico scollegato dalla realtà e 
differente dal resto del territorio nazionale. Il Partito Democratico a Napoli, oggi, non è certamente un Partito meno personalistico di tanti altri: l’unica differenza è che non ci si aggrega intorno alla figura di un leader riconosciuto, ma intorno a tanti piccoli gruppi di potere che si combattono a suon di tessere.La degenerazione delle logiche correntizie risulta, ad oggi, una mortificazione dei principi di pluralismo che il nostro Partito sposa, ed 
uno dei maggiori fattori di autoreferenzialità e perdita di consenso. Al contempo, la sudditanza a queste logiche perverse ci è costata cara anche in termini di mancati compagni di viaggio: tanti, troppi sono i militanti che ci 
lasciamo alle spalle, stufi del progressivo allontanamento del potere decisionale dai normali luoghi di democrazia e di elaborazione dell’indirizzo politico verso stanze buie e remote. Noi immaginiamo e vogliamo che si realizzi 
anche a Napoli un Partito Democratico diverso, vincente, inclusivo, sociale, progressista, animato da un entusiasmo e da un radicamento ritrovato, capace di mostrare la faccia di una rinnovata classe dirigente e di liberare le migliori 
energie democratiche di cui dispongono questi territori, ad oggi bloccato dall’attuale ceto politico. Un partito che assomigli sempre più a quello raccontato dal nostro Segretario Nazionale, capace di dividersi non sui cognomi ma sulle idee, la cui sintesi contribuisca a creare un’identità comune.  Un partito in cui tale identità possa rappresentare la propensione al futuro, un comune modo di guardare l’orizzonte e non un nostalgico tuffo nel passato, né tantomeno la condivisione di interessi personali. Un partito capace di interpretare i nostri tempi, capace di trasmettere alle donne ed agli uomini che lo rappresentano nelle Istituzioni la consapevolezza che la Politica non è un lavoro a tempo indeterminato, in grado di essere un pungolo per l’accelerazione nell’attuazione di riforme, da sempre promesse e puntualmente disattese nel nostro paese. L’obiettivo che ci spinge a redigere tale documento, quindi, è quello di provare a dare un contributo reale alla costituzione di questo Partito Democratico a Napoli, riportando la comunità democratica dentro un progetto politico che ricostruisca le ragioni dello stare insieme, isolando i personalismi e le percentuali, i conformismi e gli opportunismi, e riconoscendo a tutti i democratici lo stesso valore partecipativo, lo stesso livello di responsabilità politica”.


SEGUE TESTO DOCUMENTO: 
Cinque proposte per ripartire, cinque idee per (ri) fare finalmente il Partito Democratico anche qui: 

1 – Mai più proposte indecenti: 
È evidente che le improponibili alleanze con partiti o liste civiche riferibili al centro-destra, costituite in alcuni comuni chiamati a rinnovare le proprie organizzazioni amministrative lo scorso 25 Maggio, sono state sonoramente bocciate dai nostri elettori. L’esperimento di pseudo larghe intese locali è pienamente fallito a dimostrazione del fatto che, in Politica, non è la somma che fa il totale ma la qualità della proposta e di chi è chiamato a rappresentarla. Il Partito Democratico vince quando dimostra di essere forza propulsiva di cambiamento, attraverso idee innovative, percorsi di partecipazione attiva e laddove riesce a proporre donne e uomini in grado di rappresentare un rinnovamento reale. L’appuntamento elettorale del prossimo anno, dove saremo chiamati a rinnovare il consiglio regionale e tante amministrazioni comunali, ci impone di offrire un messaggio e un impegno limpido e netto e di rivendicare con orgoglio quello che siamo. Insomma, mai più proposte indecenti.

2 – Regole nuove per primarie vere:
Lo strumento delle primarie rappresenta la più alta forma di partecipazione democratica di cui il nostro partito dispone ed è necessario apportare alcuni correttivi per evitare il riproporsi di fenomeni spiacevoli avuti nelle 
esperienze recenti. Partendo dal presupposto che il Partito Democratico rappresenta oggi ampiamente la prima forza politica del Paese e che è necessario tutelarlo da quei saltimbanco locali che sui territori i nostri militanti combattono radicalmente da anni, onde evitare che si infiltrino nelle nostre primarie (falsandone il risultato) nel tentativo di agganciarsi al carro del vincitore, noi chiediamo:
– che i presidenti di seggio regolarmente preposti a presiedere le future primarie dovranno essere fatti ruotare rispetto ai territori, in modo da garantire la massima trasparenza nell’ esercizio del voto. Laddove poi gli organismi di garanzia interna dovessero accertare delle palesi irregolarità nell’ esercizio del voto con contestuale responsabilità del presidente di seggio, chiediamo che lo stesso presidente sia espulso dal Partito Democratico 
e cancellato da qualsiasi anagrafe democratica nazionale;
– una riforma per l’adesione ai circoli da parte degli iscritti. È necessario pensare nuove forme di iscrizione al PD per evitare il fenomeno di iscrizioni “gonfiate” e per far si che il PD sia si un partito contendibile ma non acquistabile. Diverse possono essere le modalità, quali ad esempio la registrazione on-line (laddove questo non sia possibile da parte del richiedente si preveda la possibilità di dare mandato al coordinatore di circolo o a chi democraticamente delegato dal direttivo territoriale di raccogliere la richiesta cartacea e provvedere a renderla efficace completando 
la procedura telematica), ovvero la registrazione secondo la metodologia del Partito Socialista inglese (iscrizione con trattenuta periodica in c/c della quota di tesseramento proporzionale al proprio reddito dichiarato);
– di pubblicare presso le federazioni provinciali e/o presso i siti/profili ufficiali disponibili le anagrafi degli iscritti ai singoli circoli;
– garantire la credibilità e l’immagine del partito: chiunque voglia candidarsi a ricoprire cariche monocratiche nelle liste del Partito Democratico non può aver ricoperto incarichi o semplicemente essere stato iscritto a partiti o liste civiche non riferibili e/o in netta contrapposizione al centro-sinistra negli ultimi tre anni, delegando ai direttivi territoriali (nel rispetto dei principi statutari del PD) la opportunità di poter concedere deroghe specifiche.
Inclusivi sì, ma trasformisti no.

3 – “Non è più percorribile l’idea che la politica è per sempre”: Facciamo nostre le parole del segretario nazionale e chiediamo ai democratici napoletani un gesto di responsabilità e rispetto nei confronti del popolo democratico. È giusto rimettere in discussione il proprio operato chiedendo agli elettori di riconfermare il proprio mandato, ma una volta raggiunto il traguardo del secondo incarico consecutivo in cariche monocratiche, è giusto che il proprio impegno venga rivolto in altri tipi di competizioni elettorali / altre forme di partecipazione politica.

4 – Azzeramento e ricomposizione della Segreteria Provinciale: Il dato elettorale delle amministrative ci pone di fronte ad una sconfitta chiara e netta, rispetto alla quale è necessaria una presa di coscienza e di responsabilità da parte degli organi preposti all’ organizzazione delle “squadre” sui territori. È per questo che riteniamo opportuno l’azzeramento della Segreteria provinciale e la sua immediata ricomposizione in modo autonomo, senza affidarsi a dinamiche perverse già percorse e evidentemente inefficaci.


5 – Composizione immediata della Direzione Provinciale:
È necessario dotarsi di una organizzazione di partito orizzontale e partecipativa, volta a dare centralità alle strutture territoriali e di base. È per questo che proponiamo di ampliare la base della partecipazione e della direzione politica, andando a comporre la Direzione Provinciale, in via del tutto eccezionale e temporanea (dandoci come orizzonte temporale un anno di tempo per avviare un confronto interno sul miglior modo per selezionare la nuova direzione), dai segretari di circolo ad oggi in carica (Città di Napoli, Comuni della Provincia, Circoli Tematici/Lavoro), evitando inutili e improbabili nuove conte interne. Allo stesso tempo chiediamo che venga convocata quanto prima, e comunque non più tardi del 27 Luglio p.v., una assemblea dei coordinatori di circolo di 
Napoli e provincia, che avvii una discussione dovuta e non più rinviabile sui temi poc’anzi descritti. Riteniamo, altresì, non più procrastinabile la sottoscrizione di un’agenda per l’elaborazione e il rilancio della iniziativa politica, capace di rompere il silenzio in cui il Partito è stato risucchiato negli ultimi tempi lasciando così la comunità democratica abbandonata a se stessa e sempre più disorientata.


Ci auguriamo, infine, che tali proposte, così come gli spunti che saranno elaborati attraverso il confronto richiesto, possano costituire l’architrave su cui poggiare la nascita del Partito Democratico a Napoli e in Campania.

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