Con la quarta indagine del capitano Mariani, in uscita il 20 febbraio, lo scrittore oplontino solleva il velo su un giro di politici e clienti altolocati, schiavitù e depistaggi in un noir corale che unisce la potenza della tragedia greca all’attualità di uno scandalo globale
Come i file di Epstein hanno squarciato il velo su reti globali di sfruttamento e coperture istituzionali, così “La Chianca” (Avagliano Editore) – quarto atteso capitolo della serie di Giovanni Taranto dedicata al capitano dei carabinieri Giulio Mariani – immerge il lettore in un vortice di crudeltà e corruzione ai piedi del Vesuvio. In uscita il 20 febbraio 2026, il romanzo si presenta come una tragica sinfonia polifonica dove si intrecciano le voci di chi combatte l’abominio della tratta di esseri umani.
La trama, già di per sé agghiacciante, ruota attorno a un club privato denominato “La farfalla blu”, simbolo di un traffico di donne gestito da camorra e criminalità dell’Est. Donne ridotte a carne da macello (il titolo del libro “la chianca” in napoletano significa “macelleria”), private di ogni dignità, in un sistema che Taranto descrive senza sconti, con la precisione di un cronista e la potenza di un narratore. Il capitano Mariani si troverà ad indagare su questo inferno, mentre deve anche districarsi tra loschi appalti per la depurazione del Golfo e le morti sospette di un politico locale e di sua moglie.
Ciò che colpisce, oltre alla solidità della trama, è il modo in cui la storia viene raccontata: un coro di voci – carabinieri, magistrati, giornalisti, testimoni – che si uniscono in una sorta di tragedia greca moderna ambientata tra Napoli e il Vesuviano. Le diverse lingue, i dialetti, i gerghi tecnici e quelli della strada si fondono in un mosaico narrativo che è al tempo stesso realistico e poetico. Sono voci che sanno essere ironiche, sarcastiche, a volte persino dure, ma che non perdono mai un senso di profonda compassione umana.
Mariani e la sua squadra non sono supereroi, ma uomini che cercano di restare umani di fronte all’orrore, usando persino l’umorismo come scudo per non soccombere. Il loro obiettivo è quello di riportare un barlume di giustizia in un mondo che sembra averla dimenticata.
Un thriller che non è solo intrattenimento, ma un pugno nello stomaco, una denuncia sociale potente e necessaria, che – come le inchieste su Epstein – costringe a guardare in faccia le zone d’ombra del potere e della nostra società.
Giovanni Taranto, scrittore e giornalista, con “La chianca” conferma la sua capacità di coniugare il gusto per il genere poliziesco con una profondità narrativa e civile che lo rende un unicum nel panorama letterario italiano.





