domenica 25 Settembre 2022
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Gli avvocati napoletani in lotta per il piano udienze con il Giudice di pace e la sede di Ischia

di Giuseppe Giorgio

Con le vacanze estive ormai alle spalle, a farsi avanti, a proposito di Tribunali, è ancora una volta la caoticità di una situazione piena di problematiche e difficoltà. E ad emergere da uno scenario pieno di ostacoli, è la situazione che riguarda le udienze presso l’ufficio del giudice di pace di Napoli e quella inerente i Tribunali sulle isole. A evidenziare il problema, anche alla luce della variazione della tabella di marcia delle udienze dinanzi al giudice di pace, sono gli avvocati Giacomo Iacomino, Ilaria Imparato, Eugenio Pappa Monteforte, Sabrina Sifo, Carmine Foreste e Immacolata Troianiello. «La messa in esecuzione della variazione tabellare riguardante lo svolgimento delle udienze presso l’ufficio del giudice di pace di Napoli- hanno detto- procura degli enormi disagi sia alla classe forense, sia ai cancellieri». Per quanto concerne gli avvocati, infatti, anche alla luce dell’attuale crisi economica e dell’impossibilità di ampliare l’organico, la situazione complica non poco il contemporaneo svolgimento delle udienze presso gli altri uffici giudiziari, mentre, relativamente ai cancellieri, causa una evidente difficoltà nell’organizzazione del lavoro dinanzi a un impegno senza continuità capace di investire sia l’attività di supporto ai giudici, sia i contatti con il pubblico. Una situazione, dunque, che ha reso necessaria la richiesta di un’assemblea straordinaria del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati per fronteggiare la questione e discutere sul problema delle sezioni distaccate sulle isole, come ad esempio quella di Ischia, e sul rischio della loro chiusura. «Ci battiamo – hanno ribadito gli avvocati napoletani impegnati sulla questione- per la permanenza delle sezioni distaccate dei Tribunali sulle isole di Ischia, Lipari ed Elba, in quanto, la loro chiusura, oltre a causare enormi difficoltà, metterebbe seriamente a rischio l’accessibilità al servizio giustizia degli abitanti di quei comuni».

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