giovedì 11 Dicembre 2025
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I testimoni della Flotilla per Gaza a Torre Annunziata

L’europarlamentare Annalisa Corrado e il deputato Arturo Scotto raccontano la loro esperienza a bordo della missione che ha mobilitato il mondo

di Simone Miccio*

Sabato 8 novembre, pomeriggio di riflessioni e racconti alla libreria Libertà di Torre Annunziata, per interiorizzare e fare il punto su ciò che è stata l’esperienza della Global Sumud Flotilla – la flotta civile internazionale composta da oltre 40 imbarcazioni salpata con lo scopo di interrompere il blocco navale e consegnare 400 tonnellate di aiuti a Gaza – , cosa ha significato per il popolo palestinese e, ancor più, per le opinioni pubbliche occidentali. Nella libreria torrese, già da diverso tempo sensibile alla causa palestinese e recentemente divenuta spazio libero dall’apartheid israeliana aderendo all’iniziativa BDS (boicottaggio, disinvestimento e sanzioni contro Israele, n.d.r.), sono intervenuti due ospiti d’eccezione: Arturo Scotto e Annalisa Corrado, rispettivamente deputato e europarlamentare del Partito Democratico. Entrambi, lo scorso settembre, si sono imbarcati sulla Flotilla umanitaria per rappresentare l’Italia nella missione internazionale e dare un segnale di opposizione al genocidio di Gaza. Questo è il loro racconto.

L’incontro è moderato dal giornalista di Fanpage Antonio Musella, che si occupa da anni della questione palestinese e che si è numerose volte ivi recato per la sua attività professionale. Comincia a parlare Scotto che racconta come, inizialmente, quando a Ferragosto riceve una chiamata dall’organizzazione umanitaria music for peace, impegnata nell’organizzazione della Flotilla dall’ Italia e che sta cercando di reclutare qualche politico per legittimare e rendere più sicura l’operazione, è titubante: non è certo della serietà dell’iniziativa e dell’importanza di farne parte. Si convince solo alcuni giorni dopo, quando, sollecitato dagli organizzatori, si reca in ispezione al porto di Genova, dove si sta accumulando il cibo e gli aiuti umanitari da inviare a Gaza tramite la Flotilla. Subito è colpito dalla portata e dalla velocità della mobilitazione: “ognuno, dal professionista all’operaio, dallo studente al pensionato si sentiva in dovere di contribuire con qualcosa”. Alla fine, spronato dalla segretaria di partito, Elly Schlein, decisa a esprimere una rappresentanza nella mobilitazione internazionale, decide di accettare e subito si accoda anche l’altro ospite dell’incontro, l’europarlamentare Annalisa Corrado. Impegnata al parlamento di Strasburgo in questioni ecologiche ed umanitarie, afferma di essere stata spinta nell’adesione all’iniziativa da un sentimento: la frustrazione. Membro della delegazione Palestina all’emiciclo di Strasburgo, Corrado racconta dello scoramento provato dopo ogni convegno e riunione sul tema, dopo l’ennesimo incontro con associazioni, che sempre finiscono in un nulla di fatto. Conosciamo bene l’incapacità o, meglio, la mancanza di volontà dell’unione di condannare o sanzionare realmente Israele. “Perché c’è un trattamento diverso con gli ucraini?”, continua a chiedersi, “perché i governi non fanno nulla e scaricano la responsabilità sugli attivisti, sulla società civile?”. Appena sente dell’iniziativa si sente in dovere di partire, di fare qualcosa che sia concreto perché, come afferma, “la democrazia stava morendo a Gaza”.

Si comincia a raccontare dei giorni passati a bordo “Il viaggio procede senza problemi, fino ai due attacchi con droni, uno in Tunisia, l’altro a Creta”. La barca dei parlamentari, la karma, non è stata coinvolta direttamente in nessuno di questi episodi, ma Scotto comunque si interroga su di essi: “Non poteva averli mandati Israele, i droni non hanno autonomia per così grandi distanze. Che siano partiti da basi europee?”, si chiede, mentre dal pubblico, inquietati, si è certi che questa domanda non avrà mai risposta. “Certo è che ci siamo trovati in uno spaventoso scenario di militarizzazione del Mediterraneo mentre accadevano fatti politicamente gravissimi, come la Meloni che ci intimava di scendere dalle imbarcazioni, come se un presidente del consiglio di una democrazia potesse impartire ordini ai parlamentari!”, e quasi finisce col gridarla questa frase Scotto, rivelando la sua eloquenza da politico di vecchio corso, mentre la piccola sala è scrosciante d’applausi d’approvazione.

Si giunge al racconto delle ultime battute di navigazione, le coste di Gaza sono prossime e il sole sta ormai calando, quando i due ricevono una telefonata dal ministro della difesa italiano, Guido Crosetto, (“l’unico dal governo ad essersi comportato degnamente”, ricordano) che li avverte di prepararsi all’imminente abbordo da parte delle autorità israeliane. Subito dopo, le comunicazioni Starlink vengono gemmate e, impediti così i contatti con la terraferma, decidono di continuare la navigazione per tutta la notte, “la cosa più sicura che si poteva fare”. Vengono fermati dall’IDF solo la mattina successiva e subito portati in Israele. Vengono riconosciuti, perquisiti numerose volte, interrogati senza avvocato né ambasciatore (a cui intanto era stato impedito di incontrarli) e umiliati dai soldati per un’intera giornata. “Ci viene chiesto di fare un video per dire che stiamo bene, ma non era affatto così”, racconta Corrado “quando ci hanno chiesto di salire su un minuscolo furgone, ho temuto di stare per essere uccisa”, testimonia. “Eravamo stati formati su come comportarci con i militari, ma il loro terrorismo psicologico funziona, anche se si viene preparati, se lo si conosce. Non ho mai visto un odio così sordo, un sentimento così profondo che non riconosce nell’altro un essere umano”, racconta avvilita, “e tutto da parte di ragazzini di leva. Ci vorranno decenni per istruire una nuova generazione, per rimarginare queste ferite.”

Finalmente, dopo un giorno, il Ministro degli esteri, Antonio Tajani li chiama per comunicarli che sono stati espulsi e che a breve verranno rimpatriati in Italia. Rispetto a giornalisti e attivisti presenti sulle imbarcazioni, i parlamentari sono stati trattati con i guanti: si sprecano le denunce di torture e prevaricazioni, come quelle subite dal giornalista Saverio Tommasi. Vengono portati in aeroporto, ma non prima di essere stati condotti in una caserma dove gli vengono mostrati filmati sul 7 ottobre e gli si chiede perché degli amici di Hamas come loro siano parlamentari. “Inutile è stato ripetergli che al tempo denunciammo la strage del 7 ottobre e che eravamo lì semplicemente per denunciare un altro massacro”.
Scotto è scettico sulla tregua a firma Trump, già violata numerose volte. “Parlare di superiorità dell’Occidente democratico è inaccettabile. La faccia dell’Occidente è stata salvata dai ragazzi che sono andati a protestare in piazza di fronte a dei governi che gli dicevano che il mondo non si può cambiare”, conclude laconicamente.

“Quello che abbiamo subito noi è stato niente in confronto ai bombardamenti di Gaza, alle macerie, alla carestia”, testimonia Corrado “ma credo sia importante raccontarlo perché alla fine ciò che più ricordiamo sono i traumi vissuti personalmente, e se noi siamo stati così terrorizzati non oso pensare a ciò che provino ogni giorno i civili della striscia. Cosa farebbe, divenuto adulto, un bambino palestinese di oggi, senza un lavoro, senza famiglia né prospettive, che non ha mai visto altro che violenza nella sua vita?”. Ed è questa la domanda che, inquieto, continua a risuonare nella mia mente, in quella di tutti forse, mentre rimettiamo mestamente in ordine le sedie e ci prepariamo ad uscire dalla libreria. Per dimenticare. Di nuovo.

*Giovanissimo e già testimone di coscienza: Simone Miccio, studente liceale di Torre Annunziata, racconta con lucidità e coraggio la testimonianza dei parlamentari della Flotilla per Gaza. La sua penna sensibile dà voce a chi denuncia il genocidio e interroga le coscienze di un Occidente in silenzio. Di nuovo. (M.N.)

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