giovedì 12 Febbraio 2026
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Il Liceo Piero Calamandrei di Napoli sul podio: dalle lacrime alla fioritura

Erano le 23:38 del 2 dicembre 2025, quando ho letto la notizia arrivatami in un messaggio whatsapp.

Quando ho appreso di cosa si trattasse, mi sono emozionata: Che meraviglia <3 – ho risposto. Si trattava della classifica di Eduscopio e, a quelle parole riportate nell’articolo condivisomi, non ho pensato subito ai numeri. Non ho pensato al nostro terzo posto tra i licei classici di Napoli, né al sorpasso dell’Umberto, né al primato come Liceo linguistico. Ho pensato immediatamente a una ragazza di quindici anni, seduta in una grande aula del nostro liceo, che tremava. Era il 28 novembre 2022. Presentavamo nella nostra scuola il libro di Luciana Esposito, Nell’inferno della camorra di Ponticelli. Nella nostra aula magna, gremita di ragazzi, c’erano l’autrice, l’allora capo della squadra mobile di Napoli, dott. Alfredo Fabbrocini, gli studenti, noi docenti, il nostro Preside, Prof. Vincenzo Falco. Ad un certo punto, nel corso del dibattito e del confronto, Ida chiese la parola. Aveva solo i suoi quindici anni e piangeva. «Scusate, sto tremando… Perché questo libro, queste parole scritte da Luciana Esposito, mi toccano. Nascere qui a Napoli a volte è un peso. La scorsa settimana siamo scesi in piazza perché ormai qui a Ponticelli si spara fuori le scuole. Ragazzi come me delinquono perché non vedono altra strada. E pensate che in classe, quando abbiamo parlato di questo libro, in tanti hanno detto di voler andare via. Che qui un futuro non lo vedono. lo invece voglio credere in un futuro qui, voglio credere che qui le cose possono cambiare. Nascere a Napoli non è una colpa. Dobbiamo capirlo e combattere». Ida, tra le lacrime che coinvolgevano tutti noi - educatori, adulti, giovani - commuovendoci ma portandoci nello stesso tempo ad un forte proposito di impegno e resistenza, parlava della nostra terra, del nostro futuro, delle nostre vite. Le sue lacrime mettevano un forte sigillo sulla nostra unanime e tacita promessa. Insegno al Liceo Piero Calamandrei dal 2013. Anche io figlia di questa terra, anche io allora giovanissima docente, con speranze forti e un desiderio autentico di cambiamento. Da quella cattedra, a cui ancora oggi, come ogni mio giorno, siedo, ho visto crescere generazioni di ragazzi arrivare con il peso di un quartiere difficile, con sguardi a volte disillusi, con una rabbia silenziosa o una paura che non sapevano nominare. Ma anche con una luce viva negli occhi, quella di chi scommette su se stesso, di chi crede. E li ho visti, anno dopo anno, cambiare postura. Imparare a usare le parole. Imparare a scegliere. Diventare gli uomini e le donne impegnati nella società e artefici del loro stesso destino. Quel giorno del 2022 ero seduta sulle gradinate della nostra aula magna. Poche ore prima avevamo sentito gli elicotteri della polizia sfrecciare sopra la scuola: una maxi operazione che portava a 66 misure cautelari per associazione mafiosa, estorsione, armi. Dentro la scuola, una ragazza che parlava di futuro, in mezzo ad altri mille ragazzi emozionati come lei. Fu allora che pensai che il nostro lavoro fosse tutto lì: tenere aperta una possibilità, una porta, anche quando il contesto sembra chiuderle tutte. Il Calamandrei, per i nostri ragazzi e per tutti noi, non è solo una scuola. È un presidio. Un faro. Una famiglia. Un luogo in cui la legalità non è uno slogan, ma una pratica quotidiana. Un posto sicuro in cui si impara che studiare non serve a scappare, ma a restare. A restare con più strumenti, con più forza, per costruire o per ricostruire… Tre anni dopo quella giornata è arrivata la classifica di Eduscopio. E con essa una fotografia oggettiva di ciò che, dentro queste aule, noi vedevamo crescere lentamente. Il Liceo Calamandrei è oggi terzo tra i licei classici di Napoli, primo tra i linguistici. Non per caso. Non per fortuna. Ma perché quei ragazzi, che ogni giorno, nelle nostre aule, acquisiscono metodo e strumenti, una volta usciti da qui, reggono l’università: sostengono esami, ottengono crediti, tengono il passo. Hanno disciplina, fiducia. Hanno risultati e trovano il loro posto centrale nella società e nel mondo del lavoro. Qualcuno ha detto, e dirà ancora, che sono solo classifiche. Io so che dietro quei numeri ci sono volti precisi: ragazzi entrati “bambini” spaesati e usciti uomini e donne capaci di scegliere e di perseguire con tenacia il proprio percorso e la strada della legalità anche quando questa costa. Dietro quei numeri ci sono pomeriggi di studio, di impegno, ci sono discussioni accese, errori, ripensamenti, cadute e risalite. Scelte e vittorie. Il 3 dicembre 2025, Mario Martinelli, nostro ex studente, esultando alla recente notizia della classifica che ci vede sul podio, ha scritto a chiare lettere, sul suo profilo FB: «Oggi è un bel giorno per essere di Ponticelli! Il Calamandrei, i suoi studenti ed i suoi docenti sono un’oasi, purtroppo, nel deserto. Sono quel seme gettato nel terreno fertile che a lungo andare inizia a fiorire: questo è il tempo della fioritura. E quando su un terreno inizia a fiorire anche un solo fiore, è chiaro che ben presto ne nasceranno tanti altri ed è questo che oggi voglio augurarmi per Ponticelli, che il Calamandrei possa essere motore di un decentramento: il centro città è anche - e soprattutto - qui. L’Eduscopio parla chiaro: il Cala sta crescendo sempre di più e sono convinto che sia destinato a crescere ancora. I dati sono relativi ai miei primi anni di liceo, negli ultimi il Calamandrei ha saputo ancor di più adeguarsi ai tempi e diventare un presidio di eccellenza sul territorio. Tra quelle mura e con quelle persone sono i miei più cari ricordi e vedere un riconoscimento così importante, mi rende fiero di essere figlio di quella scuola e di aver trascorso lì gli anni più belli». Il Calamandrei è realmente un seme. Un seme gettato in un terreno che solo ad un occhio distratto può sembrare sterile. Chi insegna qui sa che non lo è. Sa che la terra è dura, sì, ma fertile. E che quando fiorisce un fiore, altri ancora ne seguiranno. Ponticelli sorge certamente in periferia, ma Ponticelli non è automaticamente una periferia dell’anima, non è una periferia della speranza. No. Questa terra è una fucina di grandi sogni e di grandi progetti. Il centro, a volte, è proprio qui: in una scuola che crede nei valori, che educa alla legalità, alla tenacia, che non rinuncia a nessuno. Un liceo che, senza proclami, forma cittadini prima ancora che studenti eccellenti. Ripenso spesso a Ida, a Federico, mio ex studente, allora carismatico rappresentante del nostro Istituto, oggi giovane promessa del cinema. Penso ai loro successi, a quanto siano cresciuti, a quanto abbiano raggiunto. Penso ai miei alunni, a mia figlia – anche lei studentessa del liceo classico – e a quelle parole di quell’uomo, allora capo della squadra mobile: «Io a Napoli sono tornato per riprendermi il mio sogno, la mia promessa…». Tra i volti rigati di quei ragazzi e di tutti noi, quel 28 novembre del 2022, mi alzai dalle gradinate fredde della nostra aula magna su cui ero stata seduta, incantata per ore; raggiunsi il tavolo dei relatori di quella giornata, strinsi una mano a Luciana ed una al dott. Fabbrocini. «Grazie per quello che fate per noi; lo dico da cittadina prima ancora che da professoressa. Grazie perché ci fate sentire protetti e sulla direzione giusta». Non potrò dimenticare mai quel momento in cui la mia speranza costruì ferme promesse. Dalle lacrime di Ida alla fioritura di Eduscopio: è questa la nostra parabola, scritta un giorno alla volta, dalla cattedra e dai banchi di un liceo che non si arrende mai. Prof.ssa Sandra Castiello

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