giovedì 22 Aprile 2021
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Il Palio: “Un evento che ha radici nella storia”

Di Carmine Mocerino *

La rievocazione storica del Palio a Somma Vesuviana tra i fasti degli angioini e il Magister Nundinarum
Somma Vesuviana, città di antiche tradizioni, si preparerà a vivere un evento magico e suggestivo, nella sua antica piazza e tra i suoi otto rioni storici.
L’evento del Palio che è arrivato all’XXVIII edizione, ha per tema un titolo tratto da una descrizione di Somma, citata nell’opera del 1586 di Scipione Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli, “la bella terra di Somma”.
La città si animerà di tanti giovani uniti in uno spirito di corpo nel condividere valori e tradizioni comuni e nel rendere la propria comunità bella ed attraente attraverso lo spectaculum (che attira l’attenzione) con giochi antichi e con la partecipazione di artisti, oltre alla presenza di tamburini e di sbandieratori in costumi medievali, che seguiranno il corteo storico per i rioni di Somma Vesuviana, che quest’anno verterà sul tema della Somma angioina con il Magister Nundinarum.
Sulle radici storiche del “Palio” (drappo donato al vincitore) e sulle ipotetiche competizioni e gare durante i mercati e le fiere, grazie alle ricerche di storici sommesi di spessore, si è risaliti nel tempo, al periodo angioino, i cui sovrani avevano in Somma, proprietà regie, non a caso, Somma vantò nei secoli, una forte tradizione monarchica tra il popolo. I re angioini autorizzarono in molte città e università del Regno di Napoli, i mercati, e di questo periodo un verbo resta tuttora nel dialetto napoletano, accattare, dal francese acheteur.
Nel Medioevo il mercato era un luogo di acquisti, ma anche di incontri e di socializzazione, poiché vi si ritrovavano persone appartenenti a tutti gli strati sociali.
Ricchi e poveri, uomini e donne, giovani e anziani, tutti in cerca di buoni affari, rendevano i mercati medievali posti affollati e vivaci pieni di umanità e gioia di vivere.
Le botteghe in muratura erano poche e quasi sempre situate al pianterreno delle abitazioni private; al posto delle porte, c’erano spesso delle semplici tende, mentre al posto delle vetrine si usavano dei grandi sportelli in legno che venivano alzati di giorno al momento dell’apertura e poi riabbassati alla chiusura. La maggior parte dei mercanti erano ambulanti, che giungevano a Somma, durante le fiere e i mercati autorizzati in alcune festività religiose, che venivano dalle città e dai villaggi limitrofi portando a Somma svariati prodotti.
Da Napoli, il cui porto era il più attivo del Regno, arrivavano varie merci: alimenti, animali da cortile, bovini, capre, pecore, caprini, suini, spezie, stoffe e pellame, ecc.
Durante i mercati, spesso svolti in occasione di alcune importanti festività religiose, era eletto dai nobili feudatari tra i primi cittadini, il Magister Nundinarum (il Maestro della fiera), una sorta anche di arbitro, e solo in alcune Università il Magister era nominato direttamente dal popolo.
Probabilmente già a partire dal XIV secolo a Somma si svolgeva un mercato, autorizzato con diploma regio, poi si aggiunse un’altra fiera presso la Chiesa di Santa Maria del Pozzo con decreto di Giovanna III d’Aragona, il martedì in Albis, alla fine del XV secolo, ma la figura del Magister Nundinarum, continuò a Somma fino al XVII secolo.
Anche a Nola vi era il Magister Nundinarum, un diploma della cancelleria angioina ci ha lasciato la testimonianza di un nobile di nome Felice Fellecchia, “Magister nundinarum que fiunt in predicta civitate, electus per Nolanum palatinum comiteur in Festa S. Paulini”. Registri Angioini fol. 206, diploma del 1423.
Nel medioevo tutti i generi alimentari costavano moltissimo, e solo i nobili, i commercianti e i prelati potevano spesso comprarli ad un prezzo mercanteggiato.
Penso che il “Palo di sapone” detto anche albero della cuccagna, rappresentava per i più poveri una speranza in un miraggio quasi miracoloso nel vedere appesi all’estremità del grosso palo, intorno alla ruota, salumi, polli, agnelli, conigli e formaggi.
I giovani più forti e coraggiosi si cimentavano nel “gioco” di speranza del Palo unto di grasso, più per fame che per competizione come quello sommese di oggi.
Oltre al Palo di sapone, vi erano altri giochi di strada, e non mancavano le rappresentazioni teatrali e i cantastorie delle gesta di dame e cavalieri sul modello dei poeti provenzali giunti a Napoli presso la corte angioina, il gioco degli scacchi e dei dadi (Ludus Tabularum) praticato nelle piazze durante i mercati.
I nobili erano gli unici che potevano permettersi dei buoni cavalli ed organizzare durante le fiere e le festività religiose delle corse e delle giostre; l’attuale Piazza principale a Somma Vesuviana, campo esistente già a partire dal XIV secolo per la presenza della Chiesa di San Giorgio, poteva forse prestarsi a dei giochi simili a quelli praticati nelle città dell’Italia centro settentrionale nel medioevo, nelle cui gare il cavallo è il protagonista principale con il fantino. Non abbiamo fonti storiche che ci testimoniano giochi equestri nella Somma angioina e aragonese.
Un aspetto poco noto, secondo il mio parere, è la funzione dei giochi durante le fiere nel medioevo e in età moderna, i quali assunsero anche il ruolo di controllo indiretto della società, al fine di distogliere la gente povera da eventuali liti furibonde e da diatribe commerciali tra i mercanti.
Dopo aver analizzato il quadro storico e il ruolo del Magister Nundinarum, l’edizione del Palio di Somma Vesuviana dovrebbe oggi indurre la comunità ad unirsi nel bene comune, in una società che fortunatamente non è divisa più in classi come nel periodo angioino, tutti possono trovare pari diritti associati ovviamente ai doveri civici, in una sorta di rinascita culturale e di progresso civile nell’aiutare ed integrare intorno al Palio soprattutto i più bisognosi.

*Carmine Mocerino, archeologo specializzato in archeologia classica, collaboratore esterno presso gli uffici periferici del MiBAC, ha lavorato in molti contesti italiani dirigendo vari scavi archeologici; da anni vive a Somma Vesuviana dove condivide l’amore per la storia della città alle pendici del Monte Somma-Vesuvio confrontandosi anche con storici locali di spessore.
Foto da allegare all’articolo

Nelle foto

Miniatura raffigurante la regina Giovanna I d’Angiò, dall’opera di Giovanni Boccaccio, De mulieribus claris. Cognac. XV – XVI secolo. BNF (Bibliothèque Nationale de France).

Miniatura raffigurante il gioco degli scacchi, dal Romanzo di Alessandro, 1338-44, Bodleian Library, Oxford (UK).

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