sabato 14 Marzo 2026
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“Il prezzo dell’onestà in un’Italia che non impara dai suoi crolli”

LETTERA APERTA: Il prezzo dell’onestà in un’Italia che non impara dai suoi crolli
​A tutte le Istituzioni della Repubblica, agli organi di stampa e ai cittadini,
​Scrivo queste righe mentre le cronache riportano l’ennesima “strage evitata”: il crollo della passerella sull’Adda, a Lodi. Un investimento milionario finito in acqua ancora prima del collaudo. Per molti è una notizia di cronaca; per me è la conferma di un modus operandi consolidato che denuncio, inascoltato e isolato, dal 2010.
​Da quattordici anni vivo esiliato, sotto scorta, privato della mia libertà e della mia carriera. Il mio “errore”? Aver scardinato un sistema di corruzione e infiltrazioni mafiose nella gestione degli appalti autostradali. Ho portato alla luce una rete di collusione dove la Camorra gestiva milioni di euro di soldi pubblici, restituendo opere scadenti e prive di sicurezza, rese “regolari” solo da certificati falsi scambiati con Rolex, auto di lusso e mazzette.
​Le mie denunce hanno salvato vite, ma lo Stato — quello stesso Stato che ho difeso con il mio coraggio — invece di ringraziarmi, mi ha umiliato e punito.
​Non dimenticherò mai le parole sprezzanti di un alto dirigente di Autostrade per l’Italia dopo il sequestro del cavalcavia di Ferentino sull’A1:
​”In Italia i ponti non crollano e, se dovesse succedere, nessuno crederà a quello…”
​Poi è arrivato il Ponte Morandi. Quarantatré vittime innocenti nate dallo stesso identico schema: assenza di controlli, certificazioni fasulle e un malaffare diffuso chiamato corruzione.
​Oggi mi ritrovo escluso dal mondo del lavoro. “Non lavorerai mai più in nessuna azienda”: questa è stata la promessa che mi è stata fatta e che il sistema ha mantenuto con precisione chirurgica. Sono stato bandito perché sono onesto. Sono stato isolato perché ho bloccato appalti milionari in mano alla criminalità.
​È accettabile che in un Paese civile chi denuncia debba perdere tutto, mentre le ditte colluse continuano a vincere appalti e i ponti continuano a cadere?
​Oggi il cantiere di Lodi è sotto sequestro e si parla di “fatalità”. Ma non c’è nulla di fatale in un sistema che ignora i propri testimoni e premia il silenzio. Io non starò in silenzio, nonostante il prezzo altissimo che sto pagando. Chiedo che le Istituzioni non si limitino ai sequestri dopo i crolli, ma proteggano chi, con le proprie denunce, i crolli cerca di evitarli prima che diventino tragedie.
​L’onestà non può essere una colpa. La denuncia non può essere un suicidio civile.
Ciliberto Gennaro
Testimone di giustizia

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