mercoledì 8 Aprile 2020
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Peppe Barra col successo della “Cantata dei Pastori” racconta il suo teatro

POMPEI. La “Cantata dei pastori” non perde il suo fascino, nonostante gli anni continua ad attrarre spettatori entusiasti grazie anche ad un interprete eccezionale: Peppe Barra, un artista che non ha bisogno di presentazioni, mostro dell’arte teatrale e una delle figure più celebri e amate dai napoletani.  Sin da piccolo si dedica al teatro insieme alla madre Concetta costruendo nel tempo un linguaggio singolare che trova la sua forza e incisività nella straordinaria capacità di divulgare e preservare la grande tradizione culturale napoletana attraverso continue innovazioni e contaminazioni, guadagnandosi un vasto ed eterogeneo pubblico in particolare caratterizzato dalla numerosa presenza di giovani. Tra i suoi innumerevoli successi La Cantata dei pastori anche quest’anno è un evento imperdibile per i napoletani e non solo, che il maestro insieme al noto attore Paolo Memoli porterà nei teatri campani sino alla fine di Gennaio per poi continuare con la tournée in tutto Europa.

Anche quest’anno la  Cantata dei pastori sta riscuotendo un grande successo, ma come la stanno recependo i giovani?

Sempre con molta gioia, con molto entusiasmo, con molto interesse, perché è un gran pezzo di cultura, un momento di cultura napoletana importantissimo. Quest’anno ha avuto anche un bel esordio come opera lirica al teatro Bellini di Catania per cui stiamo andando avanti bene per proteggerla per farla circuitare sempre di più e sempre meglio e sempre più comodamente.

Lei è un grande contaminatore, riesce a conservare ma nel contempo innovare, come ha innovato quest’anno anche sotto il profilo linguistico a partire dall’opera del Perrucci?

Io l’ ho trascritta, riscritta, l’ho un po’ riadattata ma è nello spirito della cantata tutto questo perché è un grande calderone, ha resistito ai secoli proprio perché anno dopo anno si arricchisce si “contamina” per poterla poi farla passare come grande momento di affabulazione, ma soprattutto di grande comunicazione, di divertimento, di emozione, gioia, di grande interesse culturale.

Nel 1984, dieci anni dopo che era stata messa in scena da Roberto De Simone con la Nuova compagnia di canto popolare é andata all’estero varcando i confini dell’Italia e ha avuto successo in Svizzera,  Germania, a Londra, in Portogallo, in Spagna,  l’abbiamo messa in scena oltre  nel periodo natalizio in primavera e in estate, è stata una mia scommessa per capire come sarebbe stata recepita da un altro popolo, da un’altra nazione. La cantata dei pastori ed è stato un trionfo, proprio perchè non è solamente una sacra rappresentazione, ma è anche uno spettacolo.

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A proposito di questo, proprio perché è un evento culturale internazionale state pensando a qualche tipo di traduzione?

La traduzione è fino a un certo punto, perché come le grandi tradizioni teatrali come l’opera di pechino ad esempio non si traduce, il popolo rimane affascinato dal movimento dell’opera…ad esempio per il fatto che in essa è presente la musica. In origine quando è nato nel 1698 dall’abate Perrucci non era presente la musica. Diciamo una trentina d’anni dopo circa  è stata arricchita di una sola canzone, un solo momento musicale, quello di Sant’Alfonso Maria De Liguori….

Quando poi è stata ripresa un po’ da Roberto e poi da me la Cantata si è arricchita di musica, per cui è un linguaggio anche più facile. Ecco perché è stata recepita più facilmente anche all’estero, proprio perché si è arricchita di musiche e canzoni e ha acquisito quindi un linguaggio più immediato. Poi c’è il linguaggio del corpo, la bella lingua musicale napoletana arcaica.

Ha tante componenti per essere un’opera seduttiva…

Lei ha conosciuto Eduardo qual è stato il suo rapporto con questa figura imprescindibile per il teatro del 900?

Non mi sono mai rifatto a Eduardo, ho creato un teatro mio un teatro nuovoche mi appartiene, mio e di mia madre Concetta, poi mia madre ha lavorato anche con Eduardo ma Eduardo aveva un linguaggio a sé. Ha lasciato un intenso patrimonio teatrale di opere ma, io non ho mai voluto “avere niente a che vedere” con Eduardo, non perché io non lo ammirassi, io lo ammiravo e lo ammiro ancora oggi, ma ho preferito usare un linguaggio tutto mio.

E di Giovanni Coffarelli invece, cantore della tradizione sommese, qual è il suo ricordo?

Giovanni è stata una persona alla quale noi ci siamo un po’ rifatti, ci siamo rifatti al suo modo per essere stimolati.

Come Giovanni Coffarelli ben vengano giovani bravi della “scuola di Giovanni Coffarelli” e Giovanni era un nostro amico, grande ammiratore della Compagnia di canto popolare, qualche volta l’abbiamo chiamato per fare concerti con noi.

Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Spero di fare tante belle cose, non dico cosa perché ancora non sono sicuro di quello che farò da grande, però voglio fare delle cose che stimolino anche i giovani renderli partecipi dei miei progetti perché so quanto mi ammirano e mi amano.

Di seguito il calendario dei prossimi eventi:

 

Cantata dei pastori

Venerdì 20 Gennaio alle ore 20:45- Teatro Massimo (Benevento)

Sabato 21 Gennaio 2017 alle ore 21:00 teatro Garibaldi (Anta Maria Capua Vetere- CE)

Venerdì 27 Gennaio 2017 alle ore 20:45 Teatro Magic Vision (Casalnuovo di Napoli -NA)

Sabato 28 Gennaio 20017 alle ore 20:45 Teatro Comunale (Lacedonia- AV)

 

peppe barra a teatro

 

 

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Rosa Auriemmahttps://www.facebook.com/lalingua.langue/?fref=ts
Ha conseguito la laurea triennale in Lettere e Magistrale in Filologia Moderna presso L'università degli studi di Napoli "Federico II" con il massimo dei voti, discutendo una tesi in Storia della lingua italiana su un autore napoletano secentesco. Sin da piccola ha coltivato la passione per la scrittura e il giornalismo. Appassionata di linguistica e dialettologia, per scopi di ricerca ha fondato un blog tematico "La Lingua Langue", corredato da canale youtube al fine di divulgare contenuti multimediali e multiculturali.
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