sabato 8 Agosto 2020
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La residenza psichiatrica di Arzano, “critiche e motivazioni” dello psichiatra di Munzio

Arzano. Lo scorso 23 giugno il Presidente Vincenzo De Luca ha inaugurato ad Arzano una tra le Residenze Psichiatriche pubbliche più grandi in Italia​: “Casa Impresa Benessere” realizzata dall’Asl Napoli 2 Nord.
Sulla struttura riceviamo dallo psichiatra e pubblicista Walter di Munzio una nota che di seguito pubblichiamo.

LE CRITICHE E LE MOTIVAZIONI
di Walter di Munzio
La struttura psichiatrica di Arzano nasce da un lavoro di internalizzazione in una ASL (la Napoli 2 Nord), che aveva esternalizzato, verso il privato, alcune attività di competenza e che ha voluto ripristinare il primato del pubblico su un privato regolamentato da un protocollo generico e che non offriva tutte le necessarie garanzie di tutela dei pazienti ospitati (non richiedeva l’elenco delle prestazioni erogate, ma utilizzava una modalità forfettaria tale da rendere estremamente complesso il controllo di qualità sulle prestazioni effettivamente erogate).
Per quella struttura sono stati addestrati i migliori Tecnici della Riabilitazione reclutati da appositi bandi pubblici o ricevuti per trasferimento da altre ASL della Campania.
Dispiace leggere forti critiche da operatori che conoscono il lavoro fatto.
Il percorso che ha portato all’apertura della struttura è stato condiviso in pieno con la Direzione Strategica Aziendale e con l’Associazione dei familiari presente sul territorio, estremamente attiva.
La struttura è diretta attualmente da una collega, la dr.ssa Cimmino, che offre ampie garanzie di professionalità e di apertura alle pratiche dettate dalla riforma, ed è stata preceduta da un anno di intensa formazione teorico pratica che ha impegnato le migliori professionalità nazionali e oltre in ambito psichiatrico. Intendiamo, tra l’altro attivare una pagina aperta sul sito aziendale con una puntuale rendicontazione del lavoro fatto e della progressione dei piani terapeutici attivati per ogni paziente ospitato (nel rispetto naturalmente rigoroso della Privacy e della riservatezza delle informazioni, dovuta ai nostri pazienti).
E’ frutto infine di un lavoro teorico e pratico sulla riorganizzazione dei servizi psichiatrici condotto dal sottoscritto nei 40 anni di lavoro sul campo e di insegnamento presso la scuola di specializzazione in Psichiatria della Università Vanvitelli di Napoli.
Ora analizziamo alcune delle critiche portate al progetto ed entriamo in qualche valutazione di merito, dovuta per onestà intellettuale.
I 40 posti accreditati sono il numero dei posti letto richiesti dalla ASL presso la regione e mai abbiamo inteso richiedere che tali posti possano essere occupati contemporaneamente nella stessa sede fisica dai nostri utenti. Non sarebbe possibile, lo sappiamo bene e condividiamo profondamente il limite di 20 posti per ogni modulo imposto dalla riforma psichiatrica (inglobata poi nella più generale riforma sanitaria del 1978 – Legge 833).
La nostra ASL passa infatti dai circa 300 pazienti ricoverati in residenzialità psichiatrica di qualche anno fa ai meno di 100 attuali con una previsione di ulteriori forti ridimensionamenti, grazie anche al protocollo operazionale che prevede una fortissima collaborazione/integrazione con il servizio socio-sanitario per la piena utilizzazione dei budget di salute e per l’ampliamento della già ricca rete di strutture sociali attive sul territorio, rete già ampiamente utilizzata dalla ASL Napoli 2.
Sono infine state progettate altre strutture aziendali da aprire nei prossimi mesi che cancelleranno dal panorama delle residenze pubbliche attivate tutte le strutture di privato speculativo (incluse gran parte delle Cliniche private) per arricchire la rete delle strutture del privato sociale.
Quando avremo completato il lavoro avviato potremo dire con orgoglio di aver prodotto un avanzamento reale del dettato riformatore e non una difesa sterile e acritica di una norma ormai superata in alcune sue parti essenziali. E’ cambiato infatti il numero e la dimensione di Aziende Territoriali e quindi il potenziale comunitario della assistenza costretta a virare su una organizzazione di tipo ospedaliero, come ha evidenziato questa crisi epidemica in alcune regioni del nostro Paese. Urge, dunque, una revisione critica e attenta della norma, senza rinunciare ai principi concepiti dalla riforma psichiatrica del 1978.
Alla fine del Progetto di riorganizzazione della nostra ASL potremo mostrare con orgoglio che era possibile avventurarsi nella costruzione di una rete di assistenza pubblica, fortemente connessa con tutte le altre strutture aziendali, a cominciare dal servizio socio sanitario e con una sistematica utilizzazione della rete di strutture, autovincolandosi ad una puntuale rendicontazione pubblica della progressione del lavoro svolto.

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