sabato 16 Gennaio 2021
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“La seconda vita degli ombrelli”, il lavoro delle detenute di Lauro di Nola

LAURO DI NOLA (AV). “La seconda vita degli ombrelli”, progetto avviato lo scorso anno dall’associazione l’Incrocio delle Idee, che è stato trasferito presso la Casa Circondariale di Lauro (AV), ha concluso la sua prima fase.

Un primo ciclo di formazione, a cura delle volontarie del sodalizio stabiese, per la realizzazione da parte delle detenute, di manufatti ricavati dalle tele degli ombrelli non più utilizzabili. Un progetto promosso dunque lo scorso anno osservando, nelle giornate di pioggia e forte vento, la città invasa da ombrelli rotti abbandonati per strada.
Uno spettacolo deprimente che imbruttisce la città e crea anche pericoli con gli ombrelli che sono violentemente spostati dal vento. L’associazione ha invitato dunque i cittadini a non abbandonare l’ombrello per strada, di portarlo all’associazione dove gli è stato dato in omaggio una shopper realizzata, dopo un accurato lavaggio, da unaltr’ombrello distrutto dal vento. Progetto che ha registrato consensi sia per l’originalità sia per gli obiettivi che intendeva e intende perseguire, ovvero la cura dell’ambiente e il riciclo.
Un progetto che ha cambiato direzione, conservando gli stessi obiettivi e che prevede che le tele degli ombrelli distrutti saranno consegnate alla Casa Circondariale di Lauro (AV) per essere lavorare.  Le detenute di detta struttura realizzeranno, formate appunto, dalle volontarie dell’associazione l’Incrocio delle Idee, shopper, grembiulini per bambini, mantelline parapioggia e impermeabili per cani. Per la raccolta e il recupero degli ombrelli non più utilizzabili hanno dato disponibilità a collaborare
numerose associazioni del territorio. La Casa circondariale di Lauro, in provincia di Avellino, è un Istituto a Custodia Attenuata per Madri. Una struttura, unica al sud, destinata alla detenzione di madri alle quali gli è consentito di tenere con sé i figli,
quando non sono possibili alternative alla detenzione. Per tre giorni le volontarie del sodalizio stabiese, accompagnate dalla psicologa Rosaria Varrella, hanno
fornito alle detenute i primi elementi utili per appunto realizzare quanto previsto.
“Una esperienza difficile – ha dichiarato la presidente dell’associazione Giovanna Massafra –
impegnativa ma appagante durante la quale siamo state costretta a confrontarci con situazioni per noi inimmaginabili.
Donne che hanno commesso degli errori – ha ancora aggiunto Massafra – e per i quali giustamente scontano una pena, ma che soffrono per essere considerate lo scarto del genere umano e per dirla con parole loro la feccia delle donne, delle mamme, delle mogli e delle persone.  Il calore con il quale ci accolgono e la richiesta di non abbandonarle, ci commuove e ci responsabilizza per quel pochissimo che noi siamo in grado di fare”.
Impegno da parte delle socie e di tutta l’associazione ma un progetto che in questa fase è stato reso possibile grazie alla collaborazione, per la fornitura di materiale e attrezzature varie messi a disposizione da “Angelo Tessuti & Merceria” e per la manutenzione e la riparazione della macchine per cucire effettuate da “Centro cucito Manika”.​ “La presenza della psicologa Rosaria Varrella, – ha ancora affermato Massafra – da sempre vicino alla nostra associazione, è per noi un aiuto costante significativo, così come importante è l’impegno di alcune volontarie di Avellino”. Nel mese di ottobre le volontarie della associazione si porteranno nuovamente presso la Casa circondariale per una ulteriore fase di formazione. L’Associazione è in contatto con una cooperativa sociale che potrà commercializzare il prodotto per conto della Casa Circondariale.

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