Da Guidone a D’Amelio, la città continua a negare spazi e riconoscimenti civici a chi ha raccontato l’anima autentica della nostra città
Oscar Guidone se n’è andato a ottantatré anni, raggiungendo dopo pochi mesi di distanza Pasquale D’Amelio e Lucio Corelli. Un altro figlio illustre di Torre Annunziata, che per una vita intera ha fatto da ambasciatore delle nostre radici e della nostra dignità in Germania, si spegne nel silenzio cittadino. E come per chi lo ha preceduto di recente, le istituzioni si preparano ora alla consueta e comoda retorica del cordoglio postumo, dopo averlo ignorato e lasciato agire senza alcun sostegno concreto.
Piangere i morti è un esercizio facile per la politica, ma la brutale realtà è che in questa città non c’è più spazio fisico né istituzionale per chi produce cultura. Il paradosso più amaro si è consumato all’ex Museo dell’Identità: il luogo naturale che avrebbe dovuto custodire e tramandare l’eredità di figure come Guidone, D’Amelio, Corelli, il prof. Vaccaro (l’ideatore del museo del sole) è stato prima chiuso dai commissari straordinari per ragioni di bilancio e oggi, con l’attuale amministrazione, è tornata ad essere la sede dei Consigli Comunali trasmessi in streaming. La politica ha letteralmente sfrattato la memoria per fare spazio a se stessa.
Il panorama culturale oplontino è ormai ridotto ai minimi termini, confinato all’interno di una biblioteca fatiscente e ostaggio di promesse riguardo agli spazi per le associazioni e i giovani. In un tessuto urbano che fa fatica persino a dedicare una strada alle vittime innocenti della camorra a o a chi ha elevato il nome della città nel mondo, la perdita continua dei nostri testimoni più autentici segna un impoverimento civile gravissimo.
Servono scelte coraggiose e atti concreti, non le solite cerimonie di facciata e i post di cordoglio sui social. L’Amministrazione comunale ha il dovere di restituire dignità e fondi ai luoghi di aggregazione culturali al centro della città e di intitolare subito spazi pubblici, strade, scuole a questi cittadini esemplari, smettendo di usare la burocrazia come alibi. Una comunità che non sa offrire strumenti e onori ai suoi figli migliori mentre sono vivi e operosi, fallisce miseramente quando pretende di celebrarli solo davanti a una lapide.
Giancas





