domenica 25 Settembre 2022
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“No” alla malasanità, Codici inaugura 100 punti ascolto per denunciare

Cento città dicono “No” alla malasanità. Codici inaugura 100 punti di ascolto in tutta Italia per chi vuole denunciare. Sportelli anche a Napoli, Avellino, Benevento e Salerno.

Una sanità che di “sano” ha ben poco: un calderone in cui si può trovare di tutto: morti sospette, denunce, indagini della Procura, scarsa trasparenza. Il giro di affari è enorme, così come gli interessi di chi ha le mani in pasta. Non solo. Il sistema sanitario è volutamente disorganizzato un caos creato ad arte per permettere speculazioni e sprechi, in cui la politica fa i suoi affari e si attiva con il clientelismo, gestendo i posti di comando. In questa disorganizzazione voluta, si tenta di nascondere gli errori – orrori medici. Una presa di posizione forte, quella del Codici, che non lascia adito a dubbi. Non solo, in questo contesto, i medici tentano di mettere una pezza al lassismo, con leggi che escludono qualunque tipo di responsabilità

A tutto questo, da Nord a Sud, 100 città dicono di “no”.

Codici ha così promosso la Giornata nazionale contro la malasanità, dal Piemonte alla Sicilia, 100 delegazioni dell’Associazione, collocate in altrettante città, scendono in campo per chi volesse denunciare o segnalare casi di malpractice sanitaria, situazioni anomale, affari della politica poco trasparenti.

A disposizione del cittadino “Punti d’ascolto” in tutta Italia: strutture del Codici, appunto, che riceveranno le segnalazioni dei cittadini indignati ed interverranno con azioni nei confronti di politici, personale medico-sanitario e strutture ospedaliere che hanno causato danni, leso la dignità del paziente se non, addirittura, causato decessi.

–          In Italia

Inquietano ed indignano i numeri sulla malasanità in Italia.

In nove anni, errori e incidenti sono costati alla sanità pubblica quasi 1,5 miliardi di euro, 300 milioni solo nel 2012. Tante anche le denunce per errore medico: la Sicilia è al primo posto con il 20% di denunce, segue la Calabria con il 19%. Al terzo posto di questa triste classifica spunta il Lazio, con l’11% di denunce. Drammatici anche i dati relativi alle denunce per eventi con decesso. Facendo le dovute proporzioni denunce/decesso, il quadro che ne esce fuori è il seguente: 81% in Calabria e Campania, 77% in Emilia Romagna, Sicilia con il 72%, 69% in Puglia, il Lazio con il 66%.

Non è un caso, dunque, che 12milioni di cittadini migrino dal servizio pubblico alle cure di un privato.

Vale in questo caso, per il 18% degli intervistati, il concetto di “se pago vengo trattato meglio”. E’ l’Ocse a dichiararlo Non solo, la sfiducia verso chi dovrebbe garantire cure, diagnosi accurate e puntuali, assistenza e dignità al malato è imperante. Il dilagante fenomeno dell’intramoenia rientra certamente nella “cura privata” seppur il medico si appoggi alla struttura pubblica, ambulatoriale e diagnostica dell’ospedale, a fronte di un  pagamento non certo irrisorio da parte del paziente. Il costo di una visita varia da prestazione a prestazione: per una visita ginecologica si può pagare 150 euro, per un controllo cardiologico anche 200.

In questa situazione, onerosa per i pazienti e d’oro per i medici,  è chiaro l’interesse a non applicare le giuste politiche per limitare anche i tempi delle lunghe liste d’attesa.

Favoriscono il ricorso all’intramoenia, pratica che a sua volta concorre ad allungare le già menzionate e bibliche liste: un circolo vizioso tutto a favore dei medici.

Rientra, a parer nostro, nella malasanità anche la cosiddetta medicina difensiva. Uno spreco da 10 miliardi di euro. E’ come se ogni cittadino pagasse di tasca propria 160 euro annui per esami non necessari.

Ed ancora ticket salatissimi, farmaci costosi, talmente tanto da favorire il ricorso a medicinali contraffatti. Secondo AssoGenerici nel 2013 gli italiani hanno speso oltre 850 milioni di euro, cifra elevata soprattutto perché si tende a privilegiare l’acquisto di farmaci di marca a scapito dei generici.

–  In questo contesto come si colloca la Campania?

 

La Campania è certamente una delle regioni che patisce più di altre lo sfacelo del servizio sanitario pubblico.

Tagli al personale, posti letto carenti, chiusura di ospedali, lunghissime se non bibliche liste d’attesa per essere sottoposti a un esame o visita specialistica.

Una recente indagine condotta dall’Ocse che ha monitorato 172 regioni europee ha messo in evidenza la scarsa qualità della sanità pubblica: la Campania è infatti 170esima per “qualità della sanità”. La stessa indagine colloca la regione 156esima e 157esima rispettivamente per “Attribuzione di particolari vantaggi nella Sanità pubblica” e “Attribuzione di un trattamento equo nei servizi sanitari pubblici”.

Le liste d’attesa sono l’esempio lampante del disservizio sanitario in Campania.Il cittadino può attendere mesi prima di essere sottoposto a visite e l’intramoenia è imperante.

Ci sono casi in cui al paziente costa meno rivolgersi ad un medico privatamente, piuttosto che ad un professionista che si appoggia alla Asl, quindi al pubblico, per erogare lo stesso servizio.

Chi non rimane in Campania migra al Nord, per curarsi. E questo non è certamente scevro di costi sia per il paziente che deve sopportare il peso economico di un viaggio e di pernottamenti che per la stessa regione, quindi per i contribuenti.

In sintesi la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori medici.

 

CAMPANIA
DENUNCE PER PRESUNTI ERRORI MEDICI DECESSI CRITICITA’
37 30 –           Incarichi dirigenziali nelle aziende sanitarie e ospedaliere conferiti senza pubblico concorso-          Gravi carenze l’organizzazione contabile-          Calo dei ricoveri

 

–          Scarsa qualità dell’offerta erogata dai servizi sanitari

 

–          Elevati disavanzi di gestione

 

–          Aumento della mobilità sanitaria interregionale

 

–          Aumento della spesa sanitaria privata

 

–          Disapplicazione dell’articolo 18 comma 4 del CCNL

 

 

–  Perché i Punti di ascolto Codici in tutta Italia

 

L’Associazione vuole ribellarsi allo statu quo, a questa situazione di immobilismo, ai compromessi tra classe politica e lobbies. In molte regioni d’Italia, soprattutto nel Meridione, il diritto alla salute è diventato quasi un optional. La salute e la dignità del paziente non sono l’interesse primario, altri affari muovono il sistema, spesso di natura economica e politica.

Codici ha per questo deciso di promuovere oggi i 100 “Punti di ascolto” attivi, in altrettante città d’Italia, presso gli sportelli Codici o le sedi delle delegazioni.

In Campania, gli sportelli sono a Napoli, Avellino, Benevento e Salerno.

I cittadini che volessero denunciare o segnalare situazioni anomale possono rivolgersi all’indirizzo e-mail nomalasanita@codici.org oppure ai punti d’ascolto territoriali: a San Giuseppe Vesuviano in Via Leonardo Murialdo, 26 (codici.campania@codici.org) e a Napoli in vico San Sepolcro, 102 (sportello.napoli@codici.org). Spiega il segretario regionale di Codici, Giuseppe Ambrosio: “Siamo pronti ad accogliere ogni segnalazione. Saremo vigili su tutto quello che verrà denunciato dai cittadini e noi stessi provvederemo ad intervenire laddove sarà necessario”

 

 

 

 

 

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