venerdì 23 Aprile 2021
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Mibex, la lettera di un operaio licenziato: “Ridatemi la mia dignità”

Somma Vesuviana. Da un operaio della Mibax di Somma Vesuviana, Antonio Russo, riceviamo una lettera riguardante il suo licenziamento e indirizzata ai vertici dell’azienda.
Eccola di seguito.

Chi scrive è un lavoratore che con l’emergenza Covid sta vivendo il più terribile degli incubi, il dolore più grande per un padre di famiglia.
Lavoro da alcuni anni alle vostre dipendenze, con il vanto di aver fatto sempre il mio dovere, con rispetto e senso di appartenenza alla Mibex, anche tramandato da mio padre.
Eppure, dopo che a gennaio ho ricevuto la brutta notizia del prossimo licenziamento, non mi sono sentito più trattato come una persona, ma come un oggetto da mettere in un mobile, senza sentimenti, senza bisogni.
Non mi spiego il perché di tutto questo, non credendo di meritarlo, come non lo merita la mia famiglia.
Da aprile ad oggi sono stato sempre in Cassa Integrazione, anche se prima di ora ho sempre coperto più mansioni e quindi la mia attività vi poteva essere utile. Sono stato sempre in cassa integrazione, senza rotazione, anche se mi dicono che per fortuna il lavoro
c’è e gli altri colleghi e amici fanno lo straordinario.
Voi sapete certamente che la Cassa Integrazione non solo è un sacrificio economico, ma non arriva neanche puntuale. Tarda, tarda sempre, ma la spesa, le bollette, le rate, quelle
no.
Quando a gennaio mi avete inviato quel preavviso mia moglie era incinta del nostro terzo figlio. Il bambino è nato in questo periodo da incubo. Ho ricevuto gli auguri da qualcuno, ma nessun appoggio.
In dieci mesi così si perde tutto quello che si ha.
Mi sono dovuto rivolgere alla Croce Rossa italiana per un aiuto, per la spesa.
Non me ne vergogno, perché la mia famiglia, i miei bambini, valgono tutto questo.
Ma non è giusto.
Io ho ancora un lavoro. Io ho ancora un’azienda dove tornare. Io ho ancora un datore e dei responsabili che secondo la legge non mi dovrebbero discriminare rispetto a nessuno.
Io non vi chiedo aiuto, vi chiedo di fare il mio dovere, di essere utile all’azienda, di avere di nuovo la dignità del lavoro che mi è stata tolta e che è un diritto.
Questa sofferenza non è più opportabile, non posso più vedere star male la mia famiglia.
Antonio Russo

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