giovedì 12 Febbraio 2026
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Morte di Alessandro a Saviano, la mamma: “Troppi dubbi voglio giustizia”

“Voglio giustizia per mio figlio”. Per questo negli ultimi giorni ci ha scritto tante volte Anna Romano, la mamma di Alessandro La Marca morto a seguito di un incidente stradale nel 2023 a Saviano.

Nei giorni scorsi ci aveva scritto una lettera per spiegare i motivi per cui chiede chiarezza nell’inchiesta sulla morte del figlio.

Morte di Alessandro La Marca a Saviano, la madre si oppone all’archiviazione

Oggi va oltre e fa anche alcune ricostruziono dei fatti accaduti quella notte basandosi sugli atti. Ecco di seguito le sue parole.

Scrivo queste righe per riportare fedelmente ciò che emerge dagli atti ufficiali.
Chi leggerà potrà verificare autonomamente l’assurdità.
I soggetti coinvolti e il dato oggettivo iniziale
Nella notte dei fatti percorrevano via Tappia Furignano:
Ferdinando N. , conducente dell’Audi A1;
Ferdinando M., passeggero anteriore;
Giuseppe L. P., passeggero posteriore;
e mio figlio, Alessandro La Marca, alla guida del motociclo Piaggio Beverly 300.
Negli atti giudiziari è riportato, testualmente, che l’Audi A1 affiancava la moto di Alessandro mentre i veicoli impegnavano una curva.
Questo è un dato scritto.
Il conducente Ferdinando N. viene interrogato direttamente dai carabinieri.
Le domande poste sono tipiche di una ricostruzione da “gara”, ma strutturate in modo tale da far ricadere l’iniziativa esclusivamente su Alessandro, senza un’analoga analisi critica della condotta dell’auto.
Tra le domande rivolte:
“A che velocità stavate?”
“Alessandro ha tentato di superarla?”
“Le ha palesato l’idea di una gara?”
Si tratta di quesiti che presuppongono già uno scenario, orientando la narrazione.
Le dichiarazioni di Ferdinando Pio Nappi
Alla domanda “A che velocità stavate?”, N. dichiara una sequenza di velocità:
90–95 km/h,
poi 80–85 km/h,
infine afferma testualmente:
“Quando poi abbiamo visto Alessandro ho rallentato sui 60 km/h”.
Si tratta di velocità doppie rispetto al limite consentito.
Alla domanda del maresciallo “Alessandro ha tentato di superarla?”, N. risponde:
“In effetti dallo specchietto ho notato che si è spostato sulla sinistra come per sorpassare; io ho accelerato un po’ e poi ho visto dallo specchietto che si spostava sulla destra. Dopo la semicurva,prima dell’ultima curva, lo del vedevo sempre più lontano, ho accelerato proseguito e non l’ho visto più.
Prima dichiara di rallentare quando vede Alessandro, subito dopo afferma di accelerare.
Descrive con linguaggio tecnico curve e semicurva e riferisce di osservare Alessandro dallo specchietto mentre percorre tratti curvilinei, guardando indietro e non avanti.
Le risposte appaiono tecniche, strutturate, non spontanee, perfettamente coerenti con le domande poste, idonee a spostare la responsabilità sulla sola condotta di Alessandro.
Alla domanda del maresciallo “Alessandro le ha palesato l’idea di una gara?”, N. risponde:
“No, ma vi dirò che Alessandro questo faceva, gli piaceva correre”.
Alla domanda “Alessandro indossava il casco?”, Nappi risponde:
“Non mi ricordo, ma pensandoci bene dallo specchietto mi sembrava che lo indossava, ma non ricordo il colore”.
Anche Ferdinando e Giuseppe dichiarano di non ricordare il colore del casco.
Nonostante ciò, negli atti si legge che:
il casco bianco trovato a terra, più vicino ad Alessandro, aveva il gancio aperto e la visiera rotta;
Il casco nero che si sono trascinati quei tre ed era il casco che indossava Alessandro, come si evince dal video di un bar su quella strada, si trovava a circa quaranta metri più avanti, all’inizio della Partenope, ed aveva il gancio chiuso.
Bella simulazione
Mio figlio non ha mai avuto l’impatto contro il palo: è la moto che ha ruotato contro il palo. Un amico di Alessandro ha scattato una foto prima dei soccorsi, ci sono le strisce e segni di abrasioni. Volevano farlo sembrare un impatto autonomo? Confido che si cerchi la verità, non che si formulino domande orientate per chiudere il caso in poche ore.
Perché gli inquirenti avrebbero dovuto formulare domande fuorvianti e orientate, avrebbero dovuto svolgere un’attività investigativa volta esclusivamente della ricerca della verità e all’accertamento delle responsabilità connesse alla morte di mio figlio.
Perché non hanno chiesto il motivo per cui andavano a quella velocità? Se sanno Che è violazione del codice della strada?
Doveva domandare “è consapevole che l’accelerazione può destabilizzare un motociclo”.
Dovevano dire: “Come poteva vedere la moto dallo specchietto mentre affrontava una curva” Ma non l’hanno fatto.
C’è il video che mostra la vicinanza dei veicoli.
Cosa è successo in quel momento? Si è girato dall’altra parte?

Le dichiarazioni degli altri occupanti
Diversamente da N. M. e L. P. vengono interrogati da due carabinieri diversi.
M. riferisce che nel curvone all’inizio della Partenope non vede il faro di Alessandro dallo specchietto, in quanto seduto avanti e preoccupati siamo corsi alla prima rotonda che dista 600 metri. Smentendo così la versione di N. che disse ho proseguito e non l’ho visto più e
M. aveva visto ben altro dallo specchietto: aveva visto la moto e Alessandro a terra. Quindi M. e gli altri due non corrono alla rotonda perché sono preoccupati. Ma scappano e lo fanno a una velocità pazzesca da come si evince dal video della Partenope.
Giuseppe riferisce che non poteva capacitarsi: transitava solo noi e Alessandro, non c’era nessun altro.
Non hanno frenato, non sono scesi, non hanno prestato soccorso.
Hanno lasciato mio figlio Alessandro a terra, in una pozza di sangue.
Alessandro è morto dopo cinque minuti dall’impatto, a terra da solo agonizzante, come scrive il medico legale: è deceduto all’una.
E quei tre scappano invece di chiamare i soccorsi; come riferisce L.P., N. la prima telefonata la fece al padre.
Dai telefoni cellulari — attraverso tabulati, orari delle chiamate, celle agganciate e traffico telefonico — è possibile risalire con precisione alla sequenza dei fatti.
C’è un decesso, ed è ora che inizino indagini come si deve, non come si vuole.
L.P. , amico di una vita di mio figlio, neanche lui si è avvicinato per dire: “Sto qua, stanno arrivando i soccorsi”.
Alle ore 01:03 la Centrale Operativa dispone l’intervento di due radiomobili dei Carabinieri di Nola per sinistro:
“Camion contro moto, quest’ultima andata in fiamme”.
I Carabinieri di Nola arrivano dopo dodici minuti.
Anche un maresciallo viene allertato alle ore 01:03, ma si presenta alle 02:40 allontana i Carabinieri di Nola e assume il comando.
Una scarpa viene ritrovata da una signora nella siepe a circa quaranta metri prima, eppure il maresciallo scrive negli atti che la scarpa è a dodici metri.
Alle ore 08:30 il mio ex marito mi viene a prendere.
Ero tornata da poche ore dal luogo dell’incidente, non ce la facevo neanche a stare in piedi.
Mi dice che dobbiamo andare per l’autopsia.
Mi fanno firmare un foglio per la demolizione della moto.
Ero devastata ed ero in stato di shock.
Alle ore 08:55 del 13 ottobre il maresciallo chiude il caso contro ignoti.
Alle ore 11:30 del 13 ottobre 2023 il Pubblico Ministero:
ritiene il motociclo Piaggio Beverly di Alessandro “non utile ai fini di ulteriori accertamenti tecnici”;
non dispone alcuna perizia cinematica o meccanica sul mezzo;
si rimette alle valutazioni del maresciallo operante;
non ordina il sequestro finalizzato a perizia e consente di fatto la demolizione del veicolo.
Questo è il punto centrale.
Alle 11:30 del mattino, a poche ore dalla morte di Alessandro:
non era stata ancora ricostruita la dinamica;
non erano stati analizzati i reperti;
non erano stati confrontati i video;
non era stato sentito un consulente tecnico.
Eppure viene scritto che la moto è “inutile” da periziare.
Alle ore 12:00 del 13 ottobre 2023 l’amministratore della Socogea presenta una videoregistrazione.
Il maresciallo afferma che il video presenta uno sfasamento di 36 minuti. Ancora non guarda il video dove è successo il fatto e aveva già scritto delitto contro ignoto.
Per il Bar si dà atto che il video ha uno sfasamento di un’ora indietro.
Inoltre quella notte c’era una telecamera sotto al cancelletto della Socogea che aveva ripreso l’intera scena di quella sera, del palo e della strada, con orari a tempo reale, che girava fino alle cinque del mattino ed è stata vista da tutti i presenti.
Come mai non è stata messa agli atti?
Il Bar mostra pochi secondi, eppure i ragazzi si sono trattenuti due ore,mangiando pizzette e bibite.
Come mai non è stato fatto il test alcolemico?
Voglio giustizia per mio figlio.

Gabriella Bellini
Gabriella Bellini
Gabriella Bellini è nata a Tropea (VV), giornalista professionista dal 2003, ha cominciato a lavorare nel 1994 nella redazione giornalistica di Televideo Somma, ha collaborato con Tele Oggi, Il Giornale di Napoli, Il Mattino, il Corriere del Mezzogiorno (dorso campano del Corriere della Sera), Cronaca Vera, Retenews, è stata redattore del settimanale Metropolis (poi diventato quotidiano) e di Cronache di Napoli. Ha condotto un programma di informazione e approfondimento su Radio Antenna Uno. Nel febbraio 2007 ha creato con altri colleghi il sito web laprovinciaonline.info di cui è il direttore. Dal 2017 è componente della Commissione Pari Opportunità dell'Ordine dei Giornalisti della Campania Nel 2009 ha ottenuto il prestigioso riconoscimento all’Impegno Civile del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, destinato ad un giovane cronista che si “sia distinto nel suo lavoro sul tema della diffusione della Cultura della Legalità” ottenendo così il premio nazionale “Per la Cultura della Legalità e per la Sicurezza dei Cittadini”. Nel 2012 il Premio internazionale Città di Mariglianella “Gallo d’Oro” per i “numerosi reportage sui temi della povertà e dell’emarginazione”. Nel 2013 il premio “Città di Saviano, giornata per la legalità” per “L'impegno profuso a favore della promozione e diffusione dei valori della legalità". Nel 2015 menzione speciale “L’ambasciatore del sorriso” per “L’instancabile attività di reporter, votata a fotografare con sagacia le molteplici sfaccettature della nostra società”. Nel 2016 il Premio “Antonio Seraponte” con la seguente motivazione “Giornalista professionista sempre presente e puntuale nel raccontare i fatti politici e di cronaca. In poco più di un decennio a suon di bravura ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti per essersi distinta su temi importanti come la diffusione della cultura della legalità, della sicurezza dei cittadini e per l’impegno sui temi della povertà e dell’emarginazione”. Nel 2019 il premio Napoli Cultural Classic "Donna straordinaria, esponente della stampa locale che attraverso la sua autentica e graffiante penna racconta il nostro territorio anche fuori dai confini. Sempre attenta alla realtà politico-sociale che analizza con puntualità e chiarezza, riesce a coniugare la divulgazione al grande pubblico con l'obiettività suggerita dalla grande esperienza umana che l'accompagna". Nel 2022 Premio di giornalismo “Francesco Landolfo”

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