venerdì 3 Dicembre 2021
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Muore in ospedale, il figlio: ‘Mia mamma vittima di malasanità’. Denuncia

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Napoli. Una storia tragica, ancora tutta da chiarire, quella di Giuseppina deceduta il 12 aprile all’ospedale Monaldi per un arresto cardiaco. Alla notizia del decesso il figlio Raffaele Colaiacolo, in arte Raffaele Jacolo, cantante neomelodico, avrebbe aggredito un infermiere. L’uomo però smentisce e sporge denuncia perché fortemente convinto che la madre sia una nuova vittima di malasanità. È proprio Raffaele che ci racconta con dolore e commozione la sua versione dei fatti.

Mia madre il 5 aprile era stata inizialmente accompagnata con ambulanza privata all’ ospedale Cotugno e nella stessa serata, trasferita al Monaldi dove veniva ricoverata per problemi respiratori legati al Covid.

Già dal giorno successivo al ricovero mi chiamava lamentandosi del fatto che il personale sanitario del reparto non le dava l’assistenza dovuta. Aveva spesso sete ma non le fornivano l’acqua quando la chiedeva. Per questo contattai il personale dell’ospedale e mi riferirono che non potevano darle da bere in continuazione perché, per l’insufficienza respiratoria, lei era costretta ad indossare la maschera NIV (ventilazione non invasiva) che non poteva essere staccata spesso. A ciò riferivo ai sanitari che potevano darle l’acqua almeno nelle occasioni che doveva assumere i suoi farmaci. Dopo aver parlato con loro, contattai mia madre chiedendole se avessero provveduto a farla bere e lei mi rispondeva che continuavano a non darle né l’acqua né le medicine. Quando li ricontattai mi dissero che l’avrebbero fatto appena possibile.

L’8 aprile a mia madre tolsero la NIV e le misero il respiratore nasale ad alto flusso, considerandola in via di guarigione, in quanto, seppur a piccoli passi, stava migliorando e la ritenevano autonoma per alzarsi e mangiare.

Ovviamente durante il periodo di degenza di mia madre, per le restrizioni Covid, non mi era possibile l’accesso in ospedale. Perciò comunicavo con lei solo tramite cellulare. Lei mi riferiva che, nonostante i sanitari l’avessero considerata autonoma, non si sentiva in grado di alzarsi e di provvedere ai suoi bisogni. Addirittura mi diceva che non avendo la forza necessaria per mangiare da sola, chiedeva invano assistenza al personale sanitario presente. Preciso che mia madre era affetta da due ernie al disco, aveva i tendini spezzati su entrambe le spalle, le braccia gonfie e doloranti, quindi assolutamente non autonoma e il personale sanitario ne era a conoscenza perché avevo comunicato tutto.

Nella serata di sabato 10 poiché mia madre voleva mangiare qualcosa, chiese assistenza ad un infermiere per essere aiutata ad alzarsi ma questi rifiutò riferendo che per i medici era idonea a svolgere tale operazione da sola. Mia madre, quindi, tentando di alzarsi da sola per mangiare, ha sganciato il supporto respiratorio senza riuscire a risistemarlo e non riuscendo a chiamare aiuto al personale sanitario, poiché il campanello era lontano dal letto, mi chiamò sul cellulare. A questo punto contattai subito il reparto, riferendogli di ciò che stava accadendo e i sanitari mi rassicurarono che avrebbero subito provveduto. Dopo pochi minuti venni di nuovo contattato da mia madre che mi riferì di essere ancora con la maschera sganciata e priva di assistenza perchè nessuno ancora era andato ad assisterla. Contattai nuovamente i sanitari sollecitando l’assistenza e mi risposero che si stavano recando da lei. Però ero ancora molto preoccupato e sono andato direttamente all’ ospedale.

Una volta arrivato, proseguendo a piedi verso il reparto di pneumologia, contattai di nuovo il personale di servizio per verificare che avessero prestato l’opportuna assistenza a mia madre e mi risposero che lo stavano già effettuando. Nel contempo, giunto al reparto e da lì, passando da un balcone, arrivai all’esterno della stanza di degenza di mia madre dove vidi che era ancora priva del respiratore. All’interno della stanza non trovai nessun sanitario e ho le prove perché ho fatto un video. A quel punto sono entrato nella stanza a disposizione del personale sanitario preposto e li trovai con il cellulare tra le mani ed altri che chiacchieravano tra di loro e prendevano il caffe. Ho chiesto immediato aiuto per mia mamma e cosi fu ma mentre le prestavano assistenza sentii i sanitari che dicevano che la sua saturazione da 97 era scesa a 87 e la situazione si era aggravata. Da quel momento i sanitari mi hanno vietato di recarmi al reparto anche solo per sapere come stesse. 

Il giorno dopo chiamai in reparto per avere notizie e mi dissero che la situazione era migliorata e la saturazione era di 95.

Il 12 aprile verso le 11.30 ricevo la telefonata da parte del primario del reparto dove era ricoverata e mi disse che avevano dovuto rimettere la maschera NIV a mia madre perché la sua situazione era peggiorata e che ciò era dovuto probabilmente al fatto che la NIV, in precedenza, le era stata tolta troppo presto.

Dopo pochi minuti, preoccupato dalla telefonata ricevuta, richiamai e mi dissero che la situazione si era stabilizzata e cosi mi tranquillizzai. Però quello stesso giorno alle 18:40 mi chiamò mia madre dicendomi che gli mancava l’aria e che si era staccato qualcosa dalla maschera NIV, quindi mi chiese di contattare qualche sanitario per poterla aiutare.

Cercai di contattare subito il reparto senza riuscirci perché nessuno rispondeva. Chiamai perciò di nuovo mia madre per cercare di tranquillizzarla, di non preoccuparsi e che i sanitari stavano andando ad aiutarla. Intanto nessuno ancora mi rispondeva. Per questo motivo alle 18:50 chiesi ausilio all’ utenza 112 , ma questi mi indirizzarono verso un’ altra utenza fino ad arrivare a contattare alle 19:00 il 113 che inviò una pattuglia al Monaldi.

Verso le ore 19:30 ricontattai mia madre che mi riferì che continuava a non sentirsi bene e di avere un dolore al petto. Finalmente riuscii a contattare il reparto e alla richiesta di assistenza per mia madre mi riferirono che stavano provvedendo in quanto era andata in arresto cardiaco. Mi recai immediatamente all’ospedale e giunto li ero molto addolorato e impaziente di vederla ma venni bloccato dal personale di Polizia di Stato che mi dissero che sarebbero saliti loro a verificare la situazione e di stare tranquillo. Infatti, poco dopo, ritornarono e mi comunicarono che i sanitari li avevano informati che mia madre si era ripresa e quindi non vi era nessuna necessità di portarla in sala rianimazione. Quindi tornai a casa ma ebbi una sensazione stranissima: sentivo chiaramente la presenza di mia mamma a casa e dissi a mia moglie “Mia mamma non sta più all’ospedale”. Così chiamai il reparto verso le ore 21:20 e incredibilmente mi comunicarono il suo decesso. Tornai in ospedale ma non volevo la salma di mia mamma come hanno dichiarato loro ai giornali. Conosco la legge. Volevo solo sapere la verità sulla sua morte. Cosa stavano facendo prima che intervenisse la polizia? Perché non mi hanno risposto in quel lasso di tempo? Incominciò a quel punto una discussione accesa e iniziai a inveire verso sanitari e verso un dottore. Un sanitario presente, pensando che volessi aggredire fisicamente il dottore mi minacciò dicendo che non sapevo chi fosse lui e mi spinse per farmi allontanare. Nel caos generale, convito che mi volesse aggredire fisicamente per difendermi gli diedi uno schiaffo. Cosi arrivò il personale della Polizia di Stato allertati dalla vigilanza interna. Calmati gli animi, mi fecero parlare con il personale sanitario in merito al decesso di mia madre e successivamente sono andato a denunciarli alla polizia”.

Dopo la denuncia di Raffaele Jacono la polizia ha immediatamente sequestrato le cartelle cliniche e la salma. L’autopsia e le indagini degli inquirenti faranno luce su questa triste vicenda.

La redazione de La Provinciaonline è disponibile a raccogliere la versione dei fatti anche da parte della direzione sanitaria dell’ospedale qualora lo ritenesse opportuno.

 

 

 

 

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