giovedì 23 Settembre 2021
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Napul’è mille culure ed incontra Sergio Cammariere al Teatro Augusteo

NAPOLI. Al Teatro Augusteo di Napoli, il 2 febbraio 2015, si è concluso magistralmente, come un cerchio ideale,  l’incontro di Sergio Cammariere e la città partenopea con l’intonazione di “Napul’è” di Pino Daniele.

Una canzone suonata e cantata con toni intimistici per salutare sia il pubblico napoletano che l’artista da poco scomparso. Con  un suono smooth, pennellate di blues ed un feeling comunicativo con il pubblico,  il sipario si è chiuso lasciando nel cuore degli spettatori la giusta speranza per continuare a lottare per la città di Napoli.

Il “Cantautore piccolino”, con l’eleganza che lo contraddistingue da tempo, dietro al suo pianoforte a coda, ha iniziato il concerto intonando dapprima “Tema di Malerba” una deliziosa e struggente musica e poi  un susseguirsi di canzoni, rievocazioni, emozioni composte puramente e completamente della materia dell’anima insieme a Roberto Kunstler. Dalla platea fino al palco il mèlange di emozioni ha avvolto tutta la sala. Tra frammenti di parole, melodie adagiate sul pianoforte, ritmi di batteria, percussioni e  momenti toccanti con il contrabbasso si assaporano metafore e squarci di vita quotidiana quella dei giorni nostri e del “Tempo perduto” aprendo così le “Porte del sogno” a chi ancora vuole emozionarsi. Con “L’Amore non si spiega” arriva sul palco Fabrizio Bosso che, con tromba e flicorno, accompagna in modo eccellente il cantautore con sinergia e complicità indiscussa. Il suono di tromba è irresistibile e sensuale. La linea melodica del timbro, imposto da Fabrizio Bosso, permea “Le incertezze di Marzo” di carica passionale valorizzando le più impercettibili variazioni emotive del nostro essere umano. La serata si “colora” di ritmo con le percussioni di Bruno Marcozzi e la batteria di  Amedeo Ariano. Un ensemble genuino e spontaneo, quello tra l’abruzzese Marcozzi ed il campano Ariano, improntato su arrangiamenti improvvisati ed una raffinata tecnica esecutiva ottimamente composta; una sfida al limite dell’umana bravura. Il contrabbasso di Luca Bulgarelli ha poi trasportato l’ascoltatore in un viaggio attorno al mondo musicale dove  il tempo si è fermato sulle note. Perfezione assoluta ed è musicalmente: magia. E’ tempo di scuotere gli animi della sala e Sergio Cammariere, con lo sguardo verso il cielo e la commozione nel cuore, intona “Padre della notte”: una preziosa preghiera evocativa suonata e cantata con una devozione che va oltre la comprensione. Il sound ed il ritmo hanno accompagnato l’intero concerto fatto di “Tempo senza tempo” dove la sensibilità dell’artista, la sonorità di grande atmosfera, a metà strada tra la tradizione dei classici standards jazz e la nuova frontiera del suono andaluso, si è mescolata in modo nobile con il pubblico che, in una dimensione piacevole e coinvolgente, ha acclamato il cantautore calabrese.

a cura di Monica Pezzella

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