martedì 27 Ottobre 2020
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Omicidio Anatoliy. Gli assassini restano in carcere e si “pentono”

CASTELLO DI CISTERNA. Omicidio Anatoliy. Restano in carcere i figli del boss Ianuale, Gianluca e Marco e revocano il mandato al loro avvocato. Collaboratori di giustizia?. Il gip di Nola ha convalidato il fermo dei due fratellastri Gianluca Ianuale e Marco Di Lorenzo disponendo la misura cautelare in carcere con l’accusa di omicidio di Anatoliy Korol, il 38enne assassinato il 29 agosto scorso all’interno del supermercato “Piccolo” nel tentativo di sventare la rapina messa in atto dai due fratelli Gianluca e Marco.

Restano in carcere, dunque, a Poggioreale principalmente  per “il pericolo di fuga” che entrambi i fratelli hanno già dimostrato fin dal primo momento: i due rapinatori, infatti, sono stati rintracciati e arrestati dai carabinieri di Castello Di Cisterna a Scalea, nel Cosentino, dopo una settimana. Gianluca Ianuale e Marco Di Lorenzo si nascondevano all’interno di una casa. Ma il colpo di scena di questa mattina è stato un altro: i due fratelli hanno revocato il mandato all’avvocato che fino a ieri li difendeva, Michele Sanseverino – come ha riferito l’ex difensore. Una decisione che è stata resa nota questa mattina nel corso dell’udienza di convalida per l’arresto dinanzi al gip di Nola Sebastiano Napolitano. Il motivo? Potrebbe essere l’incompatibilità. Potrebbe essere che Gianluca e Marco da rapinatori e assassini abbiano scelto di collaborare con le forze dell’ordine rivelando molto di più. Collaboratori di giustizia? Forse. Pentiti? Chissà. Se fosse così a difenderli ci sarà un legale che in questi casi viene scelto apposta per i cosiddetti “collaboratori di giustizia”.

La confessione fiume che i due fratelli hanno iniziato dal momento dell’arresto non si è fermata. Anzi. I due starebbero continuando a parlare agli investigatori. Dati e date, fatti e dettagli – tutti da verificare innanzitutto dai carabinieri – che non riguarderebbero forse più soltanto le fasi pre e post rapina che si è conclusa col sangue dell’ucraino, Anatoliy Korol intervenuto per bloccarli.

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Il quadrato che ingloba i quartieri della Cisternina – da dove i due fratelli provengono – e della ex 219 sono tristemente noti per essere i quartier generali di ladri, pregiudicati e boss di camorra. Luoghi dove i clan ne fanno un covo per occultare armi e droga: l’ultimo ritrovamento dei carabinieri in un vano dell’ascensore nella Cisternina – un mitra, una pistola 7.65 con diverse munizioni e droga –  è avvenuto la notte tra venerdì e sabato scorso, poche ore dopo i carabinieri hanno anche arrestato i due rapinatori nonché presunti assassini di Anatoliy Korol proprio sabato mattina.

Ma ora resta da chiudere l’indagine della rapina al supermercato e dell’omicidio di Anatoliy Korol. Al puzzle della vicenda mancano ancora diversi pezzi. Quelli del “piano B”. Manca l’arma, la calibro 38 usata nella rapina. Mancano i vestiti. E mancano all’appello molti di quelli che hanno fatto quadrato, prima e dopo, attorno ai due fratelli, per amicizia o per spirito di solidarietà come ad esempio “chi” è entrato, poco prima del colpo, per comprare un panino mentre, in realtà, aveva il compito di verificare se nelle casse ci fossero i soldi. O chi ancora avrebbe dato una mano a Marco subito dopo la rapina mentre Gianluca fuggiva in casa del fratello per racimolare qualche indumento per sé e per il fratello che nel frattempo era con qualcuno per disfarsi dell’arma e del mezzo. I nomi che fino ad ora hanno fornito nel corso del primo interrogatorio al momento non avrebbero dato tutte le conferme. Dov’è la pistola a tamburo che ha ucciso Anatoliy? Chi l’ha presa per farla sparire insieme ai vestiti? E’ stato ritrovato solo lo scooter dato alle fiamme la notte stessa ma chi lo incendiato?

Non solo. E’ vero, stante al racconto reso dai due, che la notte del sabato della rapina l’avrebbero trascorsa in una stanza d’albergo tra Brusciano e Castello di Cisterna? Quindi ci sarebbe la stanza pagata forse proprio con i proventi della rapina da aggiungere ai luoghi da perquisire. E ancora. Sempre nel racconto fiume degli arrestati ci sarebbe da verificare per quale motivo Gianluca si sarebbe allontanato in un Comune vicino, ma spesso tappa del giovane, domenica pomeriggio nell’attesa che il fratello maggiore Marco lo raggiungesse per poi dirigersi insieme alla stazione centrale e da lì salire su un treno per Scalea. Qui, giunti nel Cosentino la sera di domenica, avrebbero raccontato, di aver dormito di nuovo in un albergo prima di trovare sistemazione in una casa del luogo. Ad accorrere in loro aiuto stavano arrivando due donne. Ma i carabinieri hanno preceduto di pochi minuti l’arrivo dei rinforzi per i due fratelli: a bordo di una Lancia Y i militari dell’arma hanno intercettato due donne Stefania e Concetta, 28 e 27 anni, rispettivamente di Acerra e Pomigliano D’Arco. Le due che in passato avrebbero avuto un legame affettivo con i fratelli Ianuale e Di Lorenzo erano accorse a Scalea tra venerdì e sabato per portare soldi e vestiti puliti, lo stretto necessario per proseguire la latitanza. Per loro che sono state già ascoltate dagli investigatori è scattata una denuncia a piede libero per favoreggiamento.

Resta, dunque, da chiudere il cerchio su una assurda e brutale rapina che non si sarebbe dovuta commettere sabato 29 agosto ma il giorno prima. Poi, stante, quanto avrebbe raccontato agli inquirenti il fratello maggiore, il complice assoldato sarebbe “venuto meno” e allora la telefonata a Gianluca per chiedergli di partecipare al colpo rivelatosi “mortale” per il giovane papà Anatoliy Korol. Al posto sbagliato, nel momento sbagliato, in un giorno sbagliato.

 

 

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