sabato 14 Marzo 2026
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Omicidio di Ottavio Colalongo a Scisciano, arrestati tre del clan Luongo–Covone–Aloia

Tre persone arrestate nell’ambito di attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna. I carabinieri hanno eseguito una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di tre persone gravemente indiziate, a vario titolo, dei reati di omicidio nonché di detenzione e porto illegali di arma comune da sparo, delitti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare il clan camorristico Luongo – Covone – Aloia.
In particolare, gli indagati avrebbero preso parte -in qualità rispettivamente di mandanti ed esecutori- all’omicidio di Colalongo Ottavio avvenuto in Scisciano il 17 dicembre 2025, realizzato per assicurare il controllo delle piazze di spaccio sul territorio in contrapposizione al gruppo criminale dei Filippini.

L’efferato omicidio di Ottavio Colalongo lo scorso 17 dicembre a Scisciano è maturato nell’ambito di un conflitto tra clan rivali in lotta per l’egemonia nella gestione degli affari illeciti anche a San Vitaliano, Marigliano, Acerra e Afragola.

Dall’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli e condotta dai carabinieri di Castello di Cisterna che in breve tempo, poco più di un mese, portó al fermo di otto esponenti del gruppo criminale dei Luongo-Aloia-Covone e altri tre indagati sono già detenuti.
Si è accertato che la vittima, affiliata al clan Filippini e dedita alla gestione delle piazze di spaccio e delle estorsioni a San Vitaliano, è caduta nelle trappola mortale della cosca rivale, un appuntamento fissato con la manifestata volontà di acquistare droga.

Un agguato pianificato in ogni dettaglio, dalla moto da utilizzare per raggiungere il bersaglio ai vestiti da indossare e poi distruggere incendiandoli, ai cellulari per contattarlo. Dall’ordinanza emerge come i mandanti dell’assassinio sarebbero Nicola Luongo, Antonio Covone, suo storico alleato e Antonio Aloia, referente dell’organizzazione nella zona di Acerra; gli esecutori Eduardo Polverino e lo stesso Antonio Aloia. Quest’ultimo avrebbe esploso diversi colpi di pistola contro Colalongo mentre era in sella al suo scooter finendolo poi quando la vittima era già a terra.

Nonostante l’accurata pianificazione qualcosa però andò storto: per un guasto alla moto Aloia dopo aver sparato fu costretto ad abbandonare moto e borsello sul luogo del delitto. Da qui, oltre che dalle intercettazioni, è arrivato un impulso importante alle indagini che hanno acclarato come il clan fosse pronto a colpire di nuovo, o con un altro omicidio se fosse stato necessario, o facendo saltare in aria un’auto piena di esplosivo vicino alla casa di Francesco Filippini, esponente di vertice della cosca rivale.

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