martedì 11 Agosto 2020
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Polemiche sindaci Veneto, la posizione dell’Anci Campania

Il presidente Anci Campania, Carlo Marino: “Il fondo di perequazione penalizza i Comuni più virtuosi del nord, ma sono colpiti anche quelli meritevoli del sud. Il nodo è il sistema perequativo e vanno tenuti fuori dal fondo le risorse per Roma Capitale.”

Da alcuni giorni i sindaci del Veneto protestano per il taglio di 7,7 milioni di euro del Fondo di solidarietà comunale, un sistema composto di due parti: l’una è la perequazione, basata sul rapporto tra fabbisogni standard e capacità fiscale; l’altra è alimentata da quote ricevute dai municipi a seconda delle proprie spese e risorse storiche. La modifica dei criteri di riparto ha finito paradossalmente per danneggiare proprio le amministrazioni virtuose, presenti in Veneto, ma anche in molte altre parti d’Italia.
Occorre tuttavia sgombrare il campo e chiedersi: è vero che i Comuni virtuosi, soprattutto del Nord-Est, sono stati penalizzati per beneficiare quelli in default? «No, non è vero – dice il Presidente di ANCI Campania, Carlo Marino – gli enti in dissesto sono 180 e non c’entrano proprio nulla, come dimostra il caso di Napoli che è in pre-dissesto eppure subisce una decurtazione del Fondo. In tutto i Comuni che ci perdono sono 4.200, quelli che ci guadagnano 2.400. Non si tratta di Nord contro Sud o di grandi contro piccoli: il nodo è legato al sistema perequativo. Tutti sanno come funziona: se in un Comune il costo dei servizi è inferiore all’incasso dei tributi, la differenza viene versata nel Fondo; se invece avviene il contrario, cioè il Comune incamera meno di quanto spende, allora viene aiutato dal Fondo. Il punto è che, secondo la Costituzione, questo dovrebbe avvenire sulla base dei Livelli essenziali di prestazione, che però dopo vent’anni non sono ancora stati individuati. In assenza dei Lep, sarebbe stato devastante alzare già nel 2020 dal 45% all’85%, com’era stato precedentemente previsto, la quota di ripartizione del Fondo calcolata in base alla perequazione. Per questo abbiamo concordato di passare quest’anno al 50% e di spostare l’obiettivo del 100% dal 2021 al 2030. Al tempo stesso, comunque, abbiamo raddoppiato l’importo da perequare: da 14 a 28 miliardi». Però, aggiunge il Presidente Marino, i Comuni del Veneto hanno in questo ragione: il Governo ha lasciato soli i Comuni visto che mancano ancora i Lep e tra 2005 e 2011 i Comuni hanno subìto tagli diretti per 9 miliardi, più altri 4 miliardi di tagli indiretti tra Patto di stabilità e Fondo crediti dubbia esigibilità. Infine c’è un secondo elemento che pesa. Ovvero la vicenda di Roma Capitale. Bisogna aiutare la Capitale, ma lo Stato dovrebbe pensarci con una legge apposita, senza tenerla all’interno del Fondo di perequazione».
Però – conclude Marino – sarebbe stagliato buttare il bambino con l’acqua sporca. «Ci sono cose molto importante ottenute al tavolo dell’intesa con il Governo. Ad esempio, il recupero di 560 milioni di tagli che verranno gradualmente restituiti ai Comuni e che neutralizzerà un po’ i danni della perequazione. E’ la prima volta che accade. Quest’anno entreranno nelle casse dei Comuni i primi 100 milioni. Certo non è molto ma, sebbene il sentiero della finanza pubblica sia molto stretto, è un primo segnale».

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