giovedì 19 Maggio 2022
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Pomigliano – Cisterna, processo clan Mascitelli: condannati i 23 imputati

Napoli. Si è concluso ieri  il processo per alcuni esponenti del clan Mascitelli, attivo tra Pomigliano d’Arco e Castello di Cisterna, accusati di organizzazione mafiosa e traffico di stupefacenti. I 23 imputati sono stati tutti condannati tra i 6 e 13 anni di carcere. Condannati a 20 anni, invece, i due capi-promotori.

Giovanni Calabrese, legale di uno degli imputati commenta la sentenza: “Il mio assistito è stato oggetto di una pesante condanna per entrambi i reati associativi anche se il Tribunale in relazione all’articolo 74 d.P.R. 309/1990 (associazione finalizzata al traffico di stupefacenti) ha escluso il ruolo di co-promotore ed organizzatore oltre che dell’aggravante dell’articolo 74 comma 4 (associazione armata). Ad un primo impatto ritengo ci sia una forte discrasia tra posizioni simili a quella del mio assistito motivo per il quale non ci riteniamo soddisfatti. Restiamo in attesa delle motivazioni della sentenza di primo grado per capire il perchè, ritenendo fin d’ora che nel corso del secondo grado richiederemo l’estraneità del reato associativo mafioso”.

Processo clan Mascitelli: i fatti

Il 16 dicembre 2020 i carabinieri della Compagnia di Castello di Cisterna arrestarono 21 persone in esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Napoli, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea. A finire in manette alcuni soggetti ritenuti vicini al gruppo camorristico facente capo a Bruno Mascitelli, detto “O’ Canotto” (ritenuto contiguo al clan Sarno, operante nel quartiere Ponticelli di Napoli e nei paesi dell’Area Vesuviana), gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso e di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti oltre a reati in materia di armi e contro la persona. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini Mascitelli, storicamente legato ai gruppi criminali dell’area orientale di Napoli, poteva contare su propri referenti locali che gestivano le piazze di spaccio all’interno dei quartieri di Castello di Cisterna e Pomigliano d’Arco.

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