giovedì 11 Dicembre 2025
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Rossella Solombrino (Fico Presidente): “Ecco il mio programma in difesa dei Campani”

di Rosa Auriemma

Nonostante il diffuso sentimento di sfiducia per l’inefficienza della classe politica serpeggi in questo periodo di campagna elettorale oramai quasi al termine, ci sono quelli che attirano l’elettorato perché credono che “essere napoletani è un modo di stare al mondo, significa sentire la responsabilità di questa città, non subirla”, una di queste è Rossella Solombrino, economista, studiosa ed esperta di finanza, ad oggi quotata tra le candidate con più seguito per la Regione Campania.
La Solombrino é segretaria nazionale del Movimento Equità Territoriale e si candida nella lista civica Fico Presidente, in questo periodo sta riscuotendo un notevole successo in Rete, dove vengono divulgati da migliaia di utenti i suoi filmati e comunicati, nei quali si rivolge ai cittadini campani per informarli delle “ruberie” a danno dei napoletani.

Napoli, come una moderna “Berenice” è la città dove al male si contrappone il bene, al vizio la virtù, alla violenza la profonda umanità che da sempre unisce il popolo napoletano, all’ignoranza e alla volgarità la bellezza di una cultura millenaria e di una tradizione identitaria senza eguali. Un duello di contraddizioni che solo chi è napoletano è in grado di comprendere e di ribaltare.
E Rossella Solombrino ha “ribaltato” i luoghi comuni sulle differenze nord-sud, ha sconfessato la teoria del falso inferno sui social divulgata da chi vorrebbe screditare la sua terra e, con lei, la Campania giusta che cerca e sa riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare per dargli spazio per rendere la verità di questa “città invisibile” sotto gli occhi di tutti, anche di chi non vuol vedere.
Abbiamo incontrato Rossella Solombrino e le abbiamo chiesto di illustrare il suo lavoro e il suo programma politico e militante per i lettori de Laprovincia online.
“Il lavoro fatto in questi anni per la Campania è un lavoro che parte da attivista del Movimento Equità Territoriale, prima delle elezioni del 2021 del Comune di Napoli, in cui mi sono candidata a sindaco. Diciamo che io sono entrata in questo movimento proprio perché da emigrata non riuscivo a sopportare più l’idea di essere rappresentata da persone che si vendevano purtroppo i partiti e per fare carriera approvavano le cose peggiori per il territorio. Mi sono documentata e ho compreso come mai il sud e in generale la Campania si trovasse in questa situazione. Da lì il nostro lavoro è stato un duro lavoro di informazione, divulgazione, ma non solo”.
Col suo Movimento come avete condotto le vostre battaglie politiche in particolare in merito al depauperamento della Sanità pubblica Campana?
“Siamo stati nelle piazze, ci siamo incatenati addirittura contro l’autonomia differenziata, ci siamo battuti fuori agli ospedali proprio contro una ripartizione tragica dei fondi sanitari che mina il diritto alla salute dei campani e dei meridionali in generale. Quindi sono stati anni in cui la divulgazione e l’attivismo per fini politici hanno portato comunque dei risultati sia in termini pratici, attraverso una maggiore consapevolezza, ma se pensiamo a questa campagna elettorale sono temi che quando io mi sono candidata a sindaco era quasi disdicevole parlare. Invece oggi sono il fulcro fondamentale della campagna elettorale. Dopo i miei video, ad esempio, che hanno avuto milioni di visualizzazioni sulla questione, ad esempio, del Santobono di Napoli, addirittura il centro-destra si sente in dovere di giustificarsi, cosa che prima non è avvenuta. Quindi è un duro lavoro ma che deve continuare all’interno delle istituzioni”.
Lei è una studiosa economista ed esperta nel settore finanziario, come intende impiegare le sue competenze al servizio della Regione Campania e quali sono le sue priorità per lo sviluppo economico del territorio?
“Sono laureata in Economia, ho un master in Finanza e lavoro per una multinazionale, attualmente sempre in ambito finanziario”.
In che modo questo può aiutare la Regione Campania?
La Regione Campania non è soltanto diritti — per i quali io mi batto da quattro anni attraverso la divulgazione e, soprattutto, in piazza per contrastare le leggi approvate contro il nostro territorio, spesso con il voto favorevole di politici meridionali venduti ai loro partiti — ma è anche gestione economica.
Le mie competenze riguardano proprio questo: l’ottimizzazione della gestione della Regione in tutti gli ambiti in cui è necessaria. Dalle imprese, alla valorizzazione delle filiere produttive, alla creazione di indotto economico. Ma questa è solo una parte.
È fondamentale anche avere le competenze per capire cosa viene sottratto alla Regione da parte dello Stato centrale. La Regione Campania, come tutte le altre regioni, riceve circa il 70% dei fondi necessari al suo funzionamento proprio dallo Stato centrale.
La mia proposta è stata quella di creare una cabina di regia fatta di esperti, come me, che analizzino tutte le ripartizioni: dalla manutenzione delle strade, agli asili nido, ai fondi sanitari. Serve un controllo continuo per individuare ogni distorsione che penalizza il nostro territorio.
Come quando, per accedere ai fondi per gli asili nido, era stato inserito come requisito il cofinanziamento — criterio che penalizza enormemente i comuni più poveri del Sud. Oppure quando, per la manutenzione delle strade, veniva usato come criterio il numero dei dipendenti privati, premiando automaticamente i territori del Nord.
Tutte queste distorsioni vanno corrette. Solo così la Regione potrà amministrare finalmente ricchezza, per garantire i nostri diritti, e non miseria.
È vero che ci sono diverse manovre tese a togliere fondi alla regione Campania? Da parte di quali partiti politici ciò avviene? Come fare per impedirlo?
Accade da sempre, il Sud viene privato secondo la ragioneria dello stato di 60 miliardi all’anno. Tutto certificato ed è tragico che nel nostro paese non se ne parli. Tutti i partiti sono stati storicamente artefici di questo, attraverso il federalismo fiscale ed altre manovre volte sempre a creare il falso concetto economico del nord locomotiva, che in realtà ha deragliato portandosi dietro tutto il paese. Il motivo per il quale in Lombardia corrono più treni che in tutte le regioni del sud o del perché colleghiamo Milano con Parigi e Londra ma a Matera manca il treno e tra Trapani e Ragusa ci mettiamo 13 ore.
Bisogna impedirlo prima di tutto mettendo a conoscenza i meridionali di ciò che accade e facendo in modo che con il loro voto penalizzino i patiti complici di un paese che non li considera cittadini.
Ma voi lo vorreste un ignorante ad amministrare la regione Campania? Le dichiarazioni di Cirielli sull’autonomia differenziata mostrano un livello di impreparazione senza precedenti ed è giusto smascherarlo, affinché le persone non vengano imbrogliate dalla dialettica falsa dei politici venduti ai partiti del nord: può chiarire questa affermazione?
Cirielli, nel confronto con Fico su Sky ha mostrato in maniera pratica cosa significa prendere in giro la popolazione o peggio essere impreparati. Ha confuso la spesa storica nell’autonomia differenziata quando fa parte del federalismo fiscale, ha fatto intendere che il disegno di Calderoli mira all’uguaglianza quando invece è l’esatto opposto visto che si è assicurato di non finanziare i Lep inserendo la clausola dell’invarianza di spesa, ha fatto dei gravi errori attribuendo i Lep al governo Meloni quando dovrebbero essere stabiliti da 20 anni e diritti essenziali non significa uguali per tutti. Nella mia comunicazione c’è uno studio profondo di leggi, quello che ci si aspetta da un parlamentare della repubblica e sono seguita proprio perché smaschero le falsità e l’ignoranza dei politici che chiedono il voto per vantaggi personali non amministrando correttamente i territori. L’esempio è proprio l’autonomia differenziata che significa meno servizi, meno sanità, meno istruzione, meno asili e così via. Non è questione di chiedere o meno l’AD ma di garantire gli stessi diritti di cittadini a tutti i Campani e a tutto il Sud che ad oggi è una vera e propria colonia interna.
Quando i peggiori nemici dei meridionali sono i meridionali?
Quando votano Lega Nord oppure, per interesse personale approvano le leggi peggiori per interessi personali. Ne abbiamo viste di ogni, federalismo fiscale, presidenti di regione che si fanno andare bene le ripartizioni di fondi sanitari a loro danno, l’autonomia. Io sono dell’avviso che bisogna smascherarli se vogliamo salvare il nostro territorio. Per questo lo scorso anno decidemmo con il movimento equità territoriale di pubblicare i nomi sui manifesti anche con le facce dei meridionali che avevano votato a favore dell’autonomia. Si sentono forti nelle aule del parlamento ma cosa farebbero se il panettiere sotto casa conoscesse come distruggono il territorio?
Quali autocritiche costruttive farebbe alla Sinistra?
La Sinistra nella sua storia ha perso diverse occasioni per rappresentare davvero le classi sociali più deboli. E non è un caso che queste siano a Sud, visto le politiche dei governi che si sono succeduti, anche di sinistra. Purtroppo, la politica non ragiona più, se mai l’abbia fatto, sui bisogni della gente, ma sul numero di voti per mantenere poltrone e posizioni. E non solo a sinistra. Tuttavia, proprio la rincorsa ai voti ha fatto sì che la sinistra scimmiottasse la Lega Nord, prima con la riforma del titolo V e poi nel 2018 con la firma delle pre-intese sulla AD. Tutto a danno del Sud. Guardare ai bisogni e non ai voti (che sono conseguenza) è l’unica critica costruttiva che posso fare e in Campania accade e sta accadendo.

Cosa ne pensa da donna e da politica dei convegni tenuti dalla destra a Napoli durante la campagna elettorale?
Che si è toccato il fondo. Demagogia, pura demagogia. Una strumentalizzazione del voto promettendo falsità come l’aumento di 100 euro delle pensioni minime con i fondi europei. Una cosa che non sta né in cielo e né in terra perché praticamente fuorilegge.

Alcuni credono che i politici siano tutti uguali per cui danno il loro voto alla “persona” all’amico di scuola o al parente, indipendentemente dal partito politico, cosa direbbe loro?
Che facendo un “piacere” a lui fai un danno a te stesso. Il voto deve andare a persone competenti si battono ridare dignità e sviluppo al nostro territorio, smascherando le bugie della politica e di chi è venduto ai partiti per interessi personali. La politica agisce direttamente sulla nostra vita, sui posti letto in ospedale, sulla probabilità di vivere o morire in pronto soccorso, sul diritto a trovare lavoro al sud e tanto altro. Affidare tutto ciò ad un incompetente per fare “un piacere” in cambi di un altro “piacere” è da stupidi.
Quali progetti concreti ha in mente per migliorare i trasporti pubblici e le infrastrutture?
Innanzitutto, assicurarci di amministrare soldi e non miseria per fare bene e fare di più. La mia proposta è stata quella di creare una cabina di regia fatta di esperti, come me, che analizzino tutte le ripartizioni: dalla manutenzione delle strade, agli asili nido, ai fondi sanitari. Serve un controllo continuo per individuare ogni distorsione che penalizza il nostro territorio. Finché lo stato centrale finanzierà maggiormente i territori più ricchi i nostri diritti rubati si trasformeranno in privilegi per loro. Se prendiamo come esempio la Circumvesuviana, i cui conti la nuova gestione ha risanato, non tutti sanno che nel 2018 c’è stato un bando per l’acquisto di 99 treni che sono stati anche pagati con soldi regionali, ma non sono mai arrivati per questioni burocratiche. La regione deve porsi, rispetto a queste esigenze territoriali, come baluardo e garante dei diritti dei cittadini pretendendo i mezzi e semplificando le procedure aiutando l’ente gestore assicurandosi allo stesso tempo di non essere trattati come cittadini di serie B. Un esempio: mentre Salvini e la destra ci fanno la morale sulla Vesuviana, nessun provvedimento concreto è stato preso dal ministero dei trasporti che anzi ha regalato attraverso i fondi sviluppo e coesione, che dovrebbero ridurre i divari tra regioni ricche e povere, hanno finanziato 60 mln di treni ad idrogeno alla Lombardia. In sostanza i soldi del Sud hanno finanziato i trasporti del nord.

Quali misure intende proporre per ridurre le disuguaglianze sociali?
le diseguaglianze si eliminano con il lavoro. Garantire un salario minimo e un fondo assistenza per il lavoro povero e per la formazione vera. La dx ha criticato il Reddito di cittadinanza salvo poi adottarlo in Veneto con ZAIA a 750 euro mensili per chi non lavora. In Veneto possono rimanere sul divano, a sud devono arrangiarsi per campare alla giornata. Quello che propongo è un mix sapiente tra i due provvedimenti che garantisca un reddito decente a chi già lavora e aiuti a lavorare chi non lavora. Soprattutto dobbiamo rendere la Campania maggiormente attrattiva per il privato affinché possa investire per rimanere e non per scappare.
Altra priorità è rimettere in piedi le infrastrutture. Senza collegamenti, senza trasporti affidabili, senza una rete logistica moderna, nessuna impresa può investire. La Campania non può essere la regione dove un treno si rompe ogni giorno o dove le merci arrivano più lentamente che nel resto d’Europa.
Serve una piattaforma unica dei trasporti, che colleghi porti, aree interne, industria, università e turismo.
Serve una rete ferroviaria moderna, porti competitivi, e soprattutto tempi certi nella realizzazione delle opere.
Bisogna creare un ambiente favorevole alle imprese, con burocrazia dimezzata, procedure rapide e incentivi mirati a chi investe davvero sul territorio.
Il lavoro stabile nasce da imprese che sono messe nelle condizioni di crescere, non da chiacchiere. E noi dobbiamo dare ai giovani ciò che oggi manca: opportunità reali, non promesse
Per far ciò bisogna creare le condizioni che in primis sono rappresentate dalle infrastrutture e le vie di comunicazione. Bisogna battere i pugni in Conferenza stato regioni affinché il riparto delle risorse sia “equo” e non “uguale”. Bisogna dare di più a chi non ha per permettergli di svilupparsi e questo sviluppo andrà a vantaggio anche di chi già ha.

Che strategie adotterebbe per migliorare la sanità pubblica e l’accesso alle cure?
pretendere l’uscita della Campania dal piano di rientro e l’istituzione di una cabina di regia che monitori l’effettivo ottenimento di tutte le risorse che effettivamente spettano alla Regione in base ai bisogni reali. Non solo per la sanità che comunque resta la priorità visto che nel nostro paese si consuma il business più lurido: il nord guadagna dai malati del sud che vanno a curarsi al nord e per questo non si ha interesse a bloccare l’esodo dei meridionali, peggiorando il nostro sistema sanitario
Bisogna inoltre Ottimizzare la gestione sanitaria: digitalizzare prenotazioni e percorsi di cura, ridurre le liste d’attesa e allontanare la politica dagli ospedali.
– Controllare la spesa e il personale con criteri di merito, non di appartenenza politica ma soprattutto Monitorare ogni anno l’equa ripartizione del Fondo Sanitario Nazionale, perché i campani abbiano le stesse risorse di chi vive a Milano o Verona. Contrastare il business del dolore, investendo sulle nostre strutture e sui nostri medici, affinché i campani siano curati da altri campani, nei propri territori.
Come garantirebbe trasparenza e legalità nella gestione dei fondi pubblici?
Ovviamente attraverso delle procedure di controllo avanzate ma dobbiamo premettere che i maggiori scandali a livello di gestione dei fondi pubblici si sono storicamente sempre verificati a Nord, qui a Sud ed in Campania si tratta invece di non amministrare miseria. In sostanza i fondi per essere amministrati devono prima arrivare, cosa che non accade o accade in misura esigua rispetto ai fabbisogni reali. Questo perché si privilegia chi già ha rispetto a chi non ha. Il senso della cabina di regia per il monitoraggio dei fondi è proprio questo: in primis farli arrivare e poi amministrarli secondo logiche che partano dalle esigenze del territorio.
Qual è la sua posizione sulla responsabilità dei politici e sugli scandali legati a mala gestione?
La politica dà scandalo quando antepone gli interessi del singolo a quelli della comunità. La mia posizione è quella di rimettere al centro il cittadino in particolare quello meridionale continuamente vessato e privato dei proprio diritti.
Come intende coinvolgere i cittadini nel monitoraggio delle azioni politiche?
Lo faccio continuamente con la divulgazione ma in Regione Campania la cabina di regia agirà proprio sull’aspetto più importante quello che garantirebbe la capacità di amministrare della regione. Il 70 % dei fondi arriva dallo stato centrale ed è necessario che finalmente si comprenda che i nostri diritti non devono essere sottratti per diventare privilegi da un’altra parte

Perché i cittadini dovrebbero votarla rispetto ad altri candidati?
Perché hanno la certezza che già prima delle elezioni ho combattuto per il territorio ma soprattutto perché vedo la politica come dovrebbe essere vista, con dati alla mano e non chiacchiere. Perché si assicurerebbero una persona motivata e competente a gestire la cosa pubblica ma soprattutto perché, se non si agisce prima di tutto sulla questione meridionale ogni candidato sarà inutile sul territorio perché la coperta sarà sempre troppo corta e io garantirò che non accada

Come garantirebbe che le promesse elettorali diventino azioni concrete?
Per cominciare le mie proposte sono delle proposte concrete, in secondo luogo, sono la prima che colpisce comunicativamente i politici che fanno chiacchiere senza risolvere i problemi. Questo con me non accadrà
Qual è il suo approccio per ascoltare davvero le esigenze dei cittadini?
Io sono prima di tutto un cittadino stanco più che una politica, sono in politica per legittima difesa perché mi sono stancata di vivere in un territorio devastato da povertà, emigrazione, inquinamento e poco sviluppo. Solo se si ascolta direttamente la gente si riesce ad ottenere una concreta azione sui problemi ed è quello che faccio da ora pur non essendo nelle istituzioni
Che valori guidano le sue scelte politiche?
Io sono stata una di quei giovani costretti ad emigrare ed è il motivo per il quale sono in politica. Mi sono resa conto che eravamo in tanti dal sud. Non è normale che parte un giovane su 5 e che questo paese ingiusto non solo lo permetta ma non ne parla nemmeno. Tutto affinché la nostra forza lavoro possa arricchire le regioni del nord e compensare al disastro demografico. Sono in politica perché nessun partito si è occupato della questione nazionale più importante del nostro paese: la questione meridionale
Come risponde a chi dice che “tutti i politici sono uguali”?
Rispondo che li capisco guardando come la politica ha trattato i nostri territori ma devono prestare attenzione a chi si batte concretamente per cambiare le cose. Io lo faccio con dati e numeri alla mano, spiegando in modo semplice quello che accade perché la chiarezza in politica è necessaria per smascherare chi ci sfrutta per interessi personali. Io dimostro continuamente cosa significa combattere realmente per i nostri territori

Al di là dei luoghi comuni ci descrive cosa significa, secondo Lei, essere napoletani?
Essere napoletani, per me, non è uno slogan né un folklore da cartolina. È un modo di stare al mondo. Essere napoletani significa convivere ogni giorno con la complessità: la bellezza immensa e le difficoltà reali, l’energia creativa e le ferite irrisolte. Ma soprattutto significa non arrendersi mai.
Noi napoletani abbiamo un talento unico: trasformare le mancanze in possibilità, le contraddizioni in forza, i problemi in soluzioni ingegnose. È una forma di resilienza antica, che nasce nei vicoli, nelle famiglie, nelle nostre comunità. Ed è anche un profondo senso di appartenenza: ovunque andiamo, Napoli la portiamo con noi.
Essere napoletani significa sentire la responsabilità di questa città, non subirla. Raccontarla per come è – non come qualcuno la vuole descrivere – e lavorare ogni giorno per migliorarla. Perché questa terra ti chiede impegno, visione e coraggio. E chi sceglie di restare, o di tornare, lo fa proprio per questo: per contribuire a costruire una terra che sia finalmente all’altezza del suo valore.

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