mercoledì 5 Agosto 2020
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S.Anastasia. Covid-19, caccia all’untore: brutale spettacolarizzazione

SANT’ANASTASIA. Covid-19, sui social video e gossip su probabili contagi. “Basta spettacolarizzazione del dramma”.

Brutto fenomeno è quello a cui stiamo assistendo quasi quotidianamente in più posti d’Italia: “la caccia all’untore Covid-19”. Purtroppo neanche Sant’Anastasia è stata risparmiata da questa “macabra” prassi, infatti già dal primo paziente contagiato abbiamo assistito alla diffusione, mediante chat private, di  foto e audio “corredati” da gossip di basso livello. Fake e bufale che, purtroppo, sono le protagoniste indiscusse della “spettacolarizzazione” del dolore e del dramma dei contagiati. Anche questa notte l’episodio si è ripetuto con un post diffuso sui social. Gli operatori dell’Asl, dopo la positività di due tamponi effettuati post mortem alla casa anziani di Madonna dell’Arco, a scopo precauzionale hanno effettuato il test agli altri ospiti della struttura e ai Padri domenicani del Santuario. Durante le operazioni, qualche residente della zona, ha ripreso con il proprio telefono l’ambulanza e gli operatori. Il video è finito sui social con tanto di “richiamo” alla popolazione alla diffusione del post, ignaro forse che nel caso di eventuale positività le autorità applicano tutti i protocolli per il contenimento del contagio, a prescindere dai “suoi richiami” e dal suo “minuto di notorietà”( anche perchè ha colto l’occasione di diffondere insieme al video pure il nome della sua attività). Purtroppo casi simili, come anticipato, si sono verificati in tutta Italia senza il minimo rispetto della vita umana e del dramma che migliaia di persone stanno vivendo in questi giorni. Ricordiamo che in caso di paziente positivo Asl e autorità competenti, provvedono a ricostruire la catena di contatti e dispongono, dove necessario, la quarantena obbligatoria o fiduciaria. Con la premessa (come cita l’articolo 32 della Costituzione) che La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività” e che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana” nessuno può arrogarsi l’ “abietto diritto” di spettacolarizzare la salute e il dolore dell’uomo. 

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