venerdì 23 Aprile 2021
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S.Anastasia. Gavazzi nella fiction Il comissario Ricciardi: ‘L’arte è infinita’

Sant’Anastasia. Una carriera teatrale iniziata con un testo di Jean Paul Sartre, Giuseppe Gavazzi nativo di Portici ma residente a Sant’Anastasia lo abbiamo visto nella fiction di successo “Il commissario Ricciardi” tratta dai celebri romanzi di Maurizio De Giovanni che sta spopolando su Rai 1 il lunedì sera. Ha interpretato un personaggio ambiguo e senza scrupoli, la sua grande bravura è venuta fuori nel ruolo del sagrestano Nanni, nell’episodio “Il giorno dei morti”, puntata avvincente e forse la più drammatica di tutta la serie. “A mio agio in un contesto altamente professionale, e sotto la guida di Alessandro D’Alatri che considero un ottimo regista, certamente tra i più bravi in Italia”, Gavazzi risponde alle nostre domande.

Ha partecipato alla puntata, forse, più emozionante della fiction di successo ‘Il commissario Ricciardi”, “Il giorno dei morti”. Che ci dice del suo personaggio?

Nanni, il sagrestano, non è un uomo dalla condotta specchiata, anzi si
sospetta abbia qualche brutto vizietto. Nell’interpretarlo ho cercato
però di considerare la sua vita difficile: anche lui è un ‘figlio della Madonna’ affidato alla chiesa dell’Annunziata da una madre che
non poteva tenerlo; è ingeneroso giudicare con superficialità un uomo
che ha vissuto una vita di rinunce ed umiliazioni; in fondo Nanni è un
poveraccio, e si è trovato coinvolto in una sporca vicenda perché ha
accettato delle regalie in denaro da parte di uno sconosciuto. Ho
cercato quindi di metterne in risalto la paura: se il suo superiore
don Antonio avesse saputo della faccenda lo avrebbe cacciato, e lui
solo in quella chiesa può avere un minimo di sostentamento.
Nel mio lavoro di attore cerco di calarmi temporaneamente nei panni
dei personaggi che devo interpretare, vivendoli con sincerità e
rispettandoli. Più che recitare, cioè di fingere, il mio intento è
essere.

È il momento delle grandi fiction ispirate ai grandi romanzi
contemporanei, che effetto le ha fatto partecipare ad una di questa, probabilmente la più seguita?

Mi sono trovato a mio agio in un contesto altamente professionale, e
sotto la guida di Alessandro D’Alatri che considero un ottimo regista,
certamente tra i più bravi in Italia, generoso e rispettoso degli
attori come raramente accade. Sono stato piacevolmente sorpreso anche dal comportamento di Lino Guanciale che pur essendo sulla cresta dell’onda non si è per nulla montato la testa, consapevole che se si desidera migliorare come attori è necessario mantenere una certa umiltà; mai credere d’essere diventati maestri ma solo apprendisti perché l’arte è infinita e ci sono sempre margini di perfezionamento.

Ne “Il giorno dei morti”è stato raccontato il dramma dei bambini orfani di Napoli, abbandonati a se stessi, invisibili alla società e vittime di carnefici senza scrupoli. Secondo lei ha fatto bene De Giovanni a raccontare anche la “Napoli cattiva” all’interno del suo romanzo?

Certamente sì, anzi il dramma degli esclusi mi sembra purtroppo che
sia sempre esistito, e non soltanto a Napoli. I privilegi di nascita
ci sono sempre stati, non mi sembra per niente giusto che nella gara
della vita ci sia chi può iniziare a correre con grande vantaggio, e
quindi avere il traguardo a pochi metri, rispetto ad altri che la
corsa devono farla tutta e senza sconti. La gara della vita di tutti è
basata, dappertutto, da regole inventate da chi ha il potere e con
arbitri non sempre rigorosi. Unico grande vantaggio degli svantaggiati
è che la fatica e l’impegno accrescono intelligenza e capacità.
Amo il gioco degli scacchi: ci sono i pezzi tutti bene in vista e non
si può barare, e se vinci o perdi non dipende dalla fortuna o da
menzogne ma da un leale confronto. Siamo lontanissimi dal raggiungere nella vita sociale nel suo complesso una vera meritocrazia. Ovviamente questo è un discorso troppo idealistico, per niente realistico, ma io per quanto mi riguarda, cerco sempre di valutare le cose e il mio prossimo senza troppo curarmi di titoli e divise. Ma, fortunatamente, come il grande Totò scriveva nella ‘Livella’ la giustizia vera esiste, ed è perfetta, molto di più della parodia che ne facciamo noi uomini.

Progetti teatrali e cinematografici futuri?

Realizzare corti e mediometraggi dei miei testi teatrali, e
sceneggiare anche i racconti. Purtroppo, per ora, devo rinunciare al
teatro per le note misure restrittive. Mi sento più scrittore che
attore, e ho pubblicato un libro dopo quarant’anni di scrittura, e ho
altro materiale da far pubblicare.

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