sabato 26 Novembre 2022
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Slobodanka Ciric e la sua Sirena Parthenope in difesa di un mare invaso dalla plastica

Una sirena Parthenope davvero singolare quella presentata dall’artista Slobodanka Ciric nella Sala dei Baroni di Castel Nuovo. Una creatura millenaria intrisa di storia e leggenda che, mettendo da parte il canto di Orfeo, l’insensibilità di Ulisse e il mito della fondazione di Neapolis, ha posto in primo piano la strenua lotta in difesa di un’umanità alla deriva e di un mare di rifiuti e plastica. Inserita nell’ambito dell’evento “Napoli e la sua lunga storia con il mare – opportunità di crescita per le giovani generazioni” organizzato dal Comune di Napoli–Assessorato alle Politiche giovanili e al Lavoro e da Angela Procaccini, d.s. dell’Istituto Il Nuovo Bianchi di Napoli, l’attesa esibizione ha visto la scrittrice e performer di origini serbe, dapprima imprigionata dalla rete dei pescatori e poi circondata da un mare soffocato dalla materia plastica. Indossando una “Coda”, creata con metalli di scarto dall’artista ischitano Felice Meo, la sofferente Parthenope impersonata dalla Ciric, giocando con una bambina e con un globo di plastica, ha intonato una ninna nanna universale per stimolare al rispetto dell’ambiente e alla salvaguardia della natura. Intitolata “Cosmogonie – terra, mare, natura. L’evoluzione è nel cambiamento”, la messinscena inserita nella programmazione della “Naples Shipping Week 2022”, pensata, interpretata e diretta dalla stessa Ciric con la direzione artistica di Mila Maraniello, ha emozionato i tanti presenti ponendo in primo piano il grave problema del degrado ambientale. «La mia Parthenope- ha spiegato Slobodanka Ciric- non richiama solo il mito della sirena fondatrice di Neapolis ma vuole rappresentare una natura che da decenni sopporta la pessima capacità di noi umani a rapportarsi al ciclo etico della vita. Il nostro compito è sostenere con azioni creative una rivoluzione verde che, personalmente proverò a rappresentare nel corso di questi mesi. Come dire: io ci metto faccia e corpo nella speranza di ascoltare altre voci per questo “sogno” o forse “segno” di un tempo rinnovato».

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