giovedì 22 Aprile 2021
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Somma Vesuviana. Palio 2016, la riflessione di Franco Mosca

SOMMA VESUVIANA. Settembre 2040 – Per il cinquantenario del Palio, la riflessione di Franco Mosca.

Da quando è intervenuta la Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali il programma di settembre si è spalmato su oltre una settimana. Si comincia il primo sabato di settembre e si arriva alla mezzanotte della seconda domenica con la consegna del Palio al rione vincitore. L’attrice Serena Rossi, ancora bellissima, ormai è madrina fissa della kermesse. Da quando ha partecipato al film sulla vita di Lucrezia d’Alagno di Pupi Avati con Luca Zingaretti, girato negli interni del Castello De Curtis-D’Alagno, si è innamorata di questi luoghi ed appena può si rifugia nel palazzo Colletta al Casamale dove ha preso l’ultimo piano. Spesso viene insieme alla sua amica Luisa Ranieri con cui fa lunghissime passeggiate nei sentieri del Monte Somma.

John Turturro invece si sbellica dalle risate tutte le volte che assiste alla corsa col “chirchio”. Afferma che quei giocatori mostrano l’anima dei vesuviani con la loro forza e destrezza quando va bene. Gli piace però lo spettacolo di quando la corsa va  in malora: in quei volti di spettatori e di “atleti” c’è  l’ironia, il teatro, con tutta la gamma di smorfie di disappunto, serio o finto, in cui da queste parti si eccelle. Il regista-attore statunitense ha conosciuto questa terra quando, richiamato dai canti di devozione alle varie “madonne” nell’aprile del 2025, armato di sofisticate macchine  da ripresa, girò un documentario sui riti di religiosità popolare scoprendone un legame con il culto di Dioniso.

Nel programma figura anche una serata di torneo con i giochi antichi. Un vero e proprio Palio nazionale. Partecipano squadre in rappresentanza delle città antiche di epoca romana. Il torneo per quest’anno  è l’“apodidraskinda” (gioco a nascondino) che nel frattempo è stato incluso tra i giochi olimpici. Ovviamente il torneo è itinerante, capita a Somma ogni sei anni.

Tra le serate del Palio un posto prestigioso è rappresentato dal Giappone. In  pratica dal lontano 2002, arrivo della Missione Archeologica dell’Università di Tokyo, si è consolidato un rapporto molto stretto con la popolazione locale. Molti ricordano ancora con grande  affetto il prof.  Masanori  o il  dr. Satoshi , o forse  il dr. Akira, ,  che lavoravano alla Starza per vari mesi ogni anno. E di anno in anno, man mano che si allargava lo scavo , e  di decennio in decennio, man mano che si allargava il progetto (dopo la villa, il tempio, poi la cisterna, poi l’acquedotto ecc. ecc.), i sommesi consideravano i giapponesi ormai di casa.

Anzi ne sono talmente riconoscenti che si cerca di coinvolgere lo staff nipponico nelle tante manifestazioni locali. Il Palio ha avuto il privilegio, vista anche la materia popolare  che rappresenta, di firmare un protocollo di intesa per consolidare l’amicizia tra le due nazioni tanto distanti. I sommesi hanno portato a Tokyo le lucerne e le tammurriate ricevendo a Somma  frammenti di Matsuri ( festival di tradizionali giapponesi)  nei caratteristici abiti yukata. Quindi nei giorni del Palio, che coincidono con i giorni di apertura gratuita del grande parco archeologico di Mercato Vecchio (20.000 metri quadri), c’è sempre qualche evento legato a Tokyo  (quest’anno c’è un torneo di “ go”   che si svolge tra Somma e la capitale del Sol levante in diretta televisiva).

Ormai Somma è una meta irrinunciabile per tutti i turisti giapponesi che atterrano a Roma. E’ un flusso continuo di torpedoni che dopo Pompei e/o Ercolano fanno tappa a Somma per il pranzo e la visita al complesso turistico della Starza. Ovviamente la cittadina si è ormai attrezzata con varie strutture ricettive di livello medio alto. E naturalmente ha dovuto anche adeguarsi culturalmente all’invasione.

Diciamo che anche sotto l’aspetto urbanistico Somma si è trasformata. Per esempio il panorama agricolo è molto migliorato rispetto ai primi decenni del 21. secolo. Vigneti di catalanesca su tutte le colline, ma soprattutto un grande laboratorio di agricoltura biologica a valle per la coltivazione di ortaggi in tutte le stagioni. E’ stata una vera rivoluzione verde quello che si è avviata alla fine degli anni venti (2020). La grande crisi economica del vecchio continente ha aperto varchi di sviluppo agricolo inpensabili prima. E si sa: tra cultura ed agricoltura c’è un grande legame. L’una e l’altra a Somma funzionano, eccome!

Il vecchio Casamale, con i fondi europei del progetto “case sicure” nelle zone a rischio catastrofe, ha ristrutturato quasi tutti i quaranta fabbricati di pregio del sei-settecento. Ha rimesso in piedi le quattro porte e l’intera murazione aragonese che lo racchiude. Ricostruendone addirittura, dove mancante,  tratti interi compresi i merli. Un’opera colossale ma che ha cambiato il volto di questa antica meraviglia sopravvissuta a tutto ed a tutti.

Un vero scossone ci fu quando mise piede a Somma Vittorio Sgarbi. Si era imbattuto  qui alla ricerca di un prezioso affresco rinascimentale raffigurante una Madonna con bambino. Opera di un grande pittore. Quando ne constatò il degrado in cui era stato conservato cominciò una campagna mediatica di terribili accuse a  tutti. Dai sovrintendenti fino agli amministratori locali. Fu un brutto momento: i media nazionali parlavano di come i sommesi maltrattavano la cittadina.  Fu utilissimo però nel suscitare finalmente attenzione al patrimonio artistico del luogo. Fino ad oggi Sgarbi non ha  rivelato il nome del pittore.  Quello che si sa è che ha trascorso diverse notti nella chiesa inferiore di S. Maria del Pozzo che faceva aprire segretamente. Da allora, estate 2023, non passa occasione  e appena è in zona  fa visita ai Frati Francescani. Così ha conosciuto ed apprezzato Somma fino a diventarne   nel 2025 cittadino a tutti gli effetti rilevando l’intero Palazzo Alfano per farne una grande galleria d’arte di scuola napolenata.

L’esperienza del Palio per i suoi giovanissimi organizzatori è ancora avvincente. A distanza di 50 anni dalla prima edizione ed alla luce dei benefici pratici che questi decenni hanno portato alla vita sociale ed economica di Somma Vesuviana fanno considerare la manifestazione ormai  insuperabile sotto l’aspetto innovativo. Pensare oggi (anno 2040) a tutte le critiche, le difficoltà, gli ostacoli, le incomprensioni che gli ideatori hanno dovuto superare fa solo sorridere.  Anche se  fa molto preoccupare per esempio il titolo dell’edizione 2016:  “una città che non si arrende”. Mostra la pressione negativa a cui il “comitato” di allora era sottoposto. Fortunatamente per noi che assisteremo alla 50. edizione gli autori anteposero al titolo una parola magica: “Somnium” .

La città (Somma) non si arrese e non si arrenderà  ai mediocri della storia.

 

Franco Mosca

 

 

 

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