Dopo protocolli firmati e annunci di visite ministeriali, l’unica realtà sono i calcinacci che cadono. La delegazione rinvia, lasciando solo la polvere sollevata dalle scope dei volontari e la solita lista di promesse non mantenute
Lunedì 10 novembre, Torre Annunziata avrebbe dovuto accogliere il Ministro della Cultura Alessandro Giuli, subentrato a Gennaro Sangiuliano, che a sua volta era succeduto a Dario Franceschini. Questi sono solo gli ultimi esponenti di un ministero che, tra Progetto Grande Pompei e fondi del PNRR, ha destinato ingenti risorse a uno dei complessi archeologici più visitati al mondo: gli scavi di Pompei, Oplonti ed Ercolano.
Come i suoi predecessori, anche il Ministro Giuli avrebbe visitato la Regia Polveriera, costruita nel 1652 per volere del viceré spagnolo Iñigo Vélez de Guevara; in seguito ampliata da Carlo di Borbone con il contributo di Luigi Vanvitelli divenne il più grande stabilimento militare del Mezzogiorno. Oggi si attende di verificare gli avanzamenti previsti dal protocollo d’intesa firmato nell’aprile 2023.
Il quartiere della Real Fabbrica d’Armi, noto come “Pruvulera”, è da anni al centro di interventi di “urbanistica tattica” promossi da cittadini residenti attraverso il progetto Ri-Bello, con l’obiettivo di valorizzare il rione, eliminare il degrado e promuovere la riscoperta della sua importanza storica e delle sue bellezze. Alla notizia che il Ministro, dopo la visita alla Polveriera, si sarebbe recato a piedi verso il Municipio, i residenti hanno prontamente ripulito i marciapiedi da sterpaglie e rifiuti che rendevano il percorso una sorta di gimkana tra degrado e incuria.
«A dire il vero non sapevamo nemmeno dell’arrivo del Ministro – racconta Rosaria Langella, presidente del Comitato di Quartiere Pruvulera – la nostra opera è continua e purtroppo portata avanti solo con mezzi propri. Si ricordano di noi solo quando si parla dei nostri murales, ma le case popolari e gli edifici storici restano fatiscenti».
L’ultimo protocollo d’intesa tra il Comune e lo Spolettificio fu firmato dal ministro Sangiuliano – il primo risale addirittura al 1993 che prevedeva la concessione di alcuni edifici destinati alla Guardia di Finanza e un passaggio di competenze tra il Ministero della Difesa e quello della Cultura. Tante parole e firme ma nessun fatto concreto per una città che che aspettava di poter usufruire di spazi verdi – attualmente i giovani possono incontrarsi solo ai giardinetti, come fece notare un ragazzo al Sindaco in una giornata dedicata a Giancarlo Siani – e di vedere l’area trasformata in una cittadella culturale e sociale, un polmone ricreativo per la comunità.
Ancora una volta, gli abitanti di Torre Annunziata assistono scettici a provvedimenti calati dall’alto – frustrati da un governo che prende decisioni senza consultare i cittadini e da politici locali che sembrano impotenti nel cambiare il corso degli eventi – ma continuano dal basso opere di rigenerazione urbana. Tanto si parla di autonomia degli enti locali, eppure un’enorme area verde rischia di restare lo scasso degli autoveicoli militari, e qualche ufficio, invece di essere restituita alla città. Poco infatti durò la gioia nel vedere le impalcature all’esterno delle mura dello storico edificio; si capì ben presto che era solo una messa in sicurezza e non l’avvio dei lavori di ristrutturazione. E ancora quando si illusero che la zona, dopo essere stata luogo di importanti set cinematografici, potesse trovare giovamento dalla presenza di attori importanti, invece, chiusi i riflettori, stesso degrado. Così come è durata un attimo la notizia che sarebbe venuto il Ministro, che ha rinviato la visita a data da destinarsi.
Sono stati raccolti ben 15 sacchi di spazzatura, lasciati sul ciglio della strada, sperando che non restino a lungo. Le foto che documentano il prima e il dopo lasciano comunque trasparire la desolazione di strutture che crollano a pezzi, che neanche murales potrebbero abbellire. Mentre i volontari ripulivano è caduto persino un cornicione da uno degli edifici storici, ma forse è meglio non parlarne troppo, per evitare che venga nominato un commissario straordinario e si decida per l’abbattimento di un altro simbolo negativo per la città: da emblema di una comunità produttiva a icona di degrado e abbandono. No, non stiamo parlando del Palazzo Fienga della camorra, ma del Real Opificio, dello Stato.
Gicas

















