venerdì 13 Febbraio 2026
HomePoliticaTorre Annunziata: tra ostruzionismi e dossier, una città in ostaggio di chi...

Torre Annunziata: tra ostruzionismi e dossier, una città in ostaggio di chi vuole il caos amministrativo

Dirigenti che trasformano le richieste di trasparenza in accuse, oppositori che usano i dossier per scalate al potere: il gioco sporco di chi vuole una città perennemente commissariata

Mentre Napoli festeggia il quarto scudetto e cerca di scrollarsi di dosso lo stereotipo della camorra, a Torre Annunziata viene negato persino il diritto a un maxischermo per condividere la gioia sportiva. Un’eccezione unica: tra le 49 città della provincia dove l’iniziativa è stata approvata, solo qui è stata bloccata per motivi di “ordine pubblico”. Un divieto che riaccende i fantasmi del passato, nonostante le inchieste che hanno portato al commissariamento del Comune non abbiano provato legami tra amministrazione e camorra. Una nomea che sembra diventare un alibi per giustificare interessi personali e ribaltoni politici.

Dopo due anni di commissariamento, Torre Annunziata cerca una via d’uscita dal caos. Ma l’amministrazione del sindaco Corrado Cuccurullo, alla sua prima esperienza politica, fatica a tradurre in atti i propositi elettorali, intrappolata in una guerra interna. Da un lato, dirigenti comunali che trasformano ogni richiesta di trasparenza in dossier accusatori; dall’altro, oppositori della stessa maggioranza che strumentalizzano quei documenti per fini personali. Un conflitto che riaffiora anche in decisioni che sarebbero state a vantaggio di tutta la cittadinanza: prima il divieto alla processione della Madonna della Neve in alcune zone, giustificato con quartieri “in mano a famiglie camorristiche”, poi lo stop al maxischermo. Il capo della Polizia urbana, invece di proporre soluzioni alternative, prevenire e organizzare, ha preferito inviare rapporti al prefetto, preferendo la soluzione più semplice: limitare la partecipazione popolare a eventi collettivi, dichiarando implicitamente l’essere ostaggio della camorra.

Il rapporto tra giunta e dirigenti comunali è ormai un campo minato. Ogni chiarimento su procedure amministrative — dagli sgomberi di abusi edilizi (bloccati per mesi nonostante fossero pronti all’insediamento di Cuccurullo) alle nomine dei collaboratori — diventa un “dossier” per colpire l’amministrazione. Un ostruzionismo che si cela dietro accuse tutte da verificare, sfruttato da esponenti della maggioranza per alimentare la sfiducia al sindaco: l’ex segretario del PD, in un post su Facebook poi cancellato, ha augurato “la morte fisica, – tenendo a precisare – non (quella) politica, di chi occupa il Comune dal 1984”. Un linguaggio violento che svela una lotta di potere spietata, dove il rancore personale sostituisce quella che potrebbe essere una diversa visione sul governo della città.

La popolazione, stanca di essere pedina in questo gioco, inizia a credere che ci sia un disegno nascosto: trasformare Torre Annunziata in un Comune permanentemente commissariato, dove emergenza e controllo sostituiscono le scelte democratiche degli elettori e lo Stato sembra voler ergere nuovamente le mura di Fortapasc.

Urge istituire l’“Osservatorio della Legalità”, coinvolgendo istituzioni e forze dell’ordine, per elaborare strategie condivise di prevenzione e contrasto alla criminalità. Un tavolo senza diktat o dossieraggi, dove cittadini, società civile e associazioni possano collaborare con l’amministrazione a un progetto di rinascita. Ma finché la città sarà ostaggio di schermi spenti, processioni vietate e dossier anonimi, la camorra — reale o strumentalizzata — continuerà a vincere. Perché il suo alleato più forte non è la violenza, ma la rassegnazione di chi non crede più nel futuro.

Articoli recenti

Rubriche