venerdì 5 Giugno 2020
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Universiade, Buonocore e Di Martire positivi per la nazionale di pallanuoto

UNIVERSIADE, BUONOCORE E DI MARTIRE (ORO A SICILIA 1997): NAZIONALE PALLANUOTO PUO’ VINCERE A NAPOLI

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Una vasca che è una miniera d’oro. Da decenni, con una vetrina luccicante, tra medaglie olimpiche, iridate, europee. E anche all’Universiade, con successo in tre occasioni, Zagabria 1987, Sicilia 1997, Pechino 2001. Per questo motivo la pallanuoto italiana maschile attende con ansia il via all’Universiade, dal 3 al 14 luglio. Alla Scandone per un’altra impresa. Un altro podio, come quello siciliano, 22 anni fa, nel decennio che ha piazzato le calotte italiane – con tanti napoletani in acqua – in vetta al mondo, grazie anche all’oro centrato dal Settebello ai Giochi olimpici di Barcellona 1992.
“E cinque anni dopo si è vinto in Sicilia, dove c’era un atmosfera bellissima, poca pressione per i risultati sportivi, si è riusciti a cogliere la bellezza dell’evento, con la conoscenza di altre culture, altre consuetudini, da atleti di tutto il mondo – spiega Fabrizio Buonocore, 42 anni, ancora in vasca con lo Studio Senese Cesport (Serie A2), uno dei tre napoletani vincenti nella nazionale del 1997, con Fulvio Di Martire e Cristian Andrè – spesso cercavo di allontanarmi dalla mia stanza per conoscere campioni di altre discipline, ma Enzo, un maestro di pallanuoto e di vita, riusciva a pizzicarmi sempre”.
Buonocore era allenato in Sicilia da Enzo D’Angelo, uno dei miti della pallanuoto campana e italiana, il Cavaliere, perno della Canottieri del guru Fritz Dennerlein che ha dominato (quattro scudetti) negli anni Settanta e autore della rete alla Dinamo Mosca che consegnò alla squadra napoletana la Coppa dei Campioni nel 1978. “Con lui ma anche negli anni a seguire la nostra pallanuoto è stata sempre protagonista, soprattutto negli anni Novanta. Lo sarà anche all’Universiade napoletana – aggiunge Buonocore – partiamo sempre per vincere, spero riescano, come avvenuto a noi in Sicilia”.
Un’atmosfera, quella siciliana, che Fulvio Di Martire, che era il capitano della nazionale, non ha mai dimenticato: “A Palermo la piscina era stracolma a un’ora e mezza dalla finale con l’Ungheria. E poi ricordo ancora quel ragazzino che poco prima dell’inizio mi predisse un gol di testa in partita, qualcosa di incredibile perché poi è davvero accaduto. Dopo il trionfo l’ho cercato, senza più ritrovarlo. Emozioni uniche, sono sicuro che la nostra nazionale possa ripetere la nostra impresa”.

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