mercoledì 8 Dicembre 2021
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“Il Viaggiatore”, portato in scena dalla Compagnia Artisti in vetrina Onlus

Compagnia Artisti in Vetrina Onlus. Intervista a Ciro Grano, l’autore che è riuscito ad ottenere gli stimoli necessari per rivisitare la propria commedia, perfezionandola e rendendola ancora più ricca.

Ciro, come, quando e perché si è costituita la Compagnia Artisti in Vetrina Onlus?
La Compagnia Artisti in Vetrina Onlus, nasce nel 2007 dall’evoluzione di similari esperienze in campo artistico maturate da me fondatore e da altri elementi che ne hanno arricchito le fila, nel corso degli anni.
Lo scopo che ha mosso tutti i promotori, fra cui Leonardo Riccio e Benedetto Gravina, è sempre stato quello di fare un teatro di cultura, per agevolare la diffusione di opere della tradizione di cui siamo tutti portatori. Il nostro intento, è apportare e trasmettere allo spettatore, attraverso il nostro operato, il nostro modo di fare e concepire arte, un elemento di novità e freschezza, superando gli stereotipi che impongono al teatro una certa “ordinarietà”. L’altro scopo che accomunava ed accomuna tutti i componenti della Compagnia, è quello di reperire fondi da destinare ad attività benefiche in favore di Enti e soggetti scelti di volta in volta.
Come ti è nata l’idea di questa commedia brillante “Il Viaggiatore”?
“Il Viaggiatore” nasce nel segno della tradizione teatrale partenopea, utilizzando personaggi tipici della napoletanità e non solo. L’opera in questione, inoltre, ha profondi spunti filosofici e religiosi, che si sostanziano, ad esempio, nel rapporto fra il viaggiatore e la Divinità in genere, che mostra quella sorta di confidenza che noi napoletani adottiamo quando ci rivolgiamo a Dio o ai Santi, instaurando un tipo di comunicazione amicale, seppure rispettosa dei ruoli.
Come si articola questa tua opera e chi sono i personaggi?
La vicenda nasce da un tentativo di suicidio del protagonista che lo porta al cospetto del giudizio divino. Tale giudizio viene però sospeso in forza di un dubbio sulla effettiva volontà di Ciro, il Viaggiatore, di suicidarsi. Sarà costretto, quindi, a salire e scendere dal Paradiso per rimettere a posto le cose lasciate in sospeso (da qui l’appellativo di “Viaggiatore”). Seguiranno una serie di eventi esilaranti che vedranno sfilare sul palcoscenico i personaggi della Commedia dell’Arte, ognuno con una sua caratteristica particolare, preparando, a mano a mano, un finale assolutamente inatteso, vissuto a contatto con una moglie virago ed assillante (Assunta De Falco), una suocera ossessiva ed offensiva (Marinella D’Aria), i figli Antonio (Salvatore Esposito) e Luisa (Vittoria Morisani) attenti soltanto ai propri bisogni, la Signora Flora (Alessandra Tosti) vamp annoiata e provocante, Frà Teofilo (Leonardo Riccio) frate francescano dai mille volti, Benedetto il portiere (Benedetto Gravina), infingardo, ma capace di alte citazioni, il Marchese des Fuentes (Rosario Riccio), fasullo come nobile e come spagnolo, il Cav. Scavato (Matteo Graziano) agente di pompe funebri con tutto il carico di pregiudizi che questo comporta, Madame de Latour (Angela Totaro) esperta esoterica ma, al pari del Marchese, anch’essa totalmente fasulla, Olimpia(Anna Totaro) moglie del portiere, altro carattere forte che non abbassa mai lo sguardo, le signorine Nanà (Alina Martinelli), Nenè (Maria Caserio), Nunù (Anna Cascella) prototipi delle “vecchie zite” che, grazie alla splendida interpretazione delle tre attrici, subiranno una metamorfosi totale, Ignazio (Domenico Demarco) scugnizzo irriverente e fastidioso. Il tutto condito da una sana comicità.
Altre notizie, riportate da Ciro Grano, sulla commedia “Il Viaggiatore”.
Le vicende comiche vissute da Ciro, suo malgrado “viaggiatore” del subconscio, fanno da sfondo ad una quotidianità che potrebbe appartenere a ciascuno di noi, popolata da una pletora di soggetti portatori di sentimenti e valori diversi, ma comunque riconducibili ad una comune area di condivisione culturale. Tutti questi soggetti, infatti, sono dei “tipi” napoletani, di quelli che si possono incontrare per strada ogni giorno e che sembrano avere, anche nelle fattezze fisiche, una comune matrice che viene da molto lontano. “Il Viaggiatore” è, insomma, una vetrina di personaggi molto caratterizzati, di quelli che lasciano il segno, anche grazie all’interpretazione degli splendidi attori. Ma questa “pièce”, ci racconta anche di una dote unica che è la “napoletanità”, che molti ci invidiano e che viene spesso saccheggiata, anche in malo modo, a fini televisivi e cinematografici. Tale dote, saldamente presente nel nostro quotidiano, è quella capacità di edulcorare, esorcizzare, attraverso la risata, tutte le prove cui la vita ci sottopone; in definitiva una ventata di ottimismo e di sano divertimento che di questi tempi non è poco…

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