venerdì 14 Giugno 2024
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“Cleo Storia di una puttana”, spettacolo scritto da Susy Suarez

“Cleo Storia di una puttana”

di Imma Nappa

“Come sei finita qui Cleo?”. Questa è la domanda alla quale il caparbio terapista che le viene affidato nell’istituto, la porterà a rispondere,guadagnandosi con grande fatica,passo dopo passo,la sua fiducia. “Cleo-storia di una puttana” è uno spettacolo dialogo-monologo scritto da Susy Suarez, diretto da Paolo Orlandelli, con Susy Suarez e Simone Destrero. Cleo affronta il tema delicato della violenza domestica sulle donne e,ancora più spesso sui minori,con un linguaggio diretto ma allo stesso tempo ironico e sagace. Per saperne di più, intervisto l’attrice Susy Suarez, interprete  del personaggio di Cleo e autrice del testo teatrale.

 

“Com’e’ nata (l’idea di) Cleo?”.

“In verità per caso, non sono partita con l’intenzione di scrivere un testo teatrale che parlasse di queste tematiche. In verità non sono partita nemmeno dall’idea di scrivere un testo teatrale. Mi è uscito fuori quasi di getto qualche anno fa, dopo aver letto delle storie autobiografiche di donne di varia età e provenienza che raccontavano le loro esperienze di vita all’interno di nuclei familiari a dir poco “problematici”. Da lì l’idea di creare questa storia piuttosto estrema, ed il personaggio di Cleo, una ragazzina che appare forte, aggressiva, irriverente, ma nello stesso tempo è un bocciolo spezzato prima ancora che potesse aprirsi. Nonostante tutte le vicissitudini,  Cleo si aggrappa alla vita con grande coraggio, ma ormai sopravvive nel disincanto, ad un’età in cui bisognerebbe solo sognare in spensieratezza e coltivare progetti per il futuro”.

 

“Qual è , secondo lei, il compito dell’attore teatrale all’interno della nostra società? “.

“Uno dei compiti di un attore è conoscere l’estensione dei possibili comportamenti umani e la profondità dei propri. Quello di regalare al pubblico la verità, quello di esprimersi in modo totale e sincero, qualsiasi sia il personaggio che si stia interpretando. O almeno impegnarci a farlo con tutto noi stessi. Più che un compito, per un vero attore credo sia un dovere”.

 

“Che difficoltà incontrano i giovani che  decidono di intraprendere questa strada in Italia?”.

“Coloro i quali decidono di intraprenderla seriamente, incontrano ormai l’ostacolo dell’incredibile mole di ragazzini che, complice la suggestione della tv, si svegliano una mattina e decidono di svoltare provando ad entrare nel “magico mondo”. Purtroppo molti di questi per vie traverse riescono anche a lavorare, costringendo i professionisti ad abbassare i cachet o a lavorare come investimento per essere riqualificati. Ormai tutti fanno tutto, vige una grande superficialità nel nostro settore.  L’arte si impara e la si fa se si ha talento per farla, altrimenti la si rovina”.

 

“Per le giovani donne come lei e’ più difficile “emergere” rispetto agli uomini?”.

“Non credo che sia una questione di genere. I fattori che possono portare ad emergere sono molteplici e a volte al di là della nostra comprensione. Purtroppo oggi in questo marasma, il talento non basta più, che tua sia uomo o donna, possono solo aiutarci la caparbietà, la passione, ed il ricordarci sempre che come diceva Seneca: La fortuna non esiste, esiste il momento in cui il talento incontra l’occasione”.

 

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