lunedì 20 Maggio 2024
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Napoli. Festival delle Periferie, una serata dedicata a Totò

NAPOLI. San Giovanni a Teduccio, Stati di Grazia e di Emergenza  Festival delle Periferie
Teatri – Comunità – Territori I° Edizione

Mercoledì 1 agosto, proseguono al Nest Napoli Est Teatro di San Giovanni a Teduccio gli appuntamenti del Festival delle Periferie – Stati di Grazia e di Emergenza, inserito nell’ambito della manifestazione Estate a Napoli 2018 “ESTATE BAMBINA – A voce d’e creature”, promossa dall’Assessorato alla cultura e turismo del Comune di Napoli. In giornata, due appuntamenti a cura della compagnia Nest. Si parte alle 20, per le strade di San Giovanni a Teduccio, con “TotO’OnesT_SIETE UOMINI O CAPORALI?”, progetto di formazione teatrale per i ragazzi del gruppo giovanile #GiovaniO’Nest, dedicato al Principe della Risata. Il quartiere sarà attraversato da un’azione corale di barbonaggio teatrale, a cura di Ippolito Chiarello, Francesco Di Leva, Adriano Pantaleo, Giuseppe Gaudino; l’adattamento dei testi è di Gianni Spezzano. A seguire, alle 21.30, in anteprima al Nest Napoli est Teatro, va in scena “La Sposa Prigioniera _primo studio” di Gianni Spezzano che ne cura anche la regia, interpretato dai ragazzi del progetto #GiovaniO’Nest, un progetto Cerbero Teatro e Nest Napoli est Teatro.
Gli spettacoli sono a ingresso gratuito fino a esaurimento posti.

In occasione del cinquantenario dalla morte di Antonio De Curtis, il Nest decide di dedicare le attività dei #GiovaniO’Nest alla figura di questo grande artista partenopeo, attraverso un’azione corale di barbonaggio teatrale che racconta la città di Napoli e il grande principe attraverso le sue poesie più belle. Il barbonaggio è una modalità di proposta artistica che si ispira all’esperienza dell’attore Ippolito Chiarello, che propone i suoi spettacoli, oltre che in teatro, anche per strada o luoghi non teatrali, su un palchetto, vendendoli a pezzi.
Questa pratica dà la possibilità ai ragazzi del gruppo #GiovaniO’Nest di andare in strada, di affrontare una riflessione sulla durezza di questo mestiere, ma allo stesso tempo permette loro di intraprendere un processo di creazione e di libera espressione individuale, concertata e instradata sempre verso una visione collettiva del processo creativo.

Il testo “La sposa prigioniera” è il terzo capitolo della trilogia su Napoli, che segue i testi “Bambolina” (in scena all’ E45 Fringe Napoli Festival 2015) e “Donna di Cuori” (Vincitore del premio internazionale POP DRAMA, a cura del Centro Diego Fabbri per Europa Creativa), un progetto editoriale ideato dal drammaturgo e regista Gianni Spezzano.
La faccenda non è il luogo. La faccenda non sono i personaggi. La faccenda è una: esiste un sistema. Il sistema, in qualunque forma ti si presenta, in qualunque modo ti ci rapporti, in ultima analisi, ti ingabbia sempre.
5 anni. E’ il tempo che Isabella ha aspettato, chiusa nella sua casa, tra mille lussi e un popolo sconosciuto. Non ha più memoria di quello che era prima, quella persona l’ha abbandonata quando ha deciso di sposare Fabio 6 anni fa. 1 anno di felicità e poi i rischi del mestiere bussano alla porta. 5 anni. E’ la pena che Fabio deve scontare per i suoi crimini. È la pena che Fabio impone a sua moglie, alla sua onesta, brava e fedele moglie che lo aspetterà. Intanto fuori il mondo gira. Il sistema continua a funzionare. Cambia forma, cambia formazione, cambia formato ma ciò che lo alimenta è un moto perpetuo, invisibile, inafferrabile. Peppe, Marianna, Ciro e Carmine sono gli abitanti di questo sistema, sagome riconosciute di quel popolo sconosciuto di cui Isabella è entrata a far parte. Sono tutti vittime e carnefici in quella gabbia che il sistema ha costruito per loro.

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